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Melandri: "Marquez ha voluto autoconvincersi: o torna quello di prima o ha finito"

L'INTERVISTA - "Marc voleva autoconvincersi di stare bene, ma lo vedi che nel box non sorride più e non è felice. Valsecchi è un fumetto, con lui vogliamo raccontare le corse senza fare i giornalisti"
marco melandri

Oltre alla consolle, da qualche mese a questa parte Marco Melandri lo vediamo indossare anche i panni di opinionista, perché assieme a Davide Valsecchi sono i protagonisti di Chiacchiere da Box, ovvero il nuovo format che parla e analizza i fatti legati a due e quattro ruote.

Per l'occasione Marco ci ha raccontato come è nata l'iniziativa e al tempo stesso ha voluto fare il punto di questa stagione della MotoGP.

Aprilia ha infatti dimostrato di avere una marcia in più e Ducati si è ritrovata orfana di Marc Marquez, finito sotto ai ferri dopo l'incidente di sabato scorso a Le Mans.

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Come sempre, con grande trasparenza e senza troppi peli sulla lingua, il ravennate ha analizzato la situazione.

Da quando è rientrato a febbraio non era più quello dell’anno scorso – ha detto – era molto più controllato nei movimenti, innaturale. Secondo me lui cercava di autoconvincersi di stare bene e che col tempo sarebbe migliorato, ma invece non è stato così. Il nervo non è un osso: non è che metti una vite e torna tutto a posto. Se danneggi un nervo rischi di non recuperarlo più. Per questo secondo me non poteva aspettare ancora uno o due mesi fino alla pausa estiva, doveva intervenire subito”.

Che prospettive vedi per lui?
“Lui adesso è a un bivio: o torna quello dell’anno scorso, oppure secondo me è finito. Lo vedo stanco, svuotato. In Ducati si è trovato anche a fare tantissimi eventi promozionali e credo che questa cosa gli tolga un sacco di energie. La cosa che mi colpisce, inoltre, è che nel box non sorride più, mentre lo scorso anno, ogni volta che lo inquadravano era sempre sorridente”.

Podcast

Adesso Aprilia è la moto da battere?
“Sì, perché non vedo punti deboli. Una volta soffrivano su certi circuiti, caratterizzati da curve lente, adesso no. Martín secondo me ha alzato ancora il livello e non è mai stato così veloce in vita sua come ora. Al tempo stesso anche Bezzecchi sta andando forte, ma Martín in questo momento ha qualcosa in più. Ha una consapevolezza incredibile”.

In tutto ciò, c'è chi critica la strategia Ducati per aver perso quasi tutti i giovani...
“Dall’Igna ha puntato molto su Marc, ma nel frattempo Ducati ha perso tanti piloti forti. Oggi l’unico che sulla carta può davvero giocarsi il mondiale è Marquez e penso sia giusto sottolinearlo, fino a quando la matematica non lo taglia fuori. Al tempo stesso però Aprilia sembra avere in mano il campionato. Diggia è un passista, ma per battere le Aprilia questo non basta, serve ben altro”.

A Le Mans si è invece rivisto Bagnaia coi più veloci...
“La cosa positiva è che l’ho rivisto veloce. Secondo me a Le Mans ha semplicemente esagerato un po’. Se riguardi bene il replay, prima di perdere l’anteriore la moto gli aveva già dato due o tre pompate davanti. Però la cosa importante è che torna a casa sapendo di essere ancora veloce. E per la testa di un pilota, dopo un anno e mezzo complicato come il suo, questa è una cosa fondamentale”.

A questo punto il Mondiale sarà una sfida interna Aprilia tra Martín e Bezzecchi?
Sì, perché Martín già mesi fa era velocissimo pur arrivando da un anno in cui praticamente non aveva girato. Mentalmente sapeva di poter crescere tanto. Bezzecchi invece stava già vincendo e dominando, quindi era più difficile fare ulteriori step. Martín invece adesso ha una fiducia incredibile”.

Ti ha colpito anche la sua partenza?
“Moltissimo. Parte col fucile. La partenza che ha fatto sabato è stata clamorosa. Se l’avesse fatta qualcun altro ne avrebbero parlato ovunque”.

Parlando invece del podcast con Davide Valsecchi, come nasce l'idea?
“In realtà è stata proprio un’idea di Valsecchi. Mi chiamò qualche anno fa per iniziare a fare una diretta il lunedì. Poi abbiamo visto che c’era interesse: sia dal mondo delle moto sia da quello delle auto ci chiamavano per riprendere alcuni temi che affrontavamo. Cerchiamo anche di essere un po’ ironici, senza prendere in giro nessuno, ma secondo me un po’ di ironia ci sta. Davide è un fumetto, è divertentissimo e sa tutto delle quattro ruote”.

Qual è l’obiettivo del programma?
“Noi vogliamo parlare soprattutto di gare, analizzare quello che succede. Adesso stiamo iniziando anche a invitare qualche ospite nei weekend senza corse, così da dare continuità al programma”.

C’è un ospite che sogni di avere?
“I fratelli Márquez insieme. Sarebbe figo averli entrambi e farli interagire tra loro”.

E dal mondo Formula 1?
“Verstappen mi piace perché secondo me è una persona tutta da scoprire. Se gli fai le domande giuste potrebbe aprirsi molto. Però mi piacerebbe anche avere il papà di Antonelli: nel 2006 mi diede una macchina per correre al Motor Show e credo che in quel periodo sua moglie fosse già incinta di Kimi. Mi piacciono i retroscena, le storie fuori dalle corse. Tra i nomi faccio anche quello di Fisichella"

Il tuo modo di intervistare è diverso dal classico approccio giornalistico...
“Assolutamente sì. Io non sono un giornalista, quindi faccio domande diverse. Non me ne frega niente di chiedere ‘qual è l’obiettivo’ oppure ‘cosa non va’. Mi interessa capire perché un pilota prende determinate decisioni, entrare nella sua testa. Quando intervistai Bagnaia dovevamo stare insieme venti minuti, invece siamo rimasti a parlare per ore”.

Ti piacerebbe mostrare anche il lato umano dei piloti?
“Sì, perché oggi non ride più nessuno. Mi piacerebbe far vedere che i piloti possono anche scherzare, essere spontanei. Alla fine sono persone”.

Cosa hai scoperto di te in questa nuova esperienza?
“Mi piace parlare, improvvisare. E soprattutto mi piace cercare nelle persone quello che avrei voluto venisse chiesto a me quando correvo. Tante domande nel motorsport ormai sono scontate, così come spesso lo sono le risposte”.



 

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Riccardo Guglielmetti