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Cairoli: "Una sfida con Marquez? Con le artigliate la vedo dura per lui"

VIDEO - Tony Cairoli, nove volte campione del mondo, racconta la sua nuova avventura con Ducati nel motocross: sviluppo della moto, ruolo da ambassador e idee sul futuro della disciplina...compresa una sfida inedita con Marc

MotoGP: Cairoli: "Una sfida con Marquez? Con le artigliate la vedo dura per lui"

Tony Cairoli non ha bisogno di presentazioni: è una delle icone assolute del motocross mondiale, nove volte campione del mondo, capace di segnare un’epoca per talento, metodo e longevità ad altissimo livello. Dopo una carriera costruita tra titoli, vittorie e una cultura del lavoro quasi “da artigiano” della performance, oggi Cairoli ha iniziato una nuova fase altrettanto stimolante: è entrato nel progetto Ducati nel cross con un ruolo chiave, da sviluppatore in pista e ambassador del marchio.

Il nostro Paolo Scalera l'ha intervistato a Roma, in occasione dell'inaugurazione del nuovo shop della Casa di Borgo Panigale. Nel video, tra tecnica e passione, Cairoli  racconta cosa significa lavorare alla nascita di una moto nuova, come si costruisce competitività fin dai dettagli e perché questa avventura – pur diversa dalle domeniche di gara – conserva la stessa adrenalina delle sfide più grandi. Poi arriva l'idea che stuzzica: una sfida con Marc Marquez. 

Quando si parla di preparazione fisica, si dice spesso che il motocross “è per uomini veri”. Quanto conta davvero l’allenamento?
"Ogni sport ha bisogno del suo allenamento, ma nel motocross allenarsi tanto è fondamentale, soprattutto se vuoi stare lontano dagli infortuni. E poi, ovviamente, per stare davanti: quello è l’obiettivo principale".

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Ti sei fermato, ma in realtà no: da KTM sei diventato un “ducatista” e stai seguendo lo sviluppo di una moto nuova che sembra già molto forte. Com’è stato calarsi nel ruolo di collaudatore?
"È stato difficile, perché venivamo da KTM che per tanti anni è stata un riferimento: lasciare una posizione “comoda” non è semplice. Però era una nuova avventura che mi dava tantissimo stimolo. Ducati nel cross la aspettavamo da anni e diventare la “faccia” del progetto e lavorare sullo sviluppo è molto emozionante. C’è tanto lavoro, ma siamo contentissimi di come è venuta fuori".

Ti è mai saltata in testa l’idea di passare dal cross alla velocità, come fece Bayle? Anche perché tu una MotoGP l’hai provata, a Valencia, e poi anche nel 2017.
"No, non davvero. I tempi oggi sono diversi rispetto all’epoca di Bayle: è più complicato, c’è molta più elettronica e tante più cose da gestire. Io ho provato la Yamaha M1 e anche la KTM MotoGP nel 2017, ed è stato fantastico, ma anche molto difficile: non avevo mai girato in strada e salire “dal nulla” su una MotoGP non è semplice. Mi sono divertito tantissimo, però il cross è sempre stato il mio obiettivo principale, e spero lo resti ancora per qualche anno, magari in ruoli diversi".

Nel cross, qual è la cosa che dà più adrenalina a un pilota? Il salto? I tratti più tecnici?
"La partenza, senza dubbio. Parti tutti sulla stessa linea e arrivi alla prima curva in quaranta: è tosta. L’adrenalina dei primi giri, le spallate, la battaglia… sono quelle le fasi più intense. E poi c’è l’ultimo giro quando sei in testa: anche quella è una bella adrenalina e una grande soddisfazione".

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In un certo senso siete stati “prima” della MotoGP su alcuni dispositivi di partenza, come l’abbassatore e il gancio. È davvero un vantaggio?
"Sì, è una delle cose tecnologiche che abbiamo introdotto tanti anni fa. Ha fatto una grande differenza: partire con l’anteriore abbassato aiuta, eccome".

Il motocross è appassionante, però rispetto a MotoGP e Superbike sembra meno seguito, mentre in America il Supercross negli stadi riempie di gente. Perché secondo te?
"Il Supercross attira perché è rapido: in mezza giornata si corre, sei seduto comodo, ti godi lo spettacolo, mangi anche i popcorn. Il mondiale MX, invece, secondo me ha un format che va rivisto: piste spesso lontane, poco raggiungibili, “vecchie” come impostazione. Oggi la gente cerca comodità, nel bene e nel male. Se vuoi dare una spinta e riportare pubblico, devi cambiare qualcosa e avvicinare l’evento alle persone, altrimenti rischi di perdere spettatori".

Un po’ come sta succedendo anche in altri campionati, con l’idea di spostare eventi in contesti più accessibili.
"Sì, esatto. Se nel cross non succede un cambiamento di questo tipo, secondo me come pubblico si rischia di andare incontro a un calo".

Ti piacerebbe una collaborazione o qualcosa di speciale con Márquez? Si è parlato anche di questa possibilità.
"Non abbiamo ancora fatto nulla insieme, però sarebbe interessante. È uno che nel cross ci sa fare, quindi perché no. Adesso c’è la Desmo 450, c’è la MotoGP… fare qualcosa insieme potrebbe essere divertente".

Una sfida “ruote artigliate” con Márquez?
"Con le ruote artigliate per lui la vedo dura… magari io fuori pista e lui in pista, non lo so. Vedremo".

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Marco Caregnato