È una domenica da dimenticare quella di Assen per Pedro Acosta. Lo spagnolo ha duellato nella prima parte di gara, rimanendo incollato al gruppo che si giocava la top five, ma purtroppo è stato costretto ad alzare bandiera bianca.
Un duro colpo da incassare per il portacolori KTM, vittima di sindrome compartimentale. Lo spagnolo si opererà nei prossimi giorni per risolvere il problema e tornare in vista del GP di Germania in programma il secondo weekend di luglio.
“Purtroppo non sentivo più tre dita delle mani – ha esordito - in alcune piste è peggio, in altre meglio, ma ieri faticavo già dal terzo giro. Oggi invece, dietro a Marc, a volte lasciavo i freni solo per non finirgli addosso, perché non riuscivo a capire quanta sensibilità avessi ancora nella mano. Purtroppo soffro di sindrome compartimentale, martedì mi sottoporrò a un intervento per cercare di risolvere il problema. A quanto pare c’è qualcosa al tunnel carpale, che non mi permette di avere la sensibilità necessaria”.
Questo GP però non è stato un disastro...
“No, non è stato un disastro totale, ma penso che oggi un sesto posto fosse possibile. Però, quando inizi a fare bloccaggi all’anteriore nelle curve è meglio fermarsi, operarsi e poi tornare. Se tutto andrà bene sarò al Sachsenring”
Da quando soffri di questo problema?
"Da circa un anno. Se ricordate, tutto è iniziato a Motegi l’anno scorso. In un’occasione ho perso completamente la sensibilità e mi è quasi sfuggito il freno dalle dita. Oggi probabilmente è stato il caso peggiore che abbia mai avuto. L’idea iniziale era operarmi dopo il Sachsenring, ma ora credo sia meglio farlo subito”
C’è qualcosa di positivo da salvare da questo weekend?
“Niente! Tra i problemi tecnici avuti sabato e questa situazione alla mano, è un fine settimana da dimenticare”.
La battaglia con Marquez è stata divertente?
“No, questa volta è stata molto dura. Guidavo usando soprattutto il cervello, cercando di adattarmi a quanto riuscivo a frenare. Nell’ultimo giro ho avuto anche un altro momento critico. È davvero strano quando non sai quanta forza puoi applicare al freno. Per questo ho commesso diversi errori in staccata”.
Quanto è stato faticoso affrontare questo GP?
“Quando la mano ha iniziato ad addormentarsi non sentivo più le dita e non sapevo nemmeno dove fosse la leva del freno. Dopo quattro errori pensavo che mancassero sei o sette giri alla fine; quando ho visto che ne mancavano ancora sedici ho pensato: “Non può essere”. Quando ho bloccato due volte l’anteriore nel punto in cui è caduto Bezzecchi ho capito che non valeva la pena rischiare tutto per un sesto posto”.
Quanto ha condizionato la stagione il tuo problema fisico?
“Dipende molto dalle piste. In alcune mi dà fastidio, in altre meno, in altre ancora quasi per niente. Da quando abbiamo cambiato la carena, la moto gira di più ma si muove anche maggiormente sul dritto, di conseguenza mi costringe a lavorare diversamente e il problema è diventato più frequente. Al test di Brno è andata abbastanza bene. In allenamento non avevo particolari problemi, nella Sprint è comparso ma sono riuscito a finire la gara. Alla fine continui a rimandare la soluzione, ma oggi, quando ero dietro a Marc e ho bloccato due volte l’anteriore in curva 15, ho capito che non valeva la pena continuare a rischiare”.
Pensi di recuperare in tempo per la Germania?
“Sì. Alla fine si tratta di un piccolo intervento, pochi punti di sutura. Se tutto andrà bene, potrò togliere i punti e correre al Sachsenring”.
Il Sachsenring è una pista con diverse ripartenze: potrebbe aiutarti?
“Forse sì, forse no. È tutto molto variabile. In alcune curve il problema si sente meno, in altre di più. Se la moto si muove tanto, il fastidio aumenta; se è più stabile, diminuisce. Proprio per questo preferisco risolvere definitivamente il problema e smettere di pensarci.»
Ti era già capitato di essere così condizionato in gara?
“In Ungheria mi era successo qualcosa di simile, ma col passare dei giri la situazione era migliorata. Non è una scusa, sia chiaro. Però quando la moto è più stabile riesco a rilassare maggiormente il braccio e il nervo ne risente meno. Quando invece sono costretto a guidare sempre in tensione, il problema si manifesta molto di più”.
Qual è la nota positiva della domenica?
“Per 14 giri avevo un ritmo molto vicino a quello delle Ducati. Quando la mano ha iniziato ad addormentarsi sono arrivati gli errori. Credo che avremmo potuto stare con il gruppo di Pecco, Marc e Alex fino alla fine. Considerando il weekend che abbiamo avuto, non sarebbe stato affatto male”