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Marc Marquez: “Riappacificarmi con Valentino Rossi? Non dipende soltanto da me”

“Quindi non posso dire che mi interessi farlo. Tutti gli avversari mi hanno detto cose brutte, ma non mi sono mai fatto condizionare. Raggiungere le 89 vittorie di Rossi? Vincere 7 titoli in MotoGP è più fattibile”

MotoGP: Marc Marquez: “Riappacificarmi con Valentino Rossi? Non dipende soltanto da me”

Festeggiato al Sachsenring il traguardo dei 200 GP in MotoGP, Marc Marquez ha riflettuto sulla sua carriera nella classe regina del Motomondiale in un’intervista esclusiva concessa a DAZN Spagna in cui si è aperto su varie tematiche, come il suo debutto nella categoria e le battaglie con i rivali Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa.

Nonostante il passare degli anni, gli animi tra il campione di Cervera e il Dottore non si sono ancora distesi e l’otto volte iridato non ha fatto nulla per nasconderlo, quando gli è stato chiesto se è interessato a risolvere una volte per tutte la questione con Valentino. “Quando una cosa non dipende soltanto da te, allora non puoi dire: ‘mi interessa’” ha osservato il maggiore dei fratelli Marquez, che ha smesso di provare a tendere la mano a Rossi dopo che quest’ultimo si è rifiutato di stringergliela nella conferenza stampa del 2018 a Misano. 

Il pilota spagnolo sa bene che il nove volte campione ha ancora il dente avvelenato nei suoi confronti, ma non sembra dare un grosso peso alla questione. Marc, del resto, è abituato alle accese rivalità e ha imparato ad accettare e a convivere con le critiche sin dal suo debutto in MotoGP nel GP del Qatar del 2013. Anno in cui l’allora portacolori del team Repsol Honda si è trovato per la prima volta a dividere la griglia di partenza con leggende come Pedrosa, Lorenzo e lo stesso Valentino.

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“Tutti i rivali mi hanno detto cose brutte - ha detto ridendo Marc - Ho avuto le mie questioni con Pedrosa, con Lorenzo, con Valentino, ma sono rivali. Sono colleghi, ma rivali. E la cosa di cui sono più orgoglioso è che quando hai 20 anni è facile che tutte queste dichiarazioni ti condizionino e non mi hanno condizionato né nel carattere, né nel mio modo di guidare”.

Questo perché il 32enne si è sempre lasciato guidare dal suo istinto, sia dentro che fuori dalla pista. “Perché non sapevo come fare in un altro modo - ha ammesso - Guidavo d’istinto. Guido ancora d’istinto. Faccio ancora le interviste d’istinto, e anche i festeggiamenti, perché non mi piace preparare nulla. Ma, alla fine, dai rivali devi prendere il buono e il cattivo, e quando ti dicono cose brutte, ti motivano”.

Ad aiutare lo spagnolo a non farsi condizionare è stato forse anche il fatto di non essersi essersi reso conto nel suo anno di debutto in MotoGP di trovarsi all’apice del motociclismo. “Non ero consapevole di dove mi trovavo e questo mi ha aiutato a non sentire la pressione e a raggiungere ciò che ho fatto quell’anno, ma non ero consapevole di essere in MotoGPha confessato Marquez, che rivede ancora nella mentalità di quel ragazzo arrivato a conquistare il titolo nel suo anno d’esordio nel campionato: “Mi riconosco ancora nel desiderio e nella passione”.

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Ricordando i suoi esordi nella classe regina, Marc ha raccontato di aver trovato un riferimento in Dani Pedrosa.

“Ho imparato molto da Dani, ma perché eravamo compagni di squadra. Dani è quello da cui ho imparato di più su come guidare una MotoGP e andare veloci - ha affermato - Aveva un handicap: l’altezza e la forza. Se non fosse stato così, avrebbe vinto più di un Campionato del Mondo in MotoGP. Ho cercato di guidare come lui, ma con più forza e un po’ più di aggressività. Ho cercato di imitarlo perché lui guidava la mia stessa moto. Ma poi ho imparato a gestire le gare come faceva Valentino, ad andare in ‘modalità martello’ come faceva Lorenzo. Però non si può copiare un rivale. Devi cercare di avvicinarti ai suoi punti di forza, ma guidare a modo tuo”.

Lasciando da parte il passato, l’attuale leader del Mondiale ha dato uno sguardo anche al futuro, commentando la possibilità di eguagliare o superare le 89 vittorie di Valentino Rossi. Dopo essersi preso la seconda posizione nella classifica dei piloti più vincenti nella classe regina, superando per un’affermazione le 68 conquistate da Giacomo Agostini.

“In tutta la mia carriera sportiva non ho mai pensato: ‘voglio raggiungere questo numero’. Perché per raggiungere un numero, bisogna prima raggiungere quello precedente e non ho mai fissato, ad esempio, un numero di vittorie. Non sapevo nemmeno quante ne avessero Agostini o Valentino - ha spiegato Marc - Ora lo so, ma arrivare a 89 è difficile, sinceramente. Sono tante vittorie. Arrivare a sette campionati del Mondo di MotoGP è più facile che arrivare a 89 vittorie, o meglio è più fattibile, perché non è affatto semplice. Perché lo vedo più fattibile? Perché è il prossimo (titolo ndr.): dopo sei, ne arrivano sette. Ci proveremo”.

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Daniela Piazza