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La rivoluzione Yamaha del 2028 , in Moto3 ha un precedente: la TD2 che cambiò il Mondiale

Dal motore della R7 alla filosofia della TD2: nel 1970 Iwata mise in pista una moto derivata dalla serie che conquistò il titolo mondiale e monopolizzò la griglia della 250
La rivoluzione Yamaha del 2028 , in Moto3 ha un precedente: la TD2 che cambiò il Mondiale

La decisione di MotoGP Group (ex Dorna) di far diventare la classe 125 un monomarca Yamaha ha fatto sollevare più di un sopracciglio agli appassionati che ritengono che il mondiale non debba essere una categoria monomarca.

Vero, e la nuova Moto3 fa un passo avanti rispetto alla Moto2, che è un prototipo solo nella ciclistica visto che telaisticamente sono presenti sono Kalex e Boscoscuro su propulsori Triumph 765 derivati dalla serie.

C’è da ricordare, però, che nel recente passato, beh magari non molto recente, la Yamaha si trovò in una situazione simile a quella nella quale si troverà nel 2028, anche se non in un caso di monomarca dichiarato.

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Alla fine degli anni ’70, infatti, la casa di Iwata prendeva parte al mondiale 125 e 250 con dei prototipi estremamente sofisticati: parliamo della 125 e 250 V4, la RA31 (foto sopra) e RD05/Rd05A che disputarono il Mondiale fino alla fine della stagione 1968. Al termine di quell'anno la FIM introdusse un nuovo regolamento che limitava sia la 125 che la 250 a un massimo di 2 cilindri e una limitazione al numero di rapporti del cambio. Di fatto ciò comportò l’uscita  della Yamaha come casa ufficiale al termine del 1968, seguendo l’esempio della Honda che la aveva preceduta di una stagione.

In quella stagione si compì lo screzio fra Phil Read e Bill Ivy che, ufficialmente, si sarebbero dovuti dividere i due mondiali, che invece andarono entrambi a Read. Ma questa è un’altra storia.

Le quattro cilindri due tempi erano le più sofisticate moto dell’epoca e nel 1967 la 250 perse il mondiale a parità di punti proprio contro la Honda 6 cilindri quattro tempi di Mike Hailwood. Un altro capolavoro di ingegneria meccanica.

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Nel 1969 si creò così una situazione particolare che favorì la Benelli che vinse il mondiale della 250 con Kel Carruthers, poi destinato a diventare il Pigmalione di Kenny Roberts.

In quell’anno se scorriamo la classifica dietro alla Benelli bicilindrica troviamo la Yamaha di Kent Andersson, la Ossa monocilindrica di Santiago Herrero, poi rimasto ucciso al TT, ma anche Kawasaki, MZ, Suzuki, Aermacchi e Villa. Era la fine di una cilindrata di veri prototipi.

Una storia destinata a cambiare definitivamente con l’introduzione di una delle prime moto ‘PR’, Production Racers: la TD2, una bicilindrica parallela raffreddata ad aria che aveva circa 44 cv a 10.000. Siamo nel 1970, il mondiale andò a Rodney Gould e su circa 50 piloti classificati nella categoria contiamo ben 42 Yamaha!

Una situazione destinata a ‘peggiorare’ quando negli anni successivi a contrastare le RD ‘di serie’ rimase qualche sparuta MZ e le prime Aermacchi. Una situazione che si presentò anche nella 350.

È interessante il parallelo con la nuova Moto3 2028: anche la TD2 nasceva da una logica molto simile a quella descritta oggi da Paolo Pavesio. Era una moto derivata da un propulsore di serie (il bicilindrico della DS6), profondamente modificata per diventare una vera moto da Gran Premio, proprio come Yamaha intende fare con il motore della R7 per la futura Moto3.

Non era un monomarca ma…quasi. La Yamaha TD2 veniva venduta nel 1970 a 1.800 dollari USA, un prezzo incredibilmente competitivo per una vera moto da Gran Premio pronta a correre. L’equivalente di 16.000 dollari attuali, quindi più economica di una CB 750 Honda stradale.
  

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