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MotoGP, Binder: "La Yamaha M1 è una moto facile? A me sembra una bestia"

VIDEO - "Mi sono allenato con una R1, ma una MotoGP è tutt'altra cosa: è così potente che devi aggrapparti al manubrio. Il mio obiettivo? Semplicemente imparare"

MotoGP: Binder:

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Fra tutti i debuttanti, Darryn Binder è quello con più lavoro da fare. Il salto dalla Moto3 alla MotoGP è enorme e il sudafricano ha di fronte a se una montagna da scalare. Per quanto si sia allenato nell’inverno du una Yamaha R1, la sua M1 del team WithU RNF è tutt’altra cosa da domare.

Binder lo sa bene e sta affrontando il suo percorso passo dopo passo, come ci ha raccontato nella videointervista che potete vedere qui sopra.

Siamo alla fine del secondo giorno di shakedown, quali sono state le tue sensazioni su una pista così esigente dal punto fisico?
Oggi faceva molto caldo e c’era molta umidità, più di ieri, e la guida di una MotoGP è molto fisica, sicuramente molto più di quella di una Moto3. Durante l’inverno ho guidato una R1 per abituarmi a una moto più pesante, ma sfortunatamente la potenza non è la stessa. Guidare una MotoGP è molto, molto più impegnativo, devo solo fare le cose passo dopo passo e ascoltare il mio corpo. Vorrei fare 100 giri al giorno, ma sfortunatamente non è possibile (ride). Penso che dopo questi tre giorni ne avrò due per riposarmi e poi tornerò in sella e penso che gradualmente mi abituerò a questa moto”.

Il tuo primo contatto con la MotoGP era stato a Jerez, Sepang è un circuito completamente differente. Quanto sono diverse le tue sensazioni sulla M1?
È bello. Jerez è un circuito veramente piccolo, è difficile abituarsi a questa potenza. Qui con un rettilineo più lungo puoi stare a gas spalancato per più tempo e raggiungere velocità più alte, ma ti senti anche più calmo, perché hai più tempo per riposarti e goderti la velocità. A Jerez è tutto un accelera-frena, accelera-frena (ride). È veramente bello e mi sto divertendo molto, sono super contento”.

Tanti descrivono la M1 come una moto facile, per quanto possa esserlo una MotoGP. Per te lo è?
Non credo che nessuna MotoGP possa essere veramente facile, forse solo paragonandone una a un’altra. Per me, non conoscendo nulla, arrivando qui e guidandola… è semplicemente una bestia. Con tutta quella potenza devi attaccarti al manubrio, non direi che è facile (ride)”.

Per un debuttante come te qual è l’aspetto più difficile da gestire?
La cosa più difficile è semplicemente capire cosa devo fare per cambiare il mio stile di guida, cosa mi serve per fare funzionare questa moto. Una delle cose più complicate è che, avendo tanta potenza, se apri il gas in modo troppo aggressivo la ruota posteriore inizia a slittare e perdi tempi. Devo capire come rialzare la moto, come mettere a terra la potenza, c’è tanto da fare per capire quando rialzare e quando piegare la moto. Passo dopo passo cerco di imparare, ma servirà tempo. Il team mi spiega tante cose, ma devo mettermele in testa e poi in pratica e servirà tempo. Passo dopo passo, se migliorerò ogni giorno sarò contento”.

Devi dimenticare completamente la Moto3? Non c’è nessun punto di contatto?
Una cosa che puoi mantenere, specialmente guidando una Yamaha, è la velocità a centro curva. In Moto3 devi farlo perché la moto va piano e penso sia positivo farlo anche sulla Yamaha”.

Sabato e domenica ci saranno i test ufficiali con tutti gli altri piloti e ritroverai Dovizioso dall’altra parte del tuo box. Quando potrà esserti utile?
Sarà importante avere qualcuno con così tanta esperienza, se faticherò in qualche punto gli potrò chiedere se anche lui ha le stesse sensazioni, se è colpa mia o della pista, potrò risolvere certi problemi. Non vedo l’ora di avere Dovi nel box, potere lavorare con lui e imparare da lui”.

Qual è il programma per i prossimi giorni?
Lo stesso tutti i giorni: cercare di imparare il più possibile e di migliorare sempre un po’ di più senza fare nulla di pazzo. È questo il mio obiettivo”.

Insieme a quello di stare davanti a tuo fratello…
(ride) “Sarebbe bello riuscirci, ma mi servirà un po’ di tempo”.

Foto © motogp.com

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