MotoGP, Ezpeleta: Il casino del 2015 tra Rossi e Marquez? Non è ancora risolto

ESCLUSIVO INTERVISTA 2ª PARTE - "Pubblicamente è tutto risolto, ma durante gli incontri dei GP vedo come stanno realmente le cose. Il ritirodi Rossi? Non ne abbiamo parlato, ma non vuole fare un team suo in MotoGP"

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Dopo aver pubblicato ieri la prima parte dell'intervista esclusiva rilasciata da Carmelo Ezpeleta al nostro Paolo Scalera, ecco la seconda parte di un lungo incontro in cui il CEO di Dorna ha toccato molti temi. Si passa in questa intervista dal possibile ritiro di Valentino Rossi alla situazione reale con il suo acerrimo rivale Marquez, passando per il futuro della MotoGP che sta affrontando la rivoluzione green in  modo molto diverso rispetto al mondo a quattro ruote.  

Che fa Valentino Rossi, si ferma a fine anno?

"Io ho sempre avuto molto rispetto per Valentino. Non gli ho mai chiesto niente al riguardo - ha puntualizzato Ezpeleta -  non gli ho mai domandato se vuole ritirarsi o meno. Mi sembra una mancanza di rispetto fare una domanda del genere. Non penso neanche che sia una questione di età, Valentino se lo guardi adesso è più preparato dal punto di vista fisico di quanto non fosse dieci anni fa. Perché adesso si allena, mentre all’epoca non lo faceva! Io sono d’accordo con te sul fatto che dopo tanti anni, magari è stanco di gareggiare più per la mente che per il corpo. Se dovesse dirmi di voler continuare, avrà sempre tutto il mio supporto. E dopo, e solo dopo, parleremo eventualmente del suo futuro dopo il ritiro. Ne abbiamo parlato una volta e mi pare di aver capito che lui non vuole un team suo in MotoGP, per il momento almeno. Non voglio sbilanciarmi su cosa credo che lui farà dopo, ma per qualsiasi cosa mi chiederà io ovviamente cercherò di fare quello che posso sia dal punto di vista personale che come gestore di questo campionato". 

Ce lo vedi come manager?

"Quando lo chiamo non risponde, ma so che richiamerà: è un mutuo accordo fra noi. Non mi arrabbio"

"Può fare molte cose, è molto competente in tanti ambiti. E’ un personaggio piacevole, sa parlare con la gente. Io lo vedo così ed anche lui ha creato una grande industria. Tutto il discorso relativo alla VR46 può portarlo a fare qualsiasi cosa. Domani è il suo compleanno (questa  intervista è stata svolta il 13 Febbraio, ndr). Lo chiamerò e già so che non mi risponderà, ma che poi mi richiamerà. E’ un mutuo accordo che abbiamo! Non mi arrabbio quando non mi risponde, è una cosa che ho accettato completamente. So che lui ha rispetto per me e se non mi risponde è solo perché non ha il telefono sotto mano in quel momento, ma ogni volta mi richiama. Domani è il suo compleanno e dopodomani di Marquez".

Ezpeleta: "Il casino del 2015 non è stato ancora risolto tra Rossi e Marquez"

Quel casino del 2015 con Marquez è superato secondo te?

"No. E’ finito pubblicamente, ma non è finito realmente. Non sono nella testa di nessuno di loro, ma vedo durante le riunioni dei Gran premi come stanno realmente le cose e non sono state risolte". 

Cosa pensi di Iannone e di quello che sta succedendo?

