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Marini: "Puig? Preferisco non dire. Ma è un burbero con cui mi piace parlare”

"Sono contento che non lasci Honda, può fare la differenza. Arriverà Brivio? L'obiettivo di Honda è tornare a giocarsela davvero. Il mercato si sistemerà verso luglio-agosto"
Marini: "Puig? Preferisco non dire. Ma è un burbero con cui è bello parlare”

La notizia del giovedì di vigilia al GP di Catalunya è senza dubbio quella che viene da Honda: dopo quasi un decennio Alberto Puig lascerà il ruolo di team manager per assumere un incarico di consulenza in HRC. A questo punto, porte spalancate per l'arrivo di Davide Brivio nel ruolo lasciato vacante dallo spagnolo.

Il cambiamento sarebbe stato grande in qualsiasi realtà, ma quando lo scossone lo danno case giapponesi, tendenzialmente conservatrici, l’eco è maggiore.

Non si poteva allora che partire da qui con Luca Marini, che con la sua consueta disponibilità e capacità di visione, ha espresso un suo parere personale sulla figura di Aberto Puig prima di parlare di moto, prestazioni, e mercato, per poi concludere esponendosi su un altro tema decisivo, ossia il coinvolgimento dei piloti MotoGP in Safety Commission, sempre più rado, e la comunicazione con Dorna.

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Avevo chiesto a Honda di aspettare almeno dopo il mio incontro con i media, così sopravvivevo senza dover rispondere alle domande. Però sì, ormai avete già letto tutto! – scherza l’italiano, prima di entrare nel merito Ci sono delle cose che preferirei non dire, però voglio dire subito che Alberto è davvero una gran persona. È stato fantastico lavorare con lui e sono contento che in futuro possa continuare a lavorare per Honda. Penso che abbia un gran carattere, è veramente una persona vecchia scuola. E’ uno con cui ti piace parlare, ti piace avere a che fare. Magari da fuori non sembra, perché molte persone hanno questa visione di Alberto un po’… non so, “burbero”, però in realtà prima di tutto è un pilota. Quindi su tante cose ti parla davvero da uno che ne sa, da uno che ha vissuto certe situazioni sulla propria pelle, con la propria esperienza. E questa è una cosa fantastica. Poi è uno che ti parla diretto. E secondo me in questo paddock non ci sono tante persone così. Quindi sono davvero contento di continuare a lavorare con lui. E come avete letto, in futuro resterà con Honda, non lascia, quindi sono felice per lui, perché penso che possa fare la differenza in tante cose”.

E’ uno che parla in maniera molto diretta anche della situazione tecnica?
Sì, è molto consapevole della realtà del pacchetto tecnico che abbiamo. Ti sa parlare da pilota a pilota per farti trovare il massimo che si può tirare fuori da questo momento, dalla situazione che c’è”.

Questo cambio, con l’arrivo di Davide Brivio, sembra l’ennesimo strappo che Honda prova a dare per arrivare all’anno prossimo e giocarsela davvero.
“Sì, l’obiettivo è sicuramente quello. Vediamo come andrà”.

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Pian piano anche i pezzi del mercato piloti cominciano a trovare posto, puoi darci un aggiornamento sulla tua situazione?
Ci sono altre cose che si devono sistemare prima di definire la mia situazione”.

Altre caselle che si devono riempire?
“No, non si tratta di caselle. Si tratta di altre cose. Però adesso stiamo parlando, vediamo come va a finire. In realtà è ancora solo maggio. Secondo me fino a luglio-agosto quest’anno non si sistemerà tutto”.

Tu nel paddock sei uno dei pochi appassionati di calcio: secondo te se venisse introdotta anche in MotoGP una finestra di mercato sarebbe una buona idea o qui non sarebbe applicabile?
Applicabile è applicabile, sicuramente. Tanto tutti gli accordi che prendi prima della finestra di mercato possono decadere in qualsiasi momento, quindi si può fare. Però è una cosa di cui si parla spesso negli ultimi anni. Se ancora non è stata fatta, si vede che alla fine non c’è la necessità di farla. A me, sinceramente, non cambierebbe niente”

Pensavi che Martin sarebbe rimasto in Aprilia alla fine?
“Non lo so. Adesso nelle ultime dichiarazioni sta dicendo che vuole rimanere, quindi non so cosa succederà”.

