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Marquez: "L'unico obiettivo era lasciare Assen senza infortuni"

"Qui la ghiaia non va bene: chi cadeva rischiava grosso. Ho guidato pulito cercando solo di finire la gara. Penalità? Accetto e sto zitto. Ci sono 5 nomi in lotta per il mondiale"
Marquez: "L'unico obiettivo era lasciare Assen senza infortuni"

Dopo Balaton e Brno la MotoGP sembrava aver ritrovato il Marc Márquez formato supereroe. Ad Assen, invece, è tornato un Marc in modalità sopravvivenza. Settimo al traguardo, penalizzato per aver pizzicato il verde all’ultima chicane mentre subiva l’attacco di Di Giannantonio in stile Assen 2015, il #93 ha corso una gara più da ragioniere che da cannibale. La caduta di venerdì aveva acceso tutti i campanelli d’allarme: fisico ammaccato, cambi di direzione pesanti e zero voglia di finire nella ghiaia di Assen, che il pilota Ducati continua a criticare apertamente. “Quando non puoi, non puoi”, ha detto dopo avergli chiesto se ad un certo punto della corsa avrebbe voluto liberare il suo istinto. Ma oggi Marc non poteva fare il Marc fino in fondo. Ha corso per arrivare al traguardo, uscire dall’Olanda intero e rimandare la guerra vera a piste più amiche.

Nel frattempo, complice lo zero di Bezzecchi, la classifica restituisce un mondiale più che aperto, con 5 piloti in 40 punti e ancora 12 gare da correre.

E’ stata una gara lunga. Molto lunga -  esordisce Marc senza nascondere la fatica fisica - Io sono partito sapendo che il mio posto era tra il sesto, il settimo e l’ottavo. Guardando la gara, forse il massimo era un quinto posto, ma alla fine abbiamo chiuso settimi. Ho guidato aspettando le ultime dieci tornate per fare un passettino in più, e infatti poi l’ho fatto, anche se avevo la morbida. Però ho guidato morbido, pulito, cercando solo di finire la gara e uscire dall’Olanda senza nessun infortunio”.

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Sei stato in bagarre con tanti piloti, prima Bagnaia, poi Acosta, Bastianini e Di Giannantonio nel finale. C’è stato un momento in cui il tuo istinto sanguigno stava per prendere il sopravvento oppure sapevi di dover essere conservativo?
“No, oggi non potevo scaldarmi… quando non puoi, non puoi. E oggi non potevo”.

Sei arrivato qui a 40 punti dal leader, Bezzecchi, e te ne vai sempre a 40 punti. Però ora il leader è Martín. Cambia qualcosa o no?
“Cambia che sono uscito dall’Olanda senza infortuni. Era quello che cercavo su questo circuito, perché si è visto durante tutto il weekend: chi cadeva ed entrava nella ghiaia, rischiava grosso. Questa è una pista bellissima ma io l’avevo già detto l’anno scorso: qui la ghiaia non va bene. Si entra forte, però Fermín non è entrato così veloce e si è fatto male. C’è una gradino troppo grande tra l’asfalto e la ghiaia. Oggi a Bezzecchi è successa la stessa cosa, appena entrato in via di fuga ha iniziato a rotolare. L’ho capito venerdì e mi sono detto: voglio uscire da qui senza farmi male. E così ho fatto”.

Con Di Giannantonio all’ultima chicane avete replicato per due volte una situazione molto simile a quella che vivesti nel 2015 con Valentino. Dopo il primo sorpasso Di Giannantonio è stato penalizzato con un Long Lap.
E’ stato un episodio di gara. Lo ha detto anche la Direzione Gara. Di Giannantonio è stato penalizzato non per il contatto, ma perché ha tagliato la chicane. Quindi si accetta quello che dice la Direzione Gara: episodio di gara e basta. Nel 2015, comunque, io la variante la ho fatta”.

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Nel secondo caso invece lui è passato e sei stato penalizzato tu perchè hai messo le ruote sul verde. E’ stata una decisione corretta o l’attacco di Fabio ti ha reso inevitabile oltrepassare il track limit della chicane?
“Io accetto, sto zitto e corro. Fine”.

