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Marquez: "con Rossi non ci salutiamo, ma il motociclismo ha bisogno di entrambi"

"Ai test di Sepang ci sarò quasi sicuramente. Il futuro? Il mercato si muove presto e nel 2027 cambiano i regolamenti, quindi bisogna riflettere bene. Nessuno potrà garantirti quale sarà la moto migliore. È una sfida, un rischio, ma anche un’opportunità"

MotoGP: Marquez: "con Rossi non ci salutiamo, ma il motociclismo ha bisogno di entrambi"

Giornata infinita per Marc Márquez a Madrid: tra interviste, tifosi, foto col trofeo (la replica) e il casco rosso celebrativo del nono Mondiale, lo spagnolo ha chiuso il tour ai microfoni di El Larguero (Cadena SER). Quarantacinque minuti di chiacchiere a ruota libera: dall’infortunio alla spalla all’inverno di recupero, dal rapporto con il fratello Álex alla “non-relazione” con Rossi, dai test di Sepang al rebus 2027. Un Marc schietto, autoironico, già con la testa alla riabilitazione.

“Mi hanno tolto il tutore ieri”

 

“La spalla va meglio. Proprio ieri mi hanno tolto il tutore. Era festa a Madrid, ma ho chiesto ai dottori di controllare se potevo toglierlo. Abbiamo fatto la TAC, tutto bene. Non avrebbe avuto senso venire qui con il braccio libero e poi rimettere il tutore domani. Per ora, se faccio qualcosa di più intenso, uso una fascia leggera. Tra due settimane radiografia di controllo e si prosegue.”

Sulle voci del “chiodo piegato” scuote la testa: “Macché. Quando sono caduto in Indonesia, il mio fisio — Carlos García, quello che mi segue da sempre — ha visto due viti ai raggi X, ma erano vecchie, di un’operazione precedente. Una si era piegata già nel 2020, quando mi ruppi l’omero a Jerez. Ho corso così per anni. L’importante è adattarsi e far parlare i risultati, non il braccio. E nel 2025 si è parlato solo dei risultati, finalmente.”

“Quante viti ho? Boh, in questo braccio una ventina, più o meno. Una placca dietro, una davanti, due viti qui e una nuova. Ma no, non suono ai metal detector (ride). E non le toglierò: se non danno fastidio, restano lì. Sono un souvenir della carriera.

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“A Valencia non valeva la pena rischiare”


“Mi sarebbe piaciuto correre a Valencia per salutare, ma non aveva senso. Il rischio era alto e non avrei guadagnato niente per il 2026. Certe volte bisogna usare la testa, anche se il cuore direbbe altro.”

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“Il campione egoista? No, ma lo diventa”

 

“L’egoismo arriva col mestiere,” ammette Marc. “Se vuoi davvero raggiungere certi obiettivi, un po’ devi esserlo. Avevamo organizzato con la mia compagna un viaggio alle Seychelles per inizio dicembre, ma è saltato. Lei l’ha capito, me lo ha perdonato. Quando sei un atleta, il tuo mondo ruota attorno alla tua priorità del momento — e adesso la priorità è recuperare. Però senza smettere di godersi un anno incredibile come questo.”

 

“Per mio fratello cambierei un titolo"

 

Alla domanda se scambierebbe uno dei suoi titoli per un Mondiale MotoGP vinto da Álex, non esita: “Assolutamente sì. E se nel 2026 se lo guadagnerà, tanto meglio. Io difenderò i colori del team ufficiale Ducati, lui quelli del Gresini, ma continueremo a lavorare insieme come sempre. È il modo migliore per crescere entrambi.”

 

“Con Rossi? Ognuno fa la sua strada"

“Rossi ossessionato? Ognuno vede le cose a modo suo. Io non sto lì a guardare indietro. Se vincerò il decimo Mondiale, non credo che lui si preoccupi… e, sinceramente, non mi interessa. Mi concentro su chi mi porta valore. Se ci incontrassimo? No, non ci saluteremmo. Lui non ha bisogno di me e io non ho bisogno di lui. Ma il motociclismo, quello sì, ha bisogno di entrambi.”

“A Sepang ci sarò (quasi) di sicuro”

“A Sepang dovrei esserci, al 90%, a meno di sorprese. Ora serve solo pazienza. Le prossime tre settimane saranno decisive: l’osso deve finire di saldarsi, i legamenti di consolidarsi. Magari non sarò al 100%, ma l’obiettivo è essere in pista.”

“Per il 2027 serve calma e intuizione"

 

“Adesso non posso prendere decisioni: sono infortunato e preferisco aspettare. Però il mercato si muove presto e nel 2027 cambiano i regolamenti, quindi bisogna riflettere bene. Nessuno potrà garantirti quale sarà la moto migliore. È una sfida, un rischio, ma anche un’opportunità. Valuteremo tutto con calma e sceglieremo il progetto giusto per me.”

 

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Paolo Scalera