"Ho parlato con Iannone: ha fatto subito il prelievo, senza aspettare di bere, com'era suo diritto"

"Io sono completamente contrario al doping, come è ovvio. Pe me equivale a gareggiare con una moto che ha una cilindrata superiore. Detto questo, io penso che la colpevolezza debba essere dimostrata completamente. Io ho visto Andrea due o tre volte, ed ovviamente non posso interferire in alcun modo con la decisione. Lui mi ha detto diverse cose, mi ha anche raccontato di quando è avvenuto il prelievo per il test antidoping in Malesia. Lui ha visto l'incaricato della Wada che era lì per fare il prelievo ed invece di farlo aspettare come avrebbe potuto fare, magari bevendo molta acqua nel frattempo, l’ha fatto entrare subito ed ha fatto immediatamente il prelievo. Questo è il motivo per cui c’era una concentrazione molto alta, se avesse bevuto prima forse sarebbe andata diversamente".

Pensi che una persona non del tutto onesta si sarebbe comportata in modo diverso?

 "Se Iannone fosse stato in cattiva fede, si sarebbe comportato diversamente"

"Magari avrebbe urinato prima del prelievo e forse le cose sarebbero cambiate. Se uno prende una sostanza che sa di non poter prendere e deve fare un prelievo ed è un po’ furbo, fa aspettare per il prelievo. Non è andata così, quello che mi ha raccontato Andrea è vero, l'ho verificato. Poi ha fatto l’esame del capello ed anche quello conferma certe cose. Non sta a me decidere ma tutti questi elementi mi portano a pensare certe cose. Ci saranno le persone dovute a prendere le giuste decisioni". 

Pensi che l'approccio della FIM possa cambiare riguardo la questione doping?

"La FIM dovrebbe presentare una lista di sostanze proibite nella moto e la Wada dovrebbe accettarle"

"Secondo me la FIM dovrebbe avere una lista di sostanze proibite che riguardano il motociclismo e non la stessa lista dell’atletica ad esempio. Mi piacerebbe che ci fosse questa lista e che la Wada la accettasse. Detto questo, aspetto di vedere la decisione ma secondo me nessuno è colpevole fino a che non si dimostra la sua colpevolezza".

Il sistema di trasmissione delle immagini sta migrando dal satellite ad internet, come ad esempio ha fatto Sky con DazN. Come cambierà lo scenario secondo te?

"Non so come andrà, noi dobbiamo cercare di farci trovare nella migliore posizione possibile e credo che al momento abbiamo un ottimo spettacolo. Quando anni fa era tutto libero, abbiamo visto con è successo".

A cosa ti riferisci?

"Le CRT sono servite per dare forza ai team privati ed alcune, come l'Aprilia, erano veloci"

"Quando solo i grandi Costruttori potevano costruire le moto e i team privati non avevano limitazioni, le Case hanno iniziato ad aumentare il costo del noleggio delle moto, generando una situazione pericolosa. Ci siamo posti il problema di come poter risolvere questa situazione, abbiamo ragionato su come erano costruite le moto di serie. La soluzione in quel momento è stata la creazione delle CRT, che ovviamente non erano come le moto ufficiali ma sono servite molto per dare la forza ai team di non essere costretti a noleggiare le moto complete. Noi come Dorna abbiamo aiutato le squadre che hanno scelto di costruire le CRT ed alcune di queste era anche abbastanza veloci, come quella di Aprilia. La conseguenza è stata che Honda ha deciso di fare la sua CRT, che in pratica è stata la prima Open. La Yamaha a sua volta ha deciso di mettere a disposizione solo il motore. In questo modo le cose sono iniziate un po’ a cambiare. Dopo abbiamo limitato  ulteriormente i costi introducendo la centralina unica, un altro elemento che ha evitato di far salire troppo il prezzo del pacchetto. Ogni passaggio di questo tipo è stato frutto di una trattativa, che ci ha consentito di arrivare alla situazione di equilibrio attuale". 

Siamo arrivati a venti Gran Premi a stagione. Ci fermiamo qui o aumenteranno?

