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MotoGP, Suppo lascia HRC: la batteria è scarica

Livio dice addio alla MotoGP: "voglio dedicare tempo a me stesso e alla mia famiglia. Il Mondiale con Ducati il ricordo più bello"

MotoGP: Suppo lascia HRC: la batteria è scarica

Livio Suppo ha sempre avuto il gusto per i colpi di scena e ha fatto un’uscita di scena da consumato attore. Oggi ha annunciato che lascerà il team ufficiale Honda, di cui è stato il primo team principal non giapponese a partire dal 2010, e il mondo della MotoGP. Nella sua carriera ha vinto tantissimo, 6 titoli piloti e 5 costruttori. Iniziò a lavora in 125 con il team Playtime con Marco Melandri, poi la 250 con Ukawa e infine l'ingresso in MotoGP con Ducati come project leader.

“Sono stato in questo paddock per 22 anni e mi ha dato tanto - spiega - Questa è una decisione che cambierà la mia vita. Avevo ancora un anno di contratto con HRC, ma questo era il momento giusto per lasciare. Tutto è sotto controllo per la prossima stagione e avranno tempo per organizzare il futuro, per questo ha anticipato la mia uscita”.

Perché, Livio, hai preso questa scelta?
Volevo cambiare vita, lasciare al top, dopo una stagione come questa in cui abbiamo vinto tutto, non è semplice, ma sento di avere preso la decisione giusta. Voglio dedicare più tempo a me stesso e alla mia famiglia, dopo tanti anni mi mancavano troppo i tanti fine settimana passati fuori casa.

Se non avessi una famiglia, avresti deciso diversamente?
Questo lavoro è una droga, ma da single forse avrei lasciato addirittura prima. Ho sempre preso le mie scelte con lo stomaco, sentivo quando era tempo di cambiare anche se non conoscevo cosa avrei fatto dopo. Sono orgoglioso di quanto fatto in HRC ma ora la batteria è scarica e voglio ricaricarla”.

È un addio definitivo alla MotoGP?
Mai dire mai, ma al momento non penso di rientrare in questo mondo”.

Quali sono ora i tuoi programmi?
“Ora ho bisogno di staccare e di fare qualcosa di diverso, ma ho già qualche idea. Mi piacciono molto le biciclette (è coinvolto nell’azienda Thok, che produce mountain bike elettriche ndr) e sicuramente mi dedicherò a quel mondo”.

Ripensando alla tua carriera, qual è stato il momento migliore?
Il titolo nel 2007 con la Ducati, è stato qualcosa di speciale. Avevo spinto per entrare in MotoGP e anche per passare alle Bridgestone, sentivo particolarmente mio tutto quel progetto”.

Un ricordo di HRC, invece?
Quando mi arrivarono a casa i biglietti da visita con quel logo fu un'emozione. HRC è sempre stata un riferimento per me, da ragazzino mettevo sulla moto i loro adesivi sperando che così andasse più forte (ride). Mi volle Nakamoto, sono stato il primo team principal non giapponese, e la lascio con più ricordi belli che brutti”.

Ora dovranno sostituirti, decideranno nell’inverno, li consiglierai?
Non sono in quella posizione, ormai non è più mio diritto influenzare il loro futuro”.

Hai lavorato con Ducati e Honda, quali sono le differenze?
Sono due ‘aziende da corsa’ e lo staff delle squadre è per la maggior parte formato da europei, quindi le differenze non sono così grandi. Quando ero in Ducati, uno dei nostri vantaggi era la velocità nelle decisioni, bastava una chiacchierata con Preziosi e Domenicali. Però anche HRC è strutturata in un modo molto snello”.

Sei stato dietro le quinte dei successi di Stoner e Marquez, se dovessi sceglierne solo uno?
Senza nessun dubbio Marc, perché lavorare con lui è piacere. Casey ha un talento immenso, quello di Marquez è simile ma lui è speciale. Firmammo il primo contratto nel 2011, pensavo che arrivato in MotoGP, con tanti soldi e tanta fama, sarebbe cambiato. Invece è rimasto lo stesso ragazzo di quel giorno, gliel’ho detto ancora oggi salutandolo, è l’aspetto che apprezzo maggiormente di lui, più ancora dei suoi risultati”.

Rimarrai per i test di domani?
Certo, voglio vedere Morbidelli al suo debutto sulla Honda!”.

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