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MotoGP, Valentino Rossi e la 'paura' di cambiare

La bilancia del Dottore: "gare come quelle di Phillip Island mi danno la carica, fare quello che non mi piace invece mi scarica"

MotoGP: Valentino Rossi e la 'paura' di cambiare

Ieri, si è discusso molto delle dichiarazioni rilasciate da Valentino in un’intervista a BT Sport. “Sono molto spaventato dal mio ritiro, penso che tutto diventerà molto noioso” ha ammesso il 9 volte campione del mondo. Queste parole non devono stupire, Rossi corre da 22 anni nel motomondiale, senza contare tutti quelli passati nelle categorie promozionali.

La sua vita, semplicemente, è costruita sulle moto ed è assolutamente normale che guardi con preoccupazione il giorno in cui tutto questo non ci sarà più. Prima o poi arriverà il momento di voltare pagina e naturalmente sarà doloroso. Significherà rimettersi in gioco, seguire un'altra strada. È un sentimento normale, che può provare qualsiasi persona che abbia amato il suo lavoro e senta avvicinarsi il giorno della pensione.

Però Valentino non è esattamente una persona normale, è uno degli sportivi più famosi al mondo e uno dei più grandi piloti della storia, senza volere mettersi a stilare improbabili classifiche. Ha vinto tutto, ha soldi e fama e la domanda non è tanto quando si ritirerà ma per quale motivo continui ancora a correre. Perché, in questo momento, il Dottore ha tanto da perdere e tutto sommato poco da guadagnare.

Quello che mi dà la carica è fare quello che mi piace, guidare la moto, passare tempo con i miei amici o semplicemente stare a casa e rilassarmi. Perdo carica quando devo fare qualcosa che non mi piace, andare in un posto in cui non voglio” ha spiegato.

Con i 40 anni sempre più vicini, è innegabile che Rossi debba fare più fatica dei rivali pià giovani. Ci sarà anche l’esperienza a cui affidarsi, però serve allenarsi più intensamente e, naturalmente, ci sono tante cose che pesano, come i viaggi, gli eventi. Non si tratta di capricci da star, ma della semplice realtà delle cose.

Eppure Valentino non molla, anzi sembra non avere perso un briciolo del suo entusiasmo. Altrimenti non si spiegherebbe il rientro a tempo di record ad Aragon dopo l’infortunio, oppure il modo in cui ha lottato nel GP di Australia contro i ‘ragazzini terribili’ della MotoGP.

La gara di Phillip Island mi ha dato tantissima carica, migliore è stata solo quella di Assen perché ho vinto - ha raccontato - È importante essere competitivi, mi piace migliorare nel fine settimana e poi essere veloce in gara. In Australia è stato incredibile, se riesci a vincere una gara come quella hai la carica per un altro anno”.

Rossi non ha fatto l’errore di altri suoi colleghi che si sono ritirati per poi rientrare spesso con risultati sotto le aspettative. Ha continuato a lottare e a mettersi in gioco, perché per adeguarsi ai tempi che cambiavano ha dovuto cambiare lui stesso. Con un solo obiettivo: divertirsi e vincere. A qualunque costo, anche qualche sportellata.

“Penso che devi superare senza toccare gli altri piloti, ma è anche vero che nella mia carriera sono stato molto aggressivo e a volte l’ho fatto. Però prima capitava negli ultimi giri, ora è così dall’inizio alla fine. Ho imparato crescendo che il motociclismo non è uno sport di contatto… rispetto? In questo momento è una grossa parola. Devi cambiare il tuo atteggiamento, all’inizio sei arrabbiato, vai a parlare con gli altri piloti ma poi non cambia niente. Devi essere come loro.

Le regole del gioco cambiano e devi adattarti, perché i titoli vinti in passato non contano nulla ed è come se si ricominciasse da capo ogni domenica. Se vinci sei ripagato di tutti gli sforzi, se non ci riesci senti la fatica.

Valentino ha davanti a sé una bilancia: da una parte ci sono quelle sensazioni che solo una vittoria può darti, dall’altra tutti gli sforzi per riuscirci. Fino a quando le prime supereranno i secondi, il Dottore continuerà a correre. Quando l'equilibrio si modificherà, dovrà allora affrontare la sfida più grande, la sua seconda vita non da pilota. Magari dietro al muretto dei box, sempre coinvolto nel mondo delle moto, m in un altro ruolo.

Il contratto è firmato fino al termine del 2018, nei primi mesi del prossimo anno deciderà se estenderlo e un grosso peso nella sua decisione l’avrà anche la Yamaha. Se gli daranno una moto competitiva scegliere sarà molto più facile, uno stimolo in più per gli ingegneri giapponesi.

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