"I Gran Premi aumenteranno sino a 22, non di più. Ma la Dorna pagherà un bel bonus a tutti"

"Io ho un accordo con le Case e con la FIM che tra il 2022 ed il 2026 non potranno esserci più di 22 Gran premi a stagione. Quindi potremo arrivare a questo limite, ma non superarlo. Per i Gran Premi in più, ovvero la 21a e la 22a gara, pagheremo un bel bonus in più a tutti, non solo ai Costruttori ma a tutte le squadre del mondiale in tutte le categorie. E saranno solo queste, non supereranno il tetto di 22 fino al 2026".

Quali saranno le tappe nuove del campionato?

"In Italia avremo sempre due GP. Nella penisola iberica cinque circuiti ruoteranno in modo da avere 3 GP in 5 anni"

"Il problema è che già lo so quali saranno i nuovi Gran premi e dove si correranno. Ma non posso dirlo fino a che la trattativa non sarà completamente conclusa. Probabilmente ci sposteremo di più in Oriente, perché dobbiamo andare a correre di più in quei Paesi davvero strategici per i Costruttori e per le squadre. Parliamo di 22 Gran Premi, e devo creare una rotazione per spostare il giro dove c’è più interesse. Tutti mi dicono di essere felici di avere quattro Gran Premi in Spagna, ma non si può restare fermi su questa posizione. In Italia ce ne sono due e resteranno così, nella penisola iberica a cui dobbiamo anche aggiungere il Portogallo con Portimao. ci saranno tre gare a stagione distribuite tra cinque circuiti. Il piano è questo, poi se qualcuna delle trattative in corso non dovesse andare a buon fine, vorrà dire che ne correremo una in più in Spagna. I contratti che farò con i tracciati della penisola iberica saranno strutturati in modo da garantire tre gare ogni cinque anni, con la consapevolezza che possano essere da un minimo di tre ad un massimo di cinque".

"I motori a due tempi costavano meno, erano migliori sotto tanti punti di vista per tutti: hanno deciso le case"

Visto che la F1 sta cercando di andare verso il Green, tu come vedi questo cambiamento?

"Io devo avere rispetto per quelli che sono i nostri clienti, ovvero i tifosi che vengono in pista e quelli che guardano i Gran premi alla TV. Il nostro obiettivo è ridurre le emissioni, e questa è una cosa che abbiamo fatto moto tempo prima degli altri. I motori a due tempi costavano meno, erano migliori sotto tanti punti di vista per tutti, ma siamo arrivati ad un punto che i Costruttori ci hanno detto che siccome il due tempi inquinava molto, avrebbero smesso di produrlo in serie passando al quattro tempi. Quindi la situazione è cambiata prima con l’introduzione del 4 tempi in MotoGP, poi con la Moto2 ed infine con la Moto3".

Un futuro elettrico è possibile secondo te?

"L'elettrico? La Formula E è separata dalla F.1, la MotoE si corre durante i GP"

"Se un giorno i Costruttori dovessero venire da noi a dire che non vogliono più costruire gli attuali motori, noi capiremo come procedere. Il nostro compito è organizzare gare. Le gare di moto elettriche si sarebbero potute fare in modo sicuramente diverso, avremmo potuto preparare un bel regolamento e costringere tutti a venire a correre con le moto elettriche, sia i Costruttori che i privati. Ma che garanzia avrei avuto di poter mandare avanti il sistema intero? Ci sono due modi per mandare avanti le cose, uno è quello applicato dalla Formula E, l’altro è quello nostro messo in atto con la MotoE. Loro hanno separato completamente le loro gare da quelle della Formula 1. E’ una strada, ma vanno a correre in posti diversi, corrono in città e noi non potremmo farle. Io ho pensato di partire con un sistema che fosse ideale in tutto, quindi abbiamo pensato di fare una formula dando la stessa moto a tutti, per evitare qualsiasi forma di discussione".

Nessuno dei 'grandi' Costruttori ha mostrato interesse per un campionato che non fosse un monomarca?