Nel calcio dicono che quando una squadra affronta Barça o Real Madrid è la partita dell’anno e tutti ci lasciano il sangue. Qui sembra che quando un pilota abbia te davanti, voglia fare il sorpasso dell’anno. Hai anche tu questa impressione?
“Beh, se è così sono orgoglioso, perché vuol dire che hanno voglia di passarmi. Però speriamo di migliorare nelle prossime gare, così magari non dovrò stare sempre in difesa e potrò andare più all’attacco. Sono le gare".

La scelta della gomma: rimetteresti la morbida al posteriore?
Ancora non ho la condizione fisica per tirare fuori il massimo dalla gomma per tutti i giri. Mi sono detto: guido pulito e spingo solo in qualche giro singolo. E per spingere sul giro singolo, la morbida al posteriore era la scelta migliore”.

Cosa puoi dire di Bezzecchi? Era un weekend in cui avevi detto che poteva fare 37 punti. E invece oggi purtroppo è stato protagonista di una brutta caduta.
“Vedremo come sta fisicamente, perché ho visto la caduta ed è stata molto brutta - a questo punto i giornalisti gli comunicano che Bezzecchi sembrerebbe non aver rimediato frattura - Allora è di gomma, perché ha rotolato a una velocità altissima! Speriamo davvero che non abbia niente. Però nelle gare può succedere di tutto: parti male, finisci lì in mezzo e devi superare. Oggi è caduto, ma si sta vedendo che il campionato è lunghissimo e può succedere di tutto”.

Tra due settimane invece si va al Sachsenring, una delle piste migliori per te. Lì dovrai farli tu 37 punti?
“Vedremo. Qui i 37 punti li doveva fare Bezzecchi e non li ha fatti. Io sono ancora molto condizionato dal fisico. Ho i miei circuiti, quelli in cui mi trovo meglio, potrò divertimi e godermela. In quelli dove vedrò che soffro, farò come questo weekend: modalità riserva e arrivare in fondo. Di sicuro mi aspetto di sentirmi meglio che qui”.

Come vedi la lotta per il mondiale? Sembra più aperta che mai.
Il problema è che tutti i candidati vanno forte. Non c’è uno che sia il chiaro favorito, e non ce n’è uno che sia fuori. Qui se la giocano tutti. La gente parla di Bezzecchi-Marc, Bezzecchi-Marc, però c’è un Jorge Martín che è leader del mondiale. C’è Ogura, che oggi ha vinto e sta facendo tanti punti nelle ultime gare. Io non mi sento il più forte e non mi sento il più veloce, però nessuno sembra voler essere il più veloce: ci sono cinque nomi che possono diventare campioni del mondo”.

Considerando che Assen non è mai stata una delle tue piste preferite, sei soddisfatto del tuo week-end?
Se mi confortasse uscire con un sesto e un settimo posto vorrebbe dire che non sono Marc Márquez. Quindi guardo il lato positivo: sono uscito senza infortuni, ed era quello che cercavo”.

Ma fisicamente hai sofferto più di quello che magari ti aspettavi dopo Balaton e Brno?
“Assen è una pista con curve molto veloci. Io faccio tanta fatica quando passo da una curva a sinistra a una a destra, soprattutto se devo cambiare direzione da sinistra e arrivare a una frenata sul lato destro. È lì che soffro di più, ed è lì che oggi mi hanno attaccato. Non posso farci molto. Venerdì, quando ho provato a guidare come volevo, sono caduto proprio in quel punto perché non avevo la posizione giusta”. 

Quando hai visto spuntare Álex lì davanti, sei rimasto sorpreso o sapevi che poteva arrivare? Fisicamente non era messo affatto bene.
Oggi Álex si è gestito. Lui è un Campione del Mondo. Durante il weekend si è qualificato molto bene. L’anno scorso qui andava molto più forte di me. Nella Sprint ero riuscito a difendermi, in gara è caduto, altrimenti avrebbe vinto. Álex, come ha dimostrato a Jerez e a Montmeló, dove poi è caduto, è un pilotone. È vicecampione del mondo e due volte campione del mondo”, ha concluso Marc sulla prova di suo fratello.

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Gianluigi Mazza