Quando correva parlava poco e andava veloce, ma alla fine ha raccolto meno di quello che avrebbe meritato. Tre titoli iridati, tutti marchiati Honda, a fronte di un sodalizio durato poco meno di vent'anni, spalmati tra il 2003 in 125 e il 2004 e 2005 in 250, mentre in MotoGP ha dovuto accontentarsi di posizioni più arretrate, anche se in tre occasioni è stato vice-campione. Dani Pedrosa resta comunque una colonna del Motomondiale dell'era più recente e non a caso KTM ha scelto proprio lui come collaudatore dopo aver preso le misure alla classe regina nel 2018.
Ormai sono anni che lavora con il costruttore austriaco e lo spagnolo continua ad essere un riferimento, sia dal punto di vista tecnico sia da quello umano. A dichiararlo candidamente durante lo scorso GP dell'Austria il boss della scuderia Stefan Pierer che, parlando a SpeedWeek, si è lasciato andare in elogi nei suoi confronti.
"E' lui il capo! A lui spetta il lavoro di sviluppo della moto, ma anche prendere le decisioni. Gli altri invece, devono guidare e basta", ha spiegato.
Pur avendo più volte espresso la volontà di essere meno presente sui circuiti, il 38enne starebbe vivendo una fase di cambiamento e di riprensamento rispetto ai vecchi propositi. Se n'è detto convinto il consulente della Casa di Mattighofen Heinz Kinigadner. "Adesso è di nuovo motivato e ce lo ha comunicato in maniera chiara. Sa di essere ancora in grado di mettere a punto una moto come si deve. Dopo aver rifiutato di prendere il via a dei GP, dopo i due test di Spelberg l'ho visto davvero desideroso di ricominciare e già ha ripreso a dialogare direttamente con i piloti", ha asserito non escludendo un ritorno in pista del corridore di Sabadell e la trasformazione del suo ruolo in quello di mentore.