Marc Márquez si prepara ad affrontare forse una delle sfide più delicate della sua carriera. Dietro all’operazione programmata alla spalla destra non c’è soltanto la necessità di rimuovere una vite che, come spiegato dallo stesso pilota, andava a toccare il nervo. C’è soprattutto l’incognita legata allo stato del nervo stesso dopo mesi di compressione.
Secondo quanto filtra dall’ambiente Ducati, la situazione sarebbe molto più delicata di quanto apparso inizialmente. La sensazione è che il nervo possa aver subito una sofferenza protratta nel tempo e che l’intervento possa aprire a due scenari completamente opposti: da una parte la possibilità di risolvere definitivamente il problema, dall’altra il rischio che il danno neurologico abbia lasciato conseguenze permanenti.
Il tema centrale è proprio questo: capire quanto a lungo il nervo sia rimasto compresso dalla vite spostata dopo il tamponamento subito da Bezzecchi in Indonesia. In questi casi la compressione può provocare una progressiva perdita di forza e sensibilità, soprattutto nei movimenti di flessione e chiusura di pollice, indice e medio, deficit tipici delle sofferenze neurologiche a livello prossimale del braccio o dell’avambraccio.
L’immagine anatomica del nervo radiale aiuta a comprendere meglio il problema. Il nervo, evidenziato in giallo, nasce dal plesso brachiale all’altezza della spalla, attraversa tutto il braccio e l’avambraccio fino ad arrivare alla mano. È uno dei principali nervi dell’arto superiore e controlla gran parte della forza e della sensibilità di pollice, indice e medio: esattamente le dita fondamentali per frenare, modulare il gas e controllare una MotoGP al limite.
Nel caso di Márquez, la vite potrebbe aver provocato una compressione intermittente del nervo in determinate posizioni della spalla e del braccio. Questo spiegherebbe perché il pilota si sentisse relativamente bene nella vita quotidiana o durante gli allenamenti in motocross, salvo poi accusare un progressivo peggioramento una volta salito sulla MotoGP, dove il braccio viene portato molto in avanti e sottoposto a stress continui.
Dal punto di vista medico, una compressione nervosa prolungata può causare perdita di forza nella mano e nell’avambraccio, difficoltà nei movimenti fini, sensazione di braccio “morto”, crampi e riduzione della sensibilità. Ed è proprio ciò che Márquez aveva descritto negli ultimi mesi parlando di un feeling “strano”, di un braccio che progressivamente smetteva di seguirlo.
Ed è qui che si spiega anche il comportamento anomalo mostrato in pista: le cadute strane, l’incapacità di reagire nei duelli, quella sensazione di guida incostante che lui stesso aveva confessato senza riuscire inizialmente a comprenderne la causa.
Paradossalmente, però, il fatto che il problema comparisse soprattutto in posizione di guida lascia aperta anche un’ipotesi positiva: quella di una compressione intermittente e non continua del nervo. Se così fosse, il danno neurologico potrebbe essere limitato o addirittura reversibile una volta eliminata la causa meccanica.
Ed è per questo che l’operazione sarà decisiva. Rimuovere la vite significherà liberare il nervo e capire se la funzionalità potrà tornare completamente. Molto dipenderà da quanto tempo il nervo abbia sofferto e da come reagirà una volta eliminata la compressione.
In questo senso la determinazione quasi ossessiva di Márquez potrebbe diventare un’arma importante. Il recupero neurologico viene infatti favorito dalla stimolazione neurofisiologica continua, dall’allenamento e dal lavoro specifico. E pochi piloti nella storia hanno dimostrato la capacità di sopportare dolore, fatica e riabilitazioni come Marc.
Il vero punto interrogativo, però, non sarà soltanto fisico. Come spesso accade nei recuperi neurologici, serviranno pazienza ed equilibrio mentale. Perché anche il cervello dovrà tornare a fidarsi completamente del braccio destro.
Le prossime settimane saranno decisive. Solo dopo l’intervento e con il passare del tempo si potrà capire se Márquez potrà recuperare completamente la forza necessaria per guidare una MotoGP al limite oppure se questa volta la sua carriera si troverà davanti all’ostacolo più difficile di tutti.