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MotoGP, Aprilia contro Ducati: hanno aggirato il regolamento

ESCLUSIVO Massimo Rivola spiega la genesi del reclamo: "avevo avvertito Dall'Igna che se avessero usato il 'cucchiaio' avremmo agito"

MotoGP: Aprilia contro Ducati: hanno aggirato il regolamento

Non è stato un fulmine a ciel sereno il reclamo presentato dalle case presenti in MotoGP, con l'esclusione della Yamaha, contro la Ducati.

La casa bolognese, infatti, nella persona di Gigi Dall'Igna, nei giorni scorsi aveva ricevuto una chiamata da Massimo Rivola, Ceo di Aprilia Racing, che lo avvertiva che nel caso la GP19 fosse stata schierata con il cosiddetto "water deflector", questa la definizione ufficiale del dispositivo montato sotto il forcellone della GP19, sarebbe stata inoltrata una protesta ufficiale.

Ma di cosa stiamo parlando?

Il dispositivo sotto accusa è una specie di cucchiaio montato davanti alla gomma posteriore. Inizialmente è stato provato dalla Yamaha a fine 2018, poi la Ducati ne ha portato in pista una versione evoluta che, secondo la ricostruzione degli avversari della Ducati, si avvale anche di una appendice montata sui piedini della forcella e che avvolge parte dei dischi dei freni.
Dovrebbe servire per deviare, in caso di pioggia, l'acqua dalla ruota posteriore.

Il dispositivo è stato approvato dunque in quanto migliorativo della sicurezza dei piloti, visto che aiuta a diminuire il fenomeno dell'aquaplaning.

Il 'water deflector'.In realtà un diffusore: si vedono nel particolare le alette nel 'cucchiaio' che servirebbero a generare carico

Questo in teoria. In pratica, secondo i firmatari della protesta, serve a generare carico aerodinamico.

"Il 19 febbraio era arrivato un chiarimento da parte di Danny Aldridge (direttore tecnico del campionato N.d.R.) che ne permetteva l'utilizzo in caso di pioggia - inizia a spiegare Rivola, che poi aggiunge - successivamente il 2 marzo è arrivato un ulteriore chiarimento che spiegava che il dispositivo non doveva avere alcun effetto aerodinamico".

Una cosa piuttosto difficile da dimostrare, ma che l'Aprilia si è presa la briga di fare e non con le parole, bensì mostrando ad Aldridge risultati di analisi al computer, con tanto di disegni dei flussi d'aria.

"Abbiamo fatto vedere che in quella zona, cioè davanti alla ruota posteriore, l'aria viaggia molto velocemente - spiega Rivola mostrandoci le stampate dei flussi d'aria attorno ad un modello di moto generate dal computer - e più veloce va l'aria, più basta una piccola ala per generare carico".

Ala? Ma non si parlava di una specie di cucchiaio?

"In realtà all'interno del 'cucchiaio' ci sono tre alette: la classica conformazione  triplano. E perché si mettono tre ali?".
La domanda è retorica. Qualsiasi ingegnere aerodinamico può rispondere a questa domanda: per generale carico.

"Hanno provato a dirci che serviva non solo a deviare l'acqua, ma che aiutava anche a raffreddare la gomma posteriore, un problema di cui soffriva Petrucci, che è uno dei piloti più pesanti - sorride Rivola, mentre racconta - Poi il dispositivo è stato utilizzato anche Dovizioso, che è decisamente più leggero. Inoltre usare un dispositivo per raffreddare la gomma in Qatar, dove il problema è l'opposto, per via delle temperature che scendono nella notte, è un nonsenso".

Insomma, questa protesta non è nata all'improvviso nella notte del Qatar dopo la vittoria di Dovizioso di misura su Marquez.
Le case si sono parlate ed hanno preparato una relazione tecnica, aggiungendo anche l'epistolario, cioè lo scambio di domande presentate ad Aldridge e le sue risposte.

"Noi sapevamo che avrebbero rigettato la nostra proposta. Per questo avevamo già addirittura preparato l'appello - sorride amaro Massimo Rivola - ma la volete sapere una cosa? Non siamo noi a dover dimostrare che quello utilizzato dalla Ducati è un dispositivo aerodinamico atto a generare carico: sono loro a dover dimostrare che non lo fa, con dei dati. Ovviamente la decisione di rigettare  la protesta è stata politica. Non si vuole sconfessare l'operato di Danny Aldridge. Il fatto è che le nuove regole aerodinamiche sono state prese per diminuire i costi di progettazione. Questo è lo spirito della norma. Questa decisione, invece, va in direzione diametralmente opposta. Permette cioè di aggirare il regolamento andando a studiare qualsiasi lacuna dello stesso per migliorare la prestazione. Ed è ovvio che se una casa ha 20 ingegneri aerodinamici a disposizione ed un'altra solo uno, si possono trovare molte soluzioni".

Fa una pausa, Rivola. Poi prosegue.

"Sono da una vita nel mondo delle corse, e non viene aggiunto neanche un grammo ad un mezzo da competizione se questo non migliora la prestazione".

Altra pausa, Poi la conclusione, che riassumiamo liberamente così: "Non voglio fare il professorino che viene dalla F.1 ad insegnare come si stilano i regolamenti. Io non sono un tecnico, ma abbiamo bisogno di maggiore professionalità".

Senza entrare nel merito, non possiamo che  essere d'accordo. Per la cronaca: su tutto ciò in sala stampa non è arrivato uno straccio di comunicato sino alle 2:23 del mattino dell'11 marzo. Questo è l'ABC delle comunicazione. La FIM e la Dorna preferiscono sempre utilizzare la 'tradizione orale'. Forse perché verba volant, scripta manent?

A proposito: la Yamaha non si è unita alla protesta solo perché essi stessi avevano presentato per primi un 'water deflector' (molto diverso nella concezione), utilizzato a Valencia nell'ultimo Gran Premio del 2018. Sul bagnato.

 

 

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