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Pavesio: "La Moto3 2028 sarà un prototipo, non una Sportbike elaborata"

L'INTERVISTA - Il manager respinge i dubbi sull’impegno parallelo e sottolinea il valore tecnico, sportivo e umano del nuovo progetto: “Il rischio è che il motociclismo diventi uno sport per ricchi”

La rivoluzione della Moto3 partirà nel 2028 e Yamaha ne sarà la protagonista assoluta. Il nuovo regolamento, valido fino al 2033, affiderà infatti alla Casa di Iwata la realizzazione dell'unica moto ammessa nel Mondiale. 

Un cambiamento storico che ha l'obiettivo di ridurre i costi, rendere più semplice il passaggio alla Moto2 e creare una piattaforma globale per la crescita dei giovani talenti.

Pavesio: "L'idea è della MotoGP e della FIM"


"L'evoluzione della Moto3 nasce da un'idea dell'organizzatore e della FIM - spiega Paolo Pavesio - Gli obiettivi erano chiari: ridurre i costi, adeguare la moto ai piloti di oggi, che sono più grandi fisicamente, e facilitare il passaggio alla Moto2. Oggi, paradossalmente, sembra quasi più difficile passare dalla Moto3 alla Moto2 che dalla Moto2 alla MotoGP.
La richiesta era quella di partire da un motore bicilindrico di serie compreso tra 500 e 700 cc, evitando i costi di sviluppo di un propulsore completamente prototipo. Attorno a quel motore, però, doveva nascere una vera moto da Gran Premio."

Pavesio: "Non è una R7 da corsa"

Pavesio tiene subito a chiarire un punto.
"Non stiamo parlando di una sportbike adattata alle corse. Questa è una moto che, a parte il motore, non ha una sola vite in comune con un modello di produzione. È stata progettata completamente da zero, da un foglio bianco, all'interno di Yamaha. Non abbiamo affidato il progetto a fornitori esterni perché volevamo che fosse anche un'occasione di crescita per i nostri giovani ingegneri."

Il propulsore deriva dalla R7, ma è stato profondamente modificato.
"Ha subito un'importante cura dimagrante e un notevole incremento delle prestazioni. Avrà un cambio completamente racing, costruito appositamente, che sostituirà quello di serie."

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"Sarà più performante dell'attuale Moto3"

L'obiettivo è già stato raggiunto sulla carta.
"Volevamo ottenere un rapporto peso-potenza migliore dell'attuale Moto3 con un peso massimo di 120 kg. Il motore definitivo è già al banco prova e tra settembre e ottobre inizieranno i test in pista."
Per quanto riguarda i collaudatori, Yamaha sceglierà tra alcuni piloti già coinvolti nel proprio programma sportivo.

"Tra i candidati c'è anche Julian Simon, ma stiamo ancora definendo la squadra. I test saranno gestiti dallo stesso gruppo che segue il programma MotoGP."

Pavesio: "Dal 2029 nascerà una piramide mondiale"


Secondo Pavesio, il vero valore del progetto si vedrà soltanto dopo il debutto nel Mondiale.
"Dal 2029 arriverà una versione meno sofisticata della moto, destinata al JuniorGP e successivamente ai campionati nazionali e continentali.
L'obiettivo è creare una piattaforma accessibile in Nord America, Sud America e Asia-Pacifico per permettere ai giovani piloti di crescere senza essere costretti a trasferirsi subito in Europa."

L'idea è semplice.
"Oggi selezioniamo i piloti per merito, ma se vogliamo avere più talenti provenienti da tutto il mondo dobbiamo creare le condizioni perché possano crescere a casa loro."

Pavesio: "Ridurremo i costi del 50%"

Uno dei pilastri del progetto è naturalmente quello economico.
"Ridurremo il costo della moto di circa il 50%, così come diminuiremo i costi del leasing dei motori e dei ricambi grazie a specifici price cap.
È una sfida industriale oltre che tecnica e nasce proprio dall'utilizzo di un motore di serie come base."

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Pavesio: "La Moto3 non è più quella di una volta"


Pavesio comprende la nostalgia degli appassionati per l'epoca delle 125 due tempi, ma invita a guardare la realtà. Anche perché la casa di Iwata ripercorre una strada del passato.
"Anch'io sono cresciuto con quella Moto3... anzi, con le 125 e le 250 a due tempi. Però oggi l'attuale Moto3 ha di fatto prodotto un duopolio, mentre la Moto2 è già una categoria ibrida. Credo che l'obiettivo principale debba restare quello di contenere i costi mantenendo gare spettacolari."
"Non ci interessa mettere il logo Yamaha ovunque"
Il ruolo di Yamaha sarà prima di tutto quello di costruttore della piattaforma tecnica.

"Il nostro interesse principale non è vedere il marchio Yamaha su tutte le moto. Noi forniremo una tecnologia con cui correre. Poi faremo il nostro programma sportivo attraverso Blue Cru, ma se un altro costruttore vorrà utilizzare la nostra moto per sviluppare i propri giovani piloti, per noi andrà benissimo."

Yamaha, dunque, non pretende che la nuova Moto3 sia percepita come una moto “brandizzata” a tutti i costi. Pavesio lo chiarisce con un esempio: in Moto2 la Casa è presente con un proprio progetto sportivo pur utilizzando un motore Triumph e un telaio non prodotto da Yamaha. Allo stesso modo, in Moto3 Yamaha sarà fornitrice di una tecnologia per correre, ma non avrà come obiettivo primario quello di imporre i propri loghi sulle moto. Se un team vorrà correre senza branding Yamaha, sarà libero di farlo.

Pavesio vede in questo punto una delle chiavi più importanti del progetto. L’obiettivo non è selezionare i piloti in base al passaporto, ma creare strumenti accessibili perché i talenti possano emergere anche fuori dall’Europa. L’assemblaggio avverrà nella fabbrica europea della Casa, così da poter aumentare le quantità in base alle esigenze del Mondiale e degli eventuali campionati collegati.

Pavesio: "La Moto3 non toglie risorse alla MotoGP"

Qualcuno potrebbe pensare che Yamaha, ancora impegnata nella ricostruzione del proprio progetto MotoGP, rischi di disperdere energie. Pavesio non è d'accordo.
"Siamo in un momento difficile nei risultati, ma questo progetto non sottrae risorse alla MotoGP. Anzi, porta entusiasmo, permette ai giovani ingegneri di crescere e dimostra quanto il motorsport continui a essere centrale nella strategia Yamaha."

Infine, un accenno ai primi riscontri della nuova MotoGP 850 provata a Brno.

"Non voglio essere ottimista, voglio essere realistico. I primi feedback sono stati incoraggianti e ci hanno fatto capire di essere probabilmente più vicini ai nostri avversari di quanto lo siamo oggi in gara. Ma non abbiamo ancora ottenuto nulla. Dobbiamo continuare a lavorare per arrivare pronti ai test di Valencia e poi a quelli della prossima stagione."

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Marco Caregnato