Tu sei qui

MotoGP, Gresini: "È triste vedere Valentino Rossi 13°, ogni cosa ha il suo tempo"

Fausto a ruota libera: "da Aprilia ho imparato tanto, ma avrei voluto essere più coinvolto. Iannone non meritava questo accanimento.Mi è mancato Marquez, davanti ha una montagna da scalare"

MotoGP: Gresini: "È triste vedere Valentino Rossi 13°, ogni cosa ha il suo tempo"

Share


Sono carico”, dice con la voce piena, di tuono. Ah, beati quelli come Fausto Gresini che sanno vedere il lato positivo. Sempre. Anche davanti al tramonto di un’esperienza lunga sette anni, quella con l’Aprilia. Dal 2022 il Gresini Racing Team tornerà indipendente. Lui abbozza un sorriso, l’orizzonte è laggiù. “Prima abbiamo un altro anno e la speranza è quella poter avere quei risultati che a oggi non abbiamo fatto, risultati che ci mancano. Darò il massimo per finire questa avventura, poi vedremo. Nulla è scontato. Dice Gresini che sta “parlando con tutti”, e tradotto vuol dire tenere aperta ogni possibilità per costruire un progetto vincente. L’unica certezza è che il suo team e le sue idee torneranno a volare libere, leggere, magari anche più veloci.

Come te lo immagini?

Diverso. Essere indipendente vuol dire assumersi responsabilità in più. Quando avrò finito questo contratto saranno passati sette anni. Nel frattempo il mondo è cambiato e noi dobbiamo essere pronti, preparati. Ma il prossimo sarà un anno doppiamente difficile: da una parte le gare e dall’altra il futuro. Stiamo lavorando, ma ci vorrà tempo”.

"La moto con cui correremo nel 2022? Questo è un quiz"

Il futuro si inventa.

“Servirà più creatività. Ma io sono gasato, motivato. Fabio Di Giannantonio guiderà una della nostre moto. Quale moto? Questo è grande quiz. E ride.

Con chi lavorerete, Honda?

“Io con Honda ho cominciato, l’ultimo mondiale Moto3 è con Honda che l’abbiamo vinto, per tre volte siamo diventati vice-campioni del mondo in MotoGP. Per me Honda è tante cose, è un buon ricordo. Ma questo non vuol dire nulla, è il passato di Gresini Racing, se potrà essere il futuro non lo so. Stiamo parlando con diverse persone”.

Perché si è scelto di non rappresentare più l’Aprilia ufficiale?

E’ una scelta non mia, da tempo loro avevano espresso il desiderio di fare un team ufficiale Ho deciso di fare una mia ufficializzazione, dire: noi ci saremo, semplicemente. Volevamo dare un segnale anche per costruire, non è che puoi lavorare nelle ombre e nelle tenebre, devi argomentare. E quindi l’ufficialità è una cosa importante, l’essere indipendenti è la piattaforma per un progetto nuovo”.

"Con Aprilia non sono riuscito a dare e avere qualcosa in più"

Cosa ti porti via di questi sette anni?

Con Aprilia abbiamo fatto un’esperienza importante. Avevano un’esperienza con Honda, gestito piloti importanti come Gibernau, Simoncelli. Lavorare con una squadra, una factory diversa che era al debutto, come Aprilia, mi ha insegnato tante cose, cose da dietro le quinte, anzi da fabbrica, e ho capito tante cose, certi meccanismi.

Il più importante?

Che dietro c’è una complessità incredibile. Però una cosa mi dispiace un po’”.

Cosa?

“Con Aprilia non sono riuscito a dare o avere o magari creare qualcosa di più, sono sempre stato considerato un po’ esterno. Io invece avrei voluto essere inglobato di più. Una scelta aziendale, che rispetto, ma che ho anche subìto.

"A Iannone hanno tolto il suo sogno, non lo meritava"

Della vicenda Iannone che cosa ti resta?

Forse è brutto da dire ma è così: resta poco. E’ un peccato perché Andrea avrebbe potuto dare un grande contributo. In termini di risultato, ma anche di sviluppo perché lui ha grande esperienza. Anche questa cosa qui non l’ho gestita io, è stata gestita da Andrea, da Aprilia. Speravo potesse andare diversamente, ma la sentenza non ci ha lasciato molto spazio. E quindi tocca forzatamente voltare pagina”.

Come si fa, come può farlo un pilota con una squalifica così lunga?

E’ un peccato. Dico davvero. Ma anche lì ci sono cose, regole da rivedere. Io non credo che Andrea sia uno non giusto. Per niente. Rispetto le sentenze, questo sì. Ma non vedo da parte di Iannone un dolo voluto, un approfittare per avere un vantaggio. Non lo vedo”.

