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MotoGP, Taramasso: "Sorpreso da Puig, la sicurezza viene prima di tutto"

Michelin risponde al team manager della Honda: "le gomme standard non avrebbero retto, chi si è adattato meglio era davanti. La caduta di Marquez? Ho analizzato i dati, gli pneumatici non c'entrano"

MotoGP: Taramasso: "Sorpreso da Puig, la sicurezza viene prima di tutto"

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La Honda era arrivata in Indonesia con grandi aspettative dopo che aveva chiuso i test davanti a tutti con Pol Espargarò, le cose, però, sono andate ben diversamente. Alberto Puig ha additato la Michelin come colpevole di questa involuzione: “non so cosa sia successo con le gomme, devo parlare approfonditamente con loro” ha dichiarato. Un attacco che Piero Taramasso, responsabile del gommista francese, non si aspettava. La carcassa dei pneumatici è stata cambiata perché, durante quei test, si era capito che quella standard non avrebbe retto alle sollecitazioni del circuito di Mandalika unite alle altissime temperature.

Sono sorpreso, avevo parlato con Puig perché non era ai test e gli avevo spiegato tutta la situazione, il perché avevamo fatto questa scelta, avevo cercato di dargli tutti quegli elementi che probabilmente non aveva - ci dici taramasso - Tutti gli staff tecnici dei team e la stra-maggioranza dei piloti hanno capito e infatti nessun altro si è lamentato. Sono sorpreso che solo lui non abbia capito la motivazione di questo cambiamento fra i test e il Gran Premio.

Stiamo parlando di sicurezza, giusto?
Sì, noi mettiamo sempre la sicurezza davanti a tutto, anche davanti alle prestaziono. Le gomme dei test non avrebbero retto la distanza di gara perché le temperature erano elevatissime e nessuna mescola funzionava, tutti i piloti e tutti i team se ne sono accorti. Alla fine dei test avevo parlato con tutti i direttori tecnici e i team manager spiegando loro la situazione e dicendo loro che per il GP ci sarebbe stato un cambiamento. L’unica soluzione tecnica possibile era questa carcassa che avevamo già adoperata nel 2017 e nel 2018, l’abbiamo accoppiata con le mescole usate nei test per non sconvolgere tutto. Queste carcasse sono in grado di abbassare la temperatura dello pneumatico di 15-20°, era quello che serviva”.

A quanto è arrivata la temperatura dell’asfalto?
A 60°, neanche a Sepang avevamo mai visto temperature così elevate. Tutti erano al corrente di questo cambiamento, è strano che ci sia qualcuno che non abbia capito o voluto capire, per questo mi sono sorpreso. Inutile parlare di sicurezza se poi ci si lamenta solo delle prestazioni. Inoltre, alcuni piloti (si riferisce a Pol Espargarò ndr) hanno creduto che le gomme fossero del 2018, nel senso che fossero in magazzino da 4 anni (ride). Serve molto fantasia per pensarlo, questi pneumatici sono stati prodotti dopo i test. Ci sono state parecchie cose strane”.

C’è chi ha dato la colpa alle gomme anche per l’incidente di Marquez nel warm up.
Abbiamo analizzato i dati della caduta e posso escludere che sia stata dovuta agli pneumatici”.

Quindi la scelta è stata: meno prestazioni, ma più sicurezza.
Il punto è quello. Questa tipologia di gomme ha un po’ meno grip ma offre più stabilità alla moto. Se parliamo di pura perfomance, forse è un po’ più bassa, ma nel fine settimana i piloti hanno fatto gli stessi tempi dei test, quando avevano girato per tre giorni con pista asciutta. Il tempo di Quartararo in qualifica è lo stesso di Pol Espargarò nei test con gomme standard, che sono un po’ più performanti. In questo caso il nostro obiettivo era avere le gomme giuste per fare 27 giri e, se non fosse piovuto, la maggior parte dei piloti sarebbe partito con lo pneumatico posteriore morbido”.

La decisione di ridurre la gara di 7 giri non è stata dovuta alle gomme?
No, alle condizioni dell’asfalto, infatti avevano accorciato anche quella di Moto2. Gli pneumatici tenevano bene, avevamo lavorato sodo per riuscirci, così come i team che si erano impegnati molto per farli durare per 27 giri. È stata una sfida tecnica da parte di tutti, quando si cambia una gomma bisogna lavorare su sospensioni, assetto, elettronica, quelli che erano riusciti ad adattarsi meglio e più velocemente erano davanti, quelli che avevano avuto un po’ più di difficoltà erano dietro. Queste sono le corse.

Rivedremo questo tipo di gomme in altre piste nel corso dell’anno?
È stato un caso eccezionale perché Mandalika è un circuito particolare, fa storia a sé, ha alte velocità in curva, asfalto nuovo e temperature elevate. In Thailandia e Austria porteremo un’altra versione delle nostre gomme, diciamo rinforzate, che permettono di abbassare la temperatura di 7-8°, in Indonesia non sarebbe stato sufficiente. È una sorta di gomma intermedia fra la standard e quella usata a Mandalika”.

In previsione del 2023 quali sono i piani per il GP di Indonesia?
Dovremo vedere il calendario per il prossimo anno, se avremo la possibilità di fare qualche test pensiamo di evolvere questa gomma. Ora abbiamo molti dati e potremo lavorare su quella copertura.

Della gara sul bagnato sei soddisfatto?
Tutti i piloti hanno scelto gomme medie sia all’anteriore che al posteriore perché la temperatura dell’asfalto era di 30° e sapevano che si sarebbe asciugato velocemente. Con gli pneumatici rain i piloti sono sempre contenti, i tempi sono stati velocissimi, 7 secondi solo più lenti di quelli sull’asciutto, impressionante. Ora abbiamo dati sia sul bagnato che sull’asciutto, quindi possiamo migliorare ancora per il 2023”.

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