MotoGP, Bagnaia: "In Ducati per onorare Stoner e Bayliss, amo le sfide difficili"

ESCLUSIVA - "Dieci anni dopo Valentino sarò nel team ufficiale, ma ora c'è una moto che permette di vincere sempre. Sono pronto ad affrontare questa responsabilità"

Share


La notizia era nell’aria già da qualche settimana, ma l’ufficialità è arrivata questa mattina: Pecco Bagnaia vestirà i colori del team ufficiale Ducati nel 2021.Io ero l’unico a non sapere niente” scherza Pecco, con cui abbiamo parlato a pochi minuti dall’annuncio.

L’ho saputo solo dopo la gara di Barcellona - ci dice - Anche perché ci ho sempre sperato, ma non ho mai chiesto nulla. Ho preferito aspettare e meritarmelo in pista”.

Quale sensazione si prova sapendo di essere nel team ufficiale Ducati?

“Ha un fascino particolare, è una marchio italiano e molto prestigioso, è stato sempre il mio sogno. Sono stato molto felice in questi giorni”.

Quando hai iniziato a pensare che fosse possibile?

A inizio stagione non pensavo al team ufficiale, anche perché quel posto sarebbe stato di Dovizioso, quindi volevo dare il massimo per meritarmi la riconferma in Pramac e la moto ufficiale anche per il 2021. Stava andando tutto bene, ma a Brno mi ero infortunato. Già mi giravano dopo avere perso il podio a Jerez per un problema tecnico, volevo dimostrare di essere veloce e invece mi feci male, mentre Zarco aveva fatto una gara straordinaria in Repubblica Ceca. Poi, in Austria, ci fu l’annuncio dell’addio di Dovizioso. Sentivo di perdere la possibilità, ma fortunatamente ero riuscito a tornare a Misano e tutto è venuto facile. Penso che sia stato uno dei motivi per cui ho meritato questo posto”.

Spesso hai raccontato che da bambino eri attirato dalla Ducati di tuo zio, era un segno del destino?

“Aveva una 996, era bellissima. Mi piaceva da matti quando arrivava, aveva la frizione a secco e faceva un suono completamente diverso da tutte le altre moto, mi sono appassionato molto a Ducati. Inoltre ho sempre tifato molto per Valentino e quando andò in Ducati avevo sperato che sarebbe riuscito a vincere, sarebbe stato un sogno”.

"In Ducati 10 anni dopo Valentino, ma ora la moto può vincere in ogni gara"

Dieci anni dopo, ci sarai tu al posto di Rossi in quella squadra.

Perfetto (ride). Adesso però è tutta un’altra cosa, la nostra moto permette di vincere ogni gara mentre con la sua non era così. Aveva già fatto un miracolo arrivando a 2° a Misano, il livello della nostra moto è molto più alto. Penso che mi attenderà un lavoro diverso dal suo e l’unica cosa da fare è continuare a lottare come sto facendo adesso e non commettere più errori, come il mio venerdì scorso a Barcellona, per stare sempre davanti”.

Rossi ti ha già detto qualcosa dopo questo annuncio?

Non siamo ancora riusciti a parlare, ma questa sera andremo tutti insieme a cena fuori per un brindisi”.

"Dovrò onorare il posto che fu di Casey Stoner"

In Ducati non c’è stato solo Valentino, ma anche bandiere come Stoner e Capirossi…

“I ducatisti sono molto nostalgici nei confronti di piloti come Casey o Bayliss, avrò un ruolo molto importante e dovrò onorarlo”.

Pensi che essere in un team ufficiale ti darà una responsabilità e una pressione particolari?

Sicuramente è un’altra cosa, lo vedi con Dovizioso e Petrucci che sono spesso bersagliati da tutti. Sicuramente sarà una responsabilità in più, ma prima o poi devi affrontarla. L’ha avuta Marquez in Honda, ce l’hanno Rins e Mir in Suzuki, l’avrà Quartararo, è una cosa normale a cui bisogna abituarsi. Poi dipende da pilota a pilota, a qualcuno può dare fastidio mentre per altri è una motivazione aggiuntiva”.