Umanamente cosa ti lascia?

L’ho vissuta molto male. Ci dicevamo: “Ma no, non è possibile. Vedrai che adesso la mettiamo a posto”. E’ un po’ come togliere un sogno a un ragazzo. Quello del pilota è un lavoro molto corto. Ovviamente se gli fai una cosa così gli tarpi le ali, è come dirgli: tu non corri in più. Le regole sono regole, bisogna rispettarle. Ma Andrea non meritava questo accanimento. Mi dispiace. Gli cambi il modo di vivere”.

Uno che il modo di vivere non lo cambia è Vale, l’anno prossimo in Petronas.

Di Valentino si è detto di tutto e di più. Sempre. Vale, lo sappiamo, è un grandissimo pilota. E lo sta dimostrando ancora alla sua età. Alcune volte penso: sarebbe bello vederlo vincere, ma è triste vederlo quindicesimo o tredicesimo. Lo considero uno dei più grandi, va fortissimo ancora, ma qui c’è tutta gente di vent’anni. Lui il prossimo ne avrà 42. Come si dice? Ogni cosa ha il suo tempo. E’ brutto da dire, però è la realtà”.

"Nel ritorno di Marquez non mi pare ci sia nulla di scontato"

Sarà ancora il tempo di Marquez?

Quando tornerà, se sarà ok con quel maledetto braccio sicuramente sì. Forse anche più determinato. Ma non mi pare scontato, non è semplice. Lo vedo come un altro anno perso, quella che è sta affrontando è una strada in salita, è una montagna da scalare”.

Ti è piaciuta la MotoGP quest’anno?

In generale sì, ma francamente mi è marcato Marquez, mi sono mancate le sue scorribande, quelle che appassionano e fanno parlare. E’ stato un campionato un po’ strano. Certo, è bello vedere vincere la Suzuki. Pochi anni fa era fuori. Abbiamo visto quanto sono determinanti le gomme e tante altre cose. Quello di oggi è un mondiale fatto di regole, forse anche troppe.

Si sta prendendo il peggio delle Formula 1?

Sì, e questo un po’ mi preoccupa e non mi piace. Prendi la Moto3. Ma falli correre come correvano una volta, no? Le regole ci sono, forse a volte anche ingiuste, io sarei per la competizione un po’ più libera. Le regole ci sono e se uno è esagerato va corretto. Qualche regola in meno non guasterebbe”.

Che stagione è stata?

Molto particolare e difficile, vissuta in maniera preoccupante per tutto l’anno, intensa. Il problema è stato quello di dover riorganizzare tutto, dai contratti a come fare le cose e a chi faceva cosa. Abbiamo dovuto fare anche dei tagli. Gli organizzatori sono stati bravi con regole e discipline, questa volta sì utili. In primis si è badato alla sicurezza delle persone, hanno fatto un lavoro eccellente. E’ stato tutto molto traumatico, ma poi uno si abitua”.

A te il covid cosa ha insegnato?

Che pensiamo alla vita come a una cosa a senso unico. Invece no: ci sono mille modi di affrontarla. Il covid mi ha insegnato tante cose, anche cose che mi ero dimenticato. I rapporti umani, per esempio. Anche il paddock si è rilassato e le persone hanno cominciato a comunicare di più. Succedeva negli anni Ottanta. Avverto più umanità, più attenzione al prossimo. Poi ho imparato anche altre cose”.

Per esempio?

Che bisogna essere ancore di più sul pezzo, positivi, determinati, dài dài dài, e devi esserlo soprattutto nei momenti difficili”.

"In Moto2 il 2020 è stavo disastroso, voglio un team vincente e so di poterlo fare"

Dunque che team di Moto2 dobbiamo aspettarci il prossimo anno, da urlo?

Sì. L’ultimo è stato un anno disastroso, abbiamo fatto molto male. Le aspettative erano diverse. Invece io voglio essere un team vincente, so di averne le potenzialità, so di poter essere un team super forte. Aver riportato Diggia coi nostri colori è un piacere. E poi c’è Bulega”.

Quella di Nicolò è stata un’annata complicata.

So quello che può dare, è un ragazzo straordinario. Tra i due si creerà una bella lotta, Bulega darà il massimo come Di Giannantonio. Nessuno dei due vorrà restare indietro”.

Avete cambiato la struttura del team?

Tutto, a parte qualche meccanico. La mia determinazione è stata chiara. Ragazzi, ho detto un giorno, noi dobbiamo essere un top team, investiamo e spendiamo. E questo vale anche per la Moto3. Quando stai sempre fuori dal podio non va bene. Il prossimo sarà un anno diverso”.

Articoli che potrebbero interessarti