Non dire a Dovizioso che è tornato, o potreste farlo arrabbiare. Andrea, dopo la vittoria di Brno, non vuole sentire parlare di rinascita dopo una crisi che, per lui, non c’è mai stata. Il forlivese, come è nella sua indole, analizza la situazione tenendo i piedi per terra e cercando di tenere uno sguardo sulla situazione in più obiettivo possibile.
“Se mi dite ‘bentornato’ sembra abbia fatto schifo fino a ora - ride - So che dopo le 6 gare vinte lo scorso anno, tutti si aspettavano che continuassi a vincere e invece in questa stagione ci ero riuscito solo in Qatar. Allora tutti hanno pensato che stessi vivendo un brutto momento”.
Invece?
“La verità è che io e la Ducati siamo più veloci rispetto al 2017, la moto è migliorata e Gran Premio ne è stato la conferma. Lo definisco un fine settimana da paura: per come abbiamo lavorato, per la pole position e per la gara”.
Ti senti più leggere per essere tornato alla vittoria?
“Sarò monotono, ma mi ripeto dicendo che la gente ha visto più guai di quelli che avevo. Una vittoria senza sostanza può contare poco, se mi sento più leggero è per come è andato il fine settimana in generale”.
Però hai battuto Marquez e Lorenzo, quello che viene definito il dream team dei prossimi due anni…
“Certo fa piacere (sorride). Trovarsi Marc e Jorge alle spalle negli ultimi giri e riuscire a gestirli è tanta roba. Ci sono stati degli attacchi duri e io ho risposto con degli schiaffi, non mi sono fatto problemi e ho reagito di conseguenza”.
È diverso lottare con Lorenzo rispetto che con Marquez?
“Se c’è Marc sei sicuro che tutto si risolverà con un sorpasso, mentre con Jorge è una lotta di velocità. Però non c’era solo Lorenzo oggi, è stato diverso. Sapevo che Marquez ci avrebbe provato e l’unica carta da giocarmi era riuscire a prendermi qualche rischio nel momento in cui si sarebbero dati fastidio, in modo da prendere vantaggio”.
È stata una strategia perfetta.
“Ma non l’ho pianificata a tavolino, l’ho decisa giro per giro. A inizio gara dalla tabella sapevo solo che c’era un gruppo di 6 piloti, nient’altro, cercavo di chiarirmi le idee guardando i maxi schermi. Ho scoperto delle cose interessanti che mi hanno aiutato. Ho cercato di fare un po’ di tira e molla per sgranare il gruppo, ma non ha funzionato. Poi sentivo Marquez alle mie spalle, pensavo avesse margine, invece è arrivato Jorge. In quel momento non avevo armi, non sapevo i lori punti di forza e le loro debolezze. La differenza l’ha fatta la mia velocità, quasi inaspettata. Ho scoperto di potere lottare, di avere delle carte da giocarmi”.
Hai dimostrato ancora una volta di battere Marquez, hai qualche rimpianto guardando la classifica?
“È normale: tre battute a vuoto sono pesanti e senza quegli errori penso che sarei in linea con Marc. Non sono uno che racconta balle e ora è tutto difficile, basta vedere cosa ha fatto Marquez oggi: pur in difficoltà è stato con noi. La verità è che per batterlo dobbiamo essere completamente a posto e anche così è complicato”.
Significa che alla Desmosedici manca ancora qualcosa?
“Non sono ancora contento al 100%, c’è ancora un aspetto da migliorare. Non riusciamo ancora a gestire le gomme al meglio, ma non so se sia a causa degli pneumatici o della moto. La mia sensazione è che le gomme sia cambiate rispetto allo scorso anno. In questo fine settimana abbiamo capito delle cose e penso che questo avrà degli effetti nelle prossime gare”.
La prossima è l’Austria, dove Ducati ha sempre vinto…
“Non ci potrebbe essere pista migliore, ma quest’anno mi aspetto Marquez e altri piloti più competitivi rispetto al passato. Sarà più difficile per noi vincere, ma mi aspetto anche che alcuni cambiamenti datti ci possano aiutare”.