Per te cos’è?

Sapere di essere nel team ufficiale mi spinge a migliorarmi. È qualcosa di nuovo, bisognerà vedere cosa succederà dopo le prime gare, ma sicuramente è un motivo di orgoglio”.

Questo cambiamento è arrivato nel momento giusto?

Secondo me sì, perché dall’anno scorso sono cresciuto tantissimo e ho fatto un passo in avanti veramente grosso. Devo solo concretizzare quello che sto facendo ed essere costantemente veloci per potere pensare di lottare per il titolo, che è l’obiettivo di una squadra ufficiale”.

"Credo molto in me stesso e mi piacciono le sfide difficili"

A metà dello scorso anno, quando le cose non giravano nel verso giusto, se ti avessero detto che saresti arrivato nel team ufficiale ci avresti creduto?

Ci avrei sperato più che creduto (ride). Sono una persona che crede molto in se stessa e mi piacciono molto le sfide difficili. L’anno scorso era stato un periodaccio, ero sempre per terra non appena provavo a spingere, ma grazie alla mia squadra, a Christian, a Francesco, a Tommy (Gabarrini, Guidotti e Pagano, capotecnico, team manager e telemetrista ndr) e a tutti gli altri ragazzi, sono riuscito a fare una maturazione che adesso sta portando risultati. È anche grazie a loro se sono così forte ora”.

Gabarrini e Pagano ti seguiranno nel team ufficiale?

Penso proprio di sì, ora che abbiamo carburato (ride)”.

"Il team Pramac mi ha aiutato a non abbattermi, vorrei regalargli una vittoria"

Cosa ti rimarrà del team Pramac?

“Innanzitutto voglio dire che è una squadra a un livello impressionante, non gli manca niente per essere un team ufficiale. Mi sento bene, Guidotti e Paolo Campinoti danno tanta serenità e c’è molta armonia fra tutti. Mi hanno aiutato molto a non buttarmi giù dopo una stagione difficile, Francesco mi è sempre stato vicino. Sono onorato di averli potuto conoscere”.

La tua maturazione è stata solo tecnica o anche personale?

Mi sono reso conto di quanto la testa faccia la differenza. L’anno scorso ero sempre giù, bastava poco per abbattermi, invece ora cerco sempre di essere positivo e sereno e per questo devo ringraziare anche le persone che mi sono vicine. Per esempio, Carlo (Casabianca, il preparatore della VR46 ndr) è sempre molto duro con noi piloti, ma sa dirti bravo quando te lo meriti. È una persona perfetta per me, che ho bisogno di essere sgridato quando ce ne è bisogno ma anche di sentirsi dire bravo. In più devo ringraziare tutta la VR46, Uccio, Barbara, Albi, Gianluca, lo stesso Valentino, e poi la mia ragazza e la mia famiglia. Sono tutte persone fondamentali per la mia serenità”.

Nel team ufficiale ti seguirà Jack Miller.

È lui che si porta dietro me (ride). Ci troviamo bene insieme, è un bravo ragazzo e poi va forte, che è fondamentale per crescere. Sono contento, la relazione fra compagni di squadra in MotoGP è diversa da quella che c’è nelle altre classi, ma avere uno come Jack nel box può aiutarmi”.

Ti farai un regalo per questa promozione?

Sarebbe quello di cercare di vincere una gara prima della fine dell’anno. Secondo me lo merita il team, lo meritiamo tutti. Ogni pista può essere buona per riuscirci, la moto di quest’anno è stata competitiva anche in piste dove di solito faticava. Già a Le Mans potrebbe esserci l’occasione”.

Share

Articoli che potrebbero interessarti