Passando alla pista, proverai qualcosa già nel weekend che poi magari porterete avanti anche nel test, oppure no?
No, in realtà no. Ne abbiamo parlato stamattina: abbiamo due o tre cose importanti per il test, ma ha senso provarle, perché c’è bisogno di tempo. Durante il weekend di gara siamo già troppo tirati. La moto adesso, secondo me, ha raggiunto un setup di base che mi piace. Voglio essere concentrato sul tirare fuori il massimo da questo weekend con quello che abbiamo, perché tanto non avremo niente che possa migliorare troppo la performance. Abbiamo già qualcosa dal test di Jerez che dobbiamo ancora affinare, quindi non ha senso buttare dentro altre cose che in questo momento non porterebbero un miglioramento sul tempo sul giro”.

Però rispetto a Jerez avete qualcosa di più radicale?
“Dipende dai punti di vista, ti risponderei. Lo so, è una risposta ambigua, però ci sono delle cose nuove interessanti. Vedrete”

Marini: "chiediamo da anni di riasfaltare, ma non è pericoloso"

La prima domanda in Safety Commission sarà su quando verrà rifatto l’asfalto qui a Barcellona?
Pecco dice la stessa cosa ogni anno. Però abbiamo chiesto tante, tante volte di riasfaltare questa pista. Detto questo, non è davvero un tema di sicurezza, perché alla fine non è una questione pericolosa. C’è solo pochissimo grip, davvero poco grip. Dall’altra parte, però, non è qualcosa di pericoloso. È semplicemente una caratteristica di questo asfalto, che non ci offre la miglior performance. Però possiamo gestirla, come facciamo con altre piste o con altre situazioni. Finché le cose sono sicure, non possiamo lamentarci troppo. È solo che quando c’è poco grip ci si diverte meno sulla moto”.

Miller ha detto a Le Mans che la Safety Commission è diventata quasi inutile: quando ha iniziato lui ci andavano tutti, ora siete praticamente tu, lui e Pecco ogni settimana, e quasi nessun altro.
“Sì, l’ultima Safety Commission è stata abbastanza piccante. Però, come hai detto, secondo me la Safety Commission è molto importante per noi piloti, perché ci permette di comunicare con Dorna e trovare soluzioni ai problemi che abbiamo. È vero però che negli anni tutto è migliorato. Dorna ha fatto un lavoro fantastico e la sicurezza in generale sulle piste è migliorata tantissimo. Quindi adesso non ci sono così tanti argomenti di cui parlare. Magari quando una pista è nuova ci sono tante cose da dire. Però dal mio punto di vista il vero problema è che noi piloti non riusciamo a essere tutti insieme. È molto difficile andare tutti nella stessa direzione, con le stesse idee, perché ognuno pensa per sé. Credo che succeda un po’ in tutti i lavori, no? Però sarebbe fantastico se in futuro i piloti riuscissero ad avere una comunicazione migliore e un rapporto migliore tra di loro. Al momento c’è tanto rispetto tra tutti, secondo me, però serve una mentalità più aperta”.

Marini: "In Safety Commission ormai siamo praticamente in tre"

Però forse è impossibile che tutti la pensino allo stesso modo. Magari si potrebbe decidere con la maggioranza.
Ne abbiamo parlato e siamo arrivati anche a un punto simile. Infatti, se dobbiamo prendere una decisione, chi è presente in Safety Commission la prende insieme a Dorna. Però spesso si tratta di priorità minori, diciamo. Per le cose importanti, al momento, serve più comunicazione”.

Per esempio sulle scelte dei nuovi circuiti…
Di quello in realtà ne parliamo molto. Ogni volta ci presentano tutto il progetto, tutte le loro idee, e c’è una comunicazione trasparente con l’organizzazione. Questa è una cosa fantastica, perché noi vogliamo essere coinvolti e vogliamo dare il nostro feedback. Penso che il nostro punto di vista possa aiutare la MotoGP a crescere ancora".

Aiuterebbe rendere obbligatoria per tutti i piloti la presenza in Safety Commission? 
“No, non credo. Ti dico che in passato eravamo in venti dentro quella stanza ed era un caos. Non è una questione di numeri. Forse dovremmo semplicemente essere più uniti, tutti insieme, con un rappresentante che possa parlare di più con l’organizzazione. Abbiamo provato tante volte a farlo, ma fino a ora non è stato possibile. Vedremo in futuro. Però, ripeto, non è un problema di quanti siamo: è che dobbiamo essere più uniti. Ci sono ancora piloti che magari non vogliono parlarne o non ne parlano, anche perché durante i GP non c’è tempo. È difficile anche riuscire a stare fuori dallo stress, perché adesso la MotoGP è davvero impegnativa dal punto di vista mentale. Magari lasci perdere semplicemente perché è una cosa in meno nella lista delle cose a cui pensare”

Chi vorresti come rappresentante dei piloti?
“Al momento non importa chi sia. Deve partire da noi", ha concluso il #10.

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Gianluigi Mazza