"La MotoE corre con le tribune piene e la copertura TV"

"Le Case non hanno mostrato per il momento un interesse ad avere una ‘battaglia elettrica’, quindi la scelta di Energica è stata perfetta. Poi c’è anche un altro punto, ovvero quello che riguarda la nascita di un potenziale problema per noi come può essere in un certo modo la SBK. C’è che dice che questo sia il futuro, che sia la soluzione migliore e va bene, ma solo se affido a quelle che sono le nostre attuali squadre il compito di portare avanti il progetto. Per questo ho deciso di portare avanti il progetto in concomitanza con le nostre attuali gare e garantendo di far correre le moto quando gli spalti sono quasi pieni e dando anche la copertura TV alle gare uguale a quella che diamo alle altre categorie". 

Ricordo di quando portarono per la prima volta in pista una Yamaha M1 e tu ti lamentasti che non faceva abbastanza rumore.

"Il rumore? La MotoE un po' ne fa. In Argentina però ho pensato di essere diventato completamente sordo!"

"Si, ma una cosa è quello che io penso dal punto di vista personale, un’altra cosa invece è come va avanti il mondo. Ma per me la cosa importante resta il rispetto per gli spettatori. Dopo ogni Gran Premio della MotoE, noi abbiamo chiesto agli spettatori cosa ne pensassero, se gli fosse piaciuta e se la mancanza di rumore fosse un fastidio. Abbiamo avuto risposte di ogni tipo, c’è a chi è piaciuta molto e a chi meno. Ma quasi nessuno si lamenta della mancanza di rumore. Anche perché in realtà fa un po’ di rumore, è diverso ma lo fa. Due anni fa abbiamo portato in giro per il mondo la MotoE su ogni pista per fare un giro dimostrativo su ogni tracciato. Quando siamo andati in Argentina, io ero seduto nel mio ufficio e non mi ricordavo che a quell’ora c’era la dimostrazione. Mi sono affacciato verso la pista ed ho visto passare questa moto che faceva zero rumore. Ho pensato subito ‘ecco, ho perso completamente il mio udito’. Sono uscito dall’ufficio ed ho chiesto a Carolina (la segretaria N.d.R.) se avesse sentito la moto e mi ha detto lei ‘ guarda che è elettrica’ (ride)". 

"Il web ha cambiato il mondo. Criville non lo riconoscevano, Marquez non può uscire di casa"

Dalla carta al web. Come vedi questo cambiamento, ti piace?

"Io se posso scelgo il giornale di carta, ma non posso negare che ogni volta che mi sveglio la mattina leggo il web. Quello che invece non faccio ed è una cosa che riguarda solo me, non vuol dire che sia contrario in generale, non sono presente in alcun Social Network. Perché ho 73 anni e non sono interessato a raccontare agli altri cosa faccio tutti i giorni. Vedo i miei figli che raccontano tutto, dove sono, cosa mangiano. Non ho niente in contrario e capisco che noi dobbiamo sfruttare bene questo sistema. Se pubblichiamo un video e lo guardano tantissime persone sui Social, abbiamo una copertura importante".

Il web ha avuto un impatto determinante per il motociclismo?

"Nel 1999 quando Civile vinse il campionato in 500 e fu il primo spagnolo a riuscirci, la gara in cui diventò campione si disputò in un orario perfetto per la Spagna perché si correva in Brasile, mentre in Europa era sera. All’epoca si trasmetteva in chiaro e quella gara fu l’evento più seguito in TV in Spagna fino alla finale dei mondiali di calcio del 2010. Io mi ricordo bene di quel successo e ricordo che top andammo per strada con Criville e solo qualcuno lo riconosceva. Adesso, dopo che c’è stata prima la Movistar e poi il fenomeno dei Social, Marquez non può camminare per strada. E neanche io. A me nel 1999 nessuno chiedeva niente, nessuna foto o autografo. Adesso se vado al ristorante c’è sempre qualcuno che mi chiede di fare una foto assieme. E questo da un certo punto di vista significa che la popolarità del mondiale è cresciuta". 

Intervista di Paolo Scalera

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