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MotoGP, Lorenzo: ora la Ducati è più simile alla Yamaha

"La GP18 mi piace di più della moto 2017 e ha un gran potenziale". Dovizioso: "oggi siamo andati da paura, ma tengo i piedi per terra"

MotoGP: Lorenzo: ora la Ducati è più simile alla Yamaha

I sogni di Lorenzo si stanno avverando e la nuova Desmosedici si sta rivelando la moto che cercava. “Ora la Ducati è più simile alla Yamaha”, o meglio, per essere completamente fedeli alle parole di Jorge, “più simile alla moto che ho guidato negli ultimi anni”.

Cambia un po’ la forma ma non la sostanza. Una sorta di Rossa con gli occhi a mandorla, o una M1 con un motore che strappa le braccia. Perché la Ducati non ha tradito il suo carattere, né perso per strada i suoi punti di forza.

Nel primo e nell’ultimo settore sono il più veloce - e sono, non a caso, i due punti con i due lunghi rettilinei - nel terzo sono in linea con gli altri, mentre nel secondo perdo 3 decimi. Ecco voglio riuscire a recuperare quel tempo”.

Perché Jorge sta già pensando alle gare e più che sparare un tempo ad effetto, cerca la costanza.

Oggi il mio passo è stato intorno ai 2’00”, se domani scendessi sotto questo limite sarebbe un grande risultato - ammette - So stato di nuovo competitivo, abbiamo provato qualche parte nuova, la moto va forte e sono convinto che il suo potenziale sia ancora maggiore. Non abbiamo fatto un enorme salto in avanti, ma non ci si può aspettare un grande miglioramento tutti i giorni”.

L’importante è avere trovato fiducia, una base solida da cui partire.

A me questa moto piace molto di più di quella dello scorso anno - assicura - Certo la GP17 va forte, basta vedere i tempi di Miller, ma questa è migliore. C’è ancora da sistemare frenata e accelerazione, anche perché da quanto si è visto ci sono tanti piloti vicini tra loro”.

Una curiosità: Lorenzo, come Miller, preferisce la carena ‘alata’ a differenza di Dovizioso e Petrucci.

Qui si perdono fra i 6 e i 7 chilometri all’ora in rettilineo, ma si guadagna in accelerazione. Alla fine è questione di cosa cerca ogni pilota”.

DOVIZIOSO: STIAMO ANDANDO DA PAURA - Carena o non carena, a confermare i progressi della Desmosedici c’è anche il Dovi. “Se dovessi pensare solo alle sensazioni in sella oggi e fare un confronto con gli avversari, direi che andiamo da paura - parte Andrea - ma non si possono tirare conclusioni dopo solo due giorni e resto con i piedi per terra”.

Così il forlivese resta calmo e analizza, come suo solito, la situazione senza tralasciare nulla.

Oggi ho fatto nuovamente delle comparazioni con la vecchia moto e sono riuscito a capire qualche dettaglio in più - spiega - Le sensazioni sono state particolarmente buone, ho girato nelle ore più calde e riuscivo a scendere sotto i 2 minuti anche con le gomme usate. Non stiamo parlando di miglioramenti enormi, su questa pista anche la GP17 va veloce, ma è la conferma che qui siamo particolarmente a posto.

Peccato non avere visto tutto il potenziale sul giro secco.

Dovevamo fare dei cambiamenti sulla moto, montare delle parti, abbiamo finito un po’ in ritardo e non c’è stato tempo” dice.

Ci sarà tempo domani, anche per tirare le somme. Dovi vorrebbe una risposta più dolce all’apertura del gas, “ma non sarà semplice”, ma soprattutto chiarirsi del tutto le idee. Una cosa non facile, perché Sepang, Buriram e Losail sono tre piste tutto sommato simili fra loro. Manca il banco di prova di una pista come Jerez, più tortuosa.

È vero, non sono le piste giuste per togliersi ogni dubbio - riflette - Sono comunque 3 test importanti, perché i miglioramenti li vedi ovunque ma per certi aspetti avresti bisogno di altri tipi di circuito. Qualcosa te lo puoi immaginare, ma non tutto”.


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