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Borsoi: “Ora riempiamo la griglia, ma vogliamo tornare al vertice per Yamaha”

VIDEO - Il team manager Yamaha Pramac analizza l’avvio complicato del nuovo progetto MotoGP: moto tutta nuova, pochi dati e risultati che richiederanno tempo. “Nessuna bacchetta magica: i primi veri segnali li vedremo forse nel 2027”

di Tiziano Niero

Gino Borsoi ha iniziato la sua carriera nel motomondiale alla guida di una 125 Aprilia. E' ricordato più per la stagione 1998, quando uccise involontariamente un cobra che si era avventurato sulla pista di Johor Bahru, colpendolo con un ginocchio mentre affrontava una curva durante le prove del GP della Malesia che per i risultati, ma è stato un pilota veloce: una pole position e tre podi, poi è stato collaudatore per l'Aprilia portando avanti i test di sviluppo della RSA 125. In totale ha disputato 126 GP, tutti nella classe 125. Indossando un bel casco con un cobra raffigurato sul retro.

Nel 2003 fondaòuna squadra, a fine 2004 accettò l'offerta di Jorge 'Aspar' Martinez e passò dall'altra parte della barricata. Un ruolo che prosegue ora nel team Pramac-Yamaha di Paolino Campinoti. Non è di molte parole, Gino. gestire è a volte più difficile che lanciarsi a vita persa in una curva, ma ormai è un manager di lungo corso e sa cosa dire, così alla domanda A che punto siamo? lo troviamo pronto.

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“Siamo alla seconda gara della stagione… anzi, la terza. Le sensazioni finora? È un percorso che conoscevamo già, un percorso lungo. La gente deve capire da casa che nessuno ha una bacchetta magica, soprattutto quando parti con un progetto completamente nuovo. Questa moto ha iniziato davvero a girare nei test in Malesia, a Sepang. Quindi di cosa stiamo parlando? Due mesi. Una moto completamente nuova non può dare risultati positivi in poco tempo, è impossibile. Nessuno ci è mai riuscito. Non credo che noi siamo dei geni della lampada da riuscire a far funzionare questa moto in due gare. Quindi il processo è lungo, lo sapevamo già, e siamo in linea con le aspettative di questo nuovo progetto.”

Hai corso per due anni con Ducati e hai vinto: che motivazioni servono per ripartire da zero?

“Prima di tutto non è qualcosa a cui pensi quando entri nel progetto. Sapevamo già che sarebbe stato un progetto nuovo e difficile fin dall’inizio. Mentalmente devi organizzarti e accettare che da protagonista diventi una squadra che riempie la griglia di partenza, perché in questo momento è quello che siamoMa con una prospettiva: aiutare Yamaha a diventare una delle migliori Case al mondo in MotoGP. Questo è il punto importante. Se hai in mente un progetto e sai dove vuoi arrivare, e magari ci arrivi – o almeno ci provi – resta comunque un grande progetto. Se un giorno riusciremo anche a essere competitivi, come tutti speriamo, per me è come vincere un Mondiale. È solo una questione di mentalità. Con Ducati l’obiettivo era vincere il Mondiale, qui è riportare Yamaha ai risultati che tutti conoscono. Se ci riusciamo, ha lo stesso valore.”

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Questo è un anno di transizione?

“Per molti sì, perché sanno già che l’anno prossimo cambierà tutto. Per noi invece è un anno fondamentale. Questo progetto Yamaha con il V4 è appena iniziato, e non è solo il motore: è una filosofia completamente diversa. C’è un telaio diverso, un forcellone diverso, elettronica diversa. È un mondo completamente nuovo per Yamaha. Quello che impariamo adesso è la base per il 2027. Dobbiamo capire come funziona un V4 con queste caratteristiche e cosa servirà per il futuro. Per altri è un concetto già chiaro, per noi è un foglio bianco. Ogni volta che andiamo in pista impariamo qualcosa di nuovo. Era fondamentale iniziare questo progetto, anche se sembra una “follia” fare una moto per un solo anno. Ma è importante anche per i piloti, per capire il paddock, la MotoGP e arrivare più pronti l’anno prossimo.”

Sul GP del Brasile: che idea ti sei fatto?

“Bisogna dividere le cose. Per quanto riguarda il meteo, prima della gara è caduta una quantità d’acqua fuori da ogni previsione. Nessuno è preparato a una situazione del genere, soprattutto su un circuito nuovo. In quel caso la reazione del circuito e delle autorità è stata esemplare: hanno risolto tutto in tempi rapidi. Per quanto riguarda la domenica in griglia, probabilmente sarebbe stato meglio ritardare la partenza. I problemi – la buca, l’asfalto che si rompe – con più tempo si sarebbero potuti gestire meglio. Però la gara era in programma e hanno fatto tutto il possibile per sistemare la situazione. Alla fine siamo riusciti a correre un Gran Premio importante, quindi direi che sono stati bravi a reagire. Forse la decisione di accorciare la gara è arrivata un po’ troppo in fretta, senza ritardare la partenza, ma sono cose su cui discuteremo. Alla fine il weekend è stato salvato.”

Cosa vi aspettate da questo weekend?

“È una pista dove di solito Miller va forte, ma torniamo al punto di partenza: la moto è completamente nuova, non abbiamo dati né riferimenti. Miller qui si trova bene, ma arriva da una situazione complicata e non siamo riusciti a partire nel modo giusto con lui. Quindi non mi aspetto nulla di speciale. Spero solo in un weekend lineare, in cui passo dopo passo possa migliorare e magari ottenere un risultato. L’obiettivo è avvicinarsi alla top 15 e magari portare a casa uno o due punti domenica. Non mi aspetto molto di più.”

E Toprak?

“Anche per lui è una pista nuova. Però qualcosa di buono si è visto, soprattutto domenica in gara. Stiamo iniziando ad avere una base. Se riusciamo a partire da lì e migliorare, è già il nostro obiettivo.”

Come vivi questo momento, tra pressione e risultati che non arrivano?

“È un lavoro difficile. Sei lontano da casa per metà dell’anno e devi trovare dentro di te le motivazioni. Io la motivazione ce l’ho sempre. Prima lo stress era cercare di vincere il Mondiale, qui lo stress è mantenere il gruppo mentalmente positivo. Quando i risultati non arrivano, dopo un po’ questo diventa difficile. È un doppio stress: per il team e anche per me. Bisogna far capire a tutti che questo è un progetto lungo e che i risultati non arriveranno subito, né in questa gara né probabilmente nelle prossime. Poi c’è la pressione personale: sono abituato ai risultati e quando non arrivano arrivano anche le criticheMa so dove sono: in un progetto importante, con Yamaha che sta lavorando per arrivare in alto il prima possibile. Ma “il prima possibile” non significa due mesi o poche gare. È un progetto lungo. I primi veri risultati probabilmente li vedremo a metà della prossima stagione, o anche verso la fine.”

Resterai su questo progetto?

“Sì, ovviamente. Questo è il mio progetto. Non ho altri piani in mente.”

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Paolo Scalera