“Motorsport is dangerious”, lo leggiamo quando entriamo nei circuiti, lo sanno i piloti, lo sappiamo noi, nessuno ci obbliga. Fingiamo che in fondo non sia così. Ma che succede quando lo vediamo? Che succede quando gli incidenti, come quelli visti oggi nel GP di Catalunya, il pericolo, ce lo sbattono infame davanti agli occhi? Succede che le domande, i dubbi, ci assalgono, perchè l’evidenza che nel gioco delle corse, ci si giochi la vita, fa paura.
Nella seconda ripartenza, ha avuto paura Luca Marini, vedendo la gamba di Zarco incastrata nel cerchione della Ducati di Bagnaia dopo l’incidente che ha coinvolto tutti e tre. Ha pensato al dolore provato dopo il suo botto di Suzuka.
Poi però “the show must go on” e allora Luca è tornato ai box, ha cambiato moto, s'è cambiato la tuta sbucciata, ed è corso a schierarsi per gli 11 giri della terza ripartenza, chiudendo in sesta posizione (dopo la penalità a Joan Mir per la pressione degli pneumatici) una giornata che poteva andare molto peggio. Una giornata in cui dei risultati importa a tutti poco e niente.
“Penso che oggi la prima cosa da dire sia augurare una buona guarigione a Zarco e Marquez - esordice Marini - Soprattutto per Zarco mi dispiace molto. Ho visto la gamba, si vede chiaramente quello che è successo, e mi sono rivisto io a Suzuka dopo l’incidente. Adesso che la tensione della gara è passata, con la concentrazione e tutto il resto, mi viene proprio da stare male per questa cosa. Ovviamente, a differenza di Suzuka, qui gli interventi sono arrivati subito. Per fortuna c’erano i medici, l’ambulanza, tutto. Speriamo che almeno possa provare meno dolore il prima possibile, che secondo me in questo momento è la cosa più importante. Poi la guarigione avrà i suoi tempi”.
Non trovi un po’ troppo estremo che vi mandino in pista dopo dieci minuti da un incidente di cui non sai nulla? Non si sa se i tuoi colleghi stanno bene o meno e questo magari questo può anche compromettere la concentrazione, no?
“Io penso che faccia parte di quello che viene richiesto a noi piloti di MotoGP. Siamo i piloti migliori del mondo e dobbiamo essere pronti anche a questo. Sappiamo che il motorsport è molto pericoloso, che le moto sono molto pericolose. Abbiamo il massimo rispetto l’uno per l’altro e non vogliamo mai che succeda niente di grave. La salute e la sicurezza vengono prima di tutto. Però sappiamo anche quanto sia importante lo sport per tutti gli appassionati. Alla fine qual è l’altra soluzione? Aspettare di più? La gara bisogna correrla”.
Come si gestiscono due ripartenze? Tu sei anche stato coinvolto nel secondo incidente.
"Cerchi di rimanere concentrato e di ripetere ogni volta la tua procedura. Speri anche di avere un po’ di tempo. Io sì, sono stato coinvolto nella caduta, quindi sono dovuto tornare un po’ di corsa, cambiarmi, fare tutto molto velocemente. Però ognuno ha le proprie tecniche per ritrovare la massima concentrazione”.
Si parla anche di questa partenza molto lontana dalla prima curva, dove si arriva fortissimo e tutti vicini. Non si potrebbe avanzare la griglia?
“No, non si può spostare. Gliel’abbiamo già chiesto, ma non si riesce. Anche perché poi inizierebbe la discesa, quindi non è che si possa arretrare così tanto. Secondo me già il fatto che in futuro non ci saranno gli abbassatori può essere un punto a nostro favore. Perché adesso qui sai che alla prima frenata la forcella fa 150 mm di corsa. Con i device alcuni la usano a 130, 135, perché tanto sai che arrivi in fondo e freni come un animale. Io ad esempio nella terza ripartenza non sono riuscito a fermare la moto perché mi è rimasto agganciato il device. È stato ancora più pericoloso: ho fatto le prime due curve con il dispositivo agganciato, poi ho dovuto tirare su la moto e sbatterla per terra per sganciarlo. Non vediamo tutti l’ora che finisca questa roba…”, ha confessato il pilota Honda.
Non sarebbe il caso di vietare i dispositivi in partenza già da quest’anno? Almeno su alcune piste.
“Ne abbiamo già parlato. Verrà fuori, vediamo. Stiamo cercando di mettere d’accordo tutti i team. Secondo me, come abbiamo detto anche in Safety Commission e come ha detto Pecco, è un peccato che molte volte siamo in pochi lì dentro. Penso sia importante che noi piloti restiamo uniti. Dobbiamo riuscire a mettere tutti d’accordo e fare in modo che sia un passo verso la sicurezza”.
Si riuscirà a ottenere questa modifica regolamentare già per il Mugello?
“Il Mugello è come qua: tutti con i device giù e si arriva giù in fondo. Per quello va risolta alla svelta. Però su piste tipo Silverstone può essere diverso, vediamo. Alla fine non è che sia tutta colpa degli abbassatori, perché gli incidenti c’erano anche prima”.
Qui a Barcellona abbiamo anche visto anche arrivare più di un pilota sugli airfance dopo delle cadute. E’ una pista sicura questa?
“Secondo me la pista è molto sicura. L’incidente successo ad Alex è stata veramente una sfortuna. Anche se hai tutto lo spazio del mondo, una cosa del genere può capitare. Le moto sono pericolose, ragazzi. Siamo tutti qui pronti a giocarci la pelle a ogni curva, a ogni giro. Purtroppo fa parte del nostro sport, ma è anche il suo bello e se arriva al pubblico anche questa sensazione, guadagna ancora più valore”.
Tornando all’assenteismo in Safety Commission eravate in tre? Pecco ha detto che spesso siete pochi.
“Molto spesso siamo in tre, sì. Diciamo che il 90% delle volte c’è Jack. Questo venerdì c’erano anche Franco, Martin e Bezzecchi, ed è stato un piacere averli con me. Pecco è il nostro rappresentante e secondo me è la figura giusta”.
C’è anche chi dice che quando eravate in tantissimi non si risolveva niente, perché ognuno doveva dire la sua. Magari in quattro o cinque si decide meglio.
“Per me è meglio essere tutti. Il problema è che dobbiamo essere tutti d’accordo e avere un po’ più di comunicazione tra di noi. La verità è che siamo sempre più stressati. È molto difficile, durante un weekend di gara, avere energie mentali da dedicare anche ad altre cose che non siano la pista”.
Oggi il risultati nudi e crudi sono passati un po' in secondo piano. Ma la tua gara com’è andata?
“Con la prima gomma media dietro, quella per fare una gara normale, avevo sensazioni molto molto buone. Poi dopo la prima bandiera rossa abbiamo messo una morbida nuova, però dopo la caduta quella morbida non si poteva più usare. Ho dovuto montare un’altra media. Ma il problema non è stato solo quello: sull’altra moto, quella che ho usato per l’ultima partenza, la frizione era nuova. Quindi non sono stato perfetto allo start, ho perso un sacco di posizioni e lì la gara si è complicata parecchio”.
Abbiamo visto anche tanti “under investigation” per le pressioni dal parco chiuso. Anche qui è strano, no?
“La regola è questa: tocca fare le pressioni giuste. Posso rispondere solo così. Se il regolamento è scritto così, noi dobbiamo solo seguirlo. Al massimo possiamo cambiarlo per il futuro”, ha concluso il pilota HRC prima di essere promosso in sesta posizione dopo la penalità assegnata a Joan Mir.