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Il crollo di Bagnaia: una storia di errori, passi falsi e delusioni

ANALISI DI UNA CRISI - In Ungheria Pecco ha disputato il suo weekend peggiore in termini di risultati, ma potrebbe essere stato quello della svolta. Ne ha bisogno per il 2026

MotoGP: Il crollo di Bagnaia: una storia di errori, passi falsi e delusioni

Per sua stessa ammissione, Pecco Bagnaia al Balaton Park ha toccato il fondo. Lo dice lui e lo dicono i numeri: 15° in qualifica, 13° nella Sprint e 9° nella gara, i peggiori risultati della stagione in un weekend di gara. L’unica consolazione è che, quando si è così in basso, non si può che risalire. È quello che si augura il piemontese della Ducati.

Il 2025 è sicuramente il suo peggiore anno da quando è nel team ufficiale. In 14 Gran Premi, ha racimolato appena una vittoria, una pole position e 7 podi, a cui si aggiungono altri 5 podi nelle Sprint. Pochissimo per chi puntava a lottare per il titolo, invece ora il suo compagno di squadra Marc Marquez in classifica ha praticamente il doppio dei suoi punti (455 contro 228).

Bagnaia, in Ungheria, ha rivelato di avere fatto un errore di valutazione nei test invernali, non capendo il reale potenziale della GP25 confrontato con quella della GP24. In verità, in Malesia sembravano tutte rose e fiori: “non avevo mai provato un motore nato così bene” dichiarò. L’unico dubbio era la frenata: “dobbiamo sistemarla”. Lui e Marquez erano allineati. Peccato che poi tutte le novità furono bocciate.

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Nella tabella qui sotto vedete i risultati di Bagnaia in qualifica, Sprint e gara, con il distacco dal primo di ogni sessione.

Che qualcosa non funzionasse alla perfezione si era capito fin dall’inizio. Bagnaia non arrivava dietro solo a Marc, ma anche ad Alex, con la moto 2024. L’unica soddisfazione ad Austin, con la vittoria grazie alla caduta del compagno di squadra. Buriram, Termas e Cota non sono mai state troppo nelle corde del piemontese, c’era una giustificazione, ma il peggio doveva ancora arrivare.

In Qatar Pecco cadde in qualifica, disputò un Sprint incolore, ma in gara sembrava avere trovato la quadra. Nulla di più sbagliato, Jerez - pista amica - dimostrò che era ancora un passo indietro ai due fratelli Marquez. La crisi divenne lampante a Le Mans e Silverstone dove, cadute a parte, non fu mai in partita.

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Il campanello d’allarme, però, risuono ancora più forte al Mugello e ad Assen, due circuiti in cui Bagnaia aveva sempre dominato. In qualifica si difese bene, ma nelle gare non riuscì ad andare oltre agli ormai abituali piazzamenti. 

Il Sachsenring fu un altro disastro, addolcito solo dal podio domenicale, l’ultimo fino a qui conquistato. Non bastò nemmeno la pole position a Brno a dare una svolta. Al Red Bull Ring la crisi era conclamata: i 12 secondi abbondanti sul traguardo ne erano la prova. Il gap più grande dell’anno, su un tracciato favorevole sulla carta, sia per lui sia per la Ducati.

Sembrava che non si potesse scendere ancora, invece è arrivato il Balaton Park. Per la prima volta Pecco non è riuscito a entrare in Q2. A quel punto, non rimaneva che fare una cosa: una rivoluzione, alla ricerca di quella fiducia in frenata che era sempre stata in suo punto forte e che è diventata quello debole. Le posizioni sul traguardo descrivono un fallimento (13° il sabato a quasi 15 secondi da Marc, 9° la domenica a quasi 13°), ma le parole di Pecco dicono il contrario.

Domenica sera, ha affermato che l’esperimento è riuscito. Quella che poteva essere la mossa della disperazione, potrebbe essere la svolta cercata da mesi. Non è questione di risultati, ma di sensazioni alla guida e, per quelle, bisogna fidarsi di quello che dice il pilota. 

Per scoprire però se la luce in fondo al tunnel è più vicina, bisogna ancora aspettare. Fino a Barcellona, dove si correrà fra una settimana. L’anno scorso al Montmeló aveva vinto per due volte (nel GP della Catalogna e in quello della Solidarietà in sostituzione a Valencia), quindi è un banco di prova importante e decisivo. Ormai il 2025 è finito in termini di sogni iridati, ma c’è il 2026 da costruire. Non si può fare sulle macerie, ma su solide basi. Ci sono ancora 8 weekend per Bagnaia per dimostrare che non è solo capace di imparare dagli errori, ma anche di superarli. 

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Matteo Aglio