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Marquez: "Acosta? La rivalità è lottare per un titolo, fuori pista c'è rispetto"

"Ho imparato dal passato e fuori gara ci deve essere rispetto. E' il leader della nuova generazione, segnerà un'era della MotoGP. Il decimo titolo? Ben venga, ma sono in pace con me stesso"

MotoGP: Marquez: "Acosta? La rivalità è lottare per un titolo, fuori pista c'è rispetto"

Il primo weekend del campionato si è concluso con una nota amara per Marc Marquez, lo spagnolo infatti costretto al ritiro in gara nella tappa thailandese ha portato a casa solo 9 punti. Un esordio al di sotto delle aspettative per il nove volte campione del mondo che nonostante tutto guarda al futuro col metaforico bicchiere mezzo pieno proseguendo nel suo lungo recupero fisico. In queste settimane di pausa prima della seconda tappa del Brasile però Marc non si è risparmiato, rilasciando dichiarazioni ai media spagnoli.

Le prime battute si concentrano ovviamente sul suo stato di forma fisica: «Dopo ogni infortunio, cambia tutto al 100% - ha esordito - Questo è ciò che ho imparato nella mia carriera sportiva. A volte quel 100% scende di un punto, altre volte di 10 punti, il che è terribile per uno sportivo, ma cercheremo di lavorare nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, per trovare un livello ottimale che ci permetta di divertirci in sella alla moto. Ora ho un livello fisico che mi permette di lottare per il podio, ma voglio fare ancora un piccolo passo avanti per cercare di ritrovare la fluidità che avevo l'anno scorso".

A fare scalpore a seguito del weekend di esordio del campionato vi è stata naturalmente la prestazione sotto le aspettative della Ducati, una situazione che non preoccupa nè lo spagnolo nè i vertici di Borgo Panigale.
"Ovviamente saremmo meno preoccupati o più contenti, non preoccupati, perché non lo siamo, ma più contenti, se avessimo iniziato come l'anno scorso, con la pole e la vittoria in entrambe le gare. Non è stato così, ma va bene, siamo partiti secondi, abbiamo fatto un secondo posto nella sprint e domenica, se non fosse successo nulla in quegli ultimi sei giri in gara saremmo finiti sul podio. Quindi, non è andata poi così male".

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In ballo nella stagione 2026, l'ultima con l'attuale regolamento, per lo spagnolo non vi è solo la riconferma del titolo ma un traguardo, il decimo, che definirebbe ancor di più la storia dello sport.
"Il decimo sarebbe un regalo. A partire dal nono, e da quello che ho ottenuto dopo l'infortunio, ben venga quello che verrà dopo. Ovviamente lo inseguiremo, ci lavoreremo, ho ancora la stessa ambizione, la stessa voglia di prima e qualsiasi cosa succeda ben venga, ma senza il peso della necessità. Non volevo ritirarmi e sentire dire che dopo l'infortunio non ho più vinto. Sono stato quattro anni fuori gioco, per dirla chiaramente, ma abbiamo ricominciato a vincere".

Non è mancato però anche un confronto col "nuovo arrivato" Pedro Acosta. Il talento di Mazarron dopo aver conquistato la prima vittoria nella sprint ha lasciato la Thailandia da leader della classifica. Un confronto presto messo a tacere da Marquez, in cui lo spagnolo non aveva risparmiato una frecciatina al giovane collega, indicando come nel suo anno da rookie lui avesse già vinto il primo titolo in classe regina. Marc spegne quindi la querelle indicando come da parte sua non ci fosse alcuna volontà di creare attriti con quello che, secondo le voci di mercato, potrebbe rivelarsi il suo prossimo compagno di squadra.
"Capisco l'attenzione mediatica. Pedro Acosta è il leader della giovane generazione, è lui che la sta guidando ed è speciale. Poi potrebbero arrivare Máximo Quiles, David Alonso, Dani Holgado, Fermín Aldeguer. Sono rivalità che nascono, che possono essere puntuali, ma una rivalità si crea davvero quando arrivi alle ultime gare e stai lottando per un titolo. Spero di poter lottare con Pedro Acosta in molte altre gare, perché è il punto di riferimento della giovane generazione e sarà uno dei piloti che segnerà un'epoca nella MotoGP".

Quello dello scontro generazionale del resto è un tema ormai centrale nell'attuale era della MotoGP. Dal suo ritorno alla competitività dopo il saluto alla Honda e l'approdo nel team Ducati Gresini, Marquez si è confrontato con i campioni ed i talenti di oggi, da Bagnaia al più recente Bezzecchi, col quale si è reso sfortunato protagonista di un incidente nella scorsa stagione che lo ha tenuto lontano dalle piste per mesi. Un incidente sul quale lo spagnolo ha preferito non rivangare troppo.
"In pista è competizione. Logicamente fuori dalla pista cerco ancora di imparare dalle mie esperienze passate, da ciò che ho vissuto, sia da una parte che dall'altra. E' quanto successo ad esempio con la caduta di Bezzecchi lo scorso anno, in cui mi ha toccato da dietro ed in cui mi sono infortunato. Ho calmato le acque perché i social network sono ottimi per alcune cose, ma pessimi per altre. Una caduta del genere nessuno la provoca volontariamente per ferire un altro pilota. In quella occasione ho chiesto pace, perché sapevo e sono consapevole che il coinvolgimento era ampio. Penso che la rivalità debba rimanere in pista, perché è il bello della competizione e del motociclismo. Ma poi, fuori dalla gara, ci deve essere rispetto".

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Lo spagnolo non si fa però illusioni, al netto dello stato fisico e degli infortuni, anche per Marc Marquez, che poche settimane fa ha spento 33 candeline, arriverà un momento in cui dovrà appendere il casco al chiodo per quanto riguarda le competizioni. La possibilità quindi che possa incrociare le traiettorie in pista con Maximo Quiles, il giovane e brillante talento della Moto3 gestito dalla sua società, sono minime.
"Beh, la vedo una possibilità lontana. Per il talento lo spero e lo desidero e cercheremo di aiutarlo ad arrivare ai massimi livelli. Con la Vertical gli consigliamo di fare le tappe che gli spettano. Quest'anno deve correre in Moto3, se tutto va bene poi affronterà due anni in Moto2. Da lì dovrà passare alla MotoGP e ci ritroveremmo già nel 2029. A quel punto avrei già 36 anni. E' un qualcosa di cui sono consapevole e mi rendo conto che smetterò prima per il fisico che per la mente. Ma devo vedere come va, perché il ritiro non si pianifica, lo senti", chiosa quindi lo spagnolo.

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Andrea Scalera