Le Mans non è di certo il weekend più disteso della stagione, figurarsi per due francesi. Perché puoi anche provare a raccontartela, a dire che alla fine è un Gran Premio come gli altri, che la domenica contano sempre le gomme, il passo, il meteo, la posizione di partenza. Tutto vero. Però poi arrivi nella tua Nazione, vedi le tribune piene, le bandiere, le maglie col numero 5 e col numero 20, la gente che ti chiama da ogni parte del paddock, e capisci che no: Le Mans, per Johann Zarco e Fabio Quartararo, non può ovviamente essere una gara come le altre.
Quest’anno, inoltre, Zarco torna nel posto in cui, un anno fa, ha fatto una di quelle cose che restano: il primo francese a vincere il GP di casa dal 1954. Roba che la gente, ancora oggi, gli ricorda ovunque.
“In realtà quel ricordo dell’anno scorso me lo porto dietro da tutto l’anno, perché ogni tifoso che incontro mi dice: ‘Wow, quella vittoria è stata pazzesca’. E non solo i tifosi francesi: anche fuori dall’Europa, in altri Paesi, me la ricordano sempre quella vittoria in Francia. Lì ho capito che vincere nel proprio Paese fa davvero una differenza enorme. Prima non me lo aspettavo così tanto. Ed è una cosa molto bella, me la sto godendo parecchio”.
Il pilota LCR, però, non la mette giù come uno che arriva a Le Mans per rifare il miracolo su ordinazione. Certe giornate non le programmi e neanche le pretendi, se arrivano, devi solo essere abbastanza lucido da non buttarle via.
“Quello che è successo l’anno scorso mi fa pensare che, se dovesse capitare di nuovo qualcosa quest’anno, devo solo restare concentrato e provare a cogliere l’occasione. Perché a volte l’opportunità arriva verso di te, e non devi sprecarla”.
Poi c’è il meteo, che in Francia è sempre un personaggio della storia.
“Penso che i tifosi francesi siano gli unici che sperano nella pioggia per un Gran Premio. Di solito la gente vuole il sole, stare tranquilla sull’erba… invece i francesi non lo vogliono. È chiaro che se piove ho più possibilità. A Jerez ho visto che sull’asciutto, anche con un buon passo, non potevo davvero pensare al podio, e nel finale ho anche faticato parecchio. Sul bagnato, invece, posso avere più chance di giocarmi un podio”.
Non è che Johann faccia la danza della pioggia, sia chiaro. Però sa benissimo che, se l’acqua dovesse arrivare davvero, la storia cambierebbe.
“Non è che speri nella pioggia domenica, sinceramente non mi interessa troppo. Però so che, se arriva, cercherò di sfruttare questa opportunità”.
E qui viene fuori una delle parti più interessanti della conferenza, perché Zarco prova a spiegare perché sul bagnato sembra spesso avere qualcosa in più.
“Credo di aver sviluppato questo feeling con la pioggia negli anni, capendo sempre meglio la moto e come funziona — o non funziona — una gomma. È una sensibilità che è migliorata stagione dopo stagione. Sul bagnato, forse, tutti i movimenti della moto sono più morbidi, con meno energia, e quindi riesco ad avere un controllo migliore rispetto all’asciutto. Sull’asciutto devi spingere tantissimo, e a volte diventa difficile andare ancora oltre. Sul bagnato invece ho più feeling”.
Attenzione, però: non tutto il bagnato è uguale. A Zarco non piace per forza il diluvio universale. Il momento in cui sente di poter fare la differenza è un altro: quando l’acqua è poca.
“La condizione che mi piace di più è quando c’è un po’ meno acqua in pista. Quando piove tanto non sento di poter fare una grande differenza, perché ho bisogno di qualche giro per prendere fiducia. Ma quando l’acqua è un po’ meno e magari gli altri iniziano a faticare con le gomme che si muovono, lì riesco a prendere il mio vantaggio”.
Fabio Quartararo, invece, arriva al GP di casa con un’altra storia addosso. Per lui Le Mans resta speciale, certo, ma oggi bisogna fare i conti con una Yamaha che non gli permette di presentarsi con le stesse ambizioni di qualche anno fa. Fabio non ci gira intorno. Però nei test di Jerez qualcosa si è mosso.
“Chiaramente le aspettative sono molto più basse rispetto all’anno scorso, purtroppo. Però nel test di Jerez abbiamo ritrovato più che del potenziale: direi soprattutto un feeling. Fin dall’inizio stavamo faticando molto sull’anteriore. Quindi proveremo a ritrovare quella sensazione all'anteriore, perché su una pista come questa può aiutarci parecchio. Sappiamo quanto sia importante qui”.
La novità tecnica più concreta riguarderà l’aerodinamica provata proprio a Jerez, che Quartararo conferma verrà utilizzata nel weekend francese.
“Sì, useremo l’aerodinamica che abbiamo provato a Jerez, perché è stata positiva. È lì che abbiamo ritrovato un po’ di feeling, e penso che sarà molto importante. Come dicevo, in passato ero abituato a fare il tempo usando tanto l’anteriore, mentre con questa moto non riesco a farlo. Quindi questa soluzione dovrebbe aiutarci un po’ in quella direzione”.
Poi c’è la gente. E per Fabio, in un momento così, il pubblico ha un peso diverso. Quando vinci, il pubblico ti spinge e ti carica. Quando fai fatica, ti ricorda quanto vorresti dare e quanto, magari, la moto non ti permette ancora di restituire.
“Soprattutto quando i risultati non sono grandiosi, è chiaro che diventa più difficile. Però il mio spirito resta sempre lo stesso: cerco di dare il massimo sulla moto. Quando metto il casco, quello che mi rende felice è andare al 100%, spingermi al limite. Ed è quello che sto facendo. Anche se i risultati non sono quelli che vorrei, né quelli di cui posso essere contento, la situazione è questa. Io continuerò comunque a spingere al 100%”.
Ma il GP di casa non è solo una gara. È anche tutto quello che gli gira intorno. Interviste, eventi, foto, autografi, gente che ti ferma ovunque, programmi più pieni, energie che se ne vanno già prima di salire in moto…
“Dire che è un incubo sarebbe una risposta sbagliata – sostiene Zarco - perché dobbiamo renderci conto che senza i tifosi non siamo niente. E dobbiamo anche capire quanto siano felici di vederci, incontrarci, provare a fare una foto o avere un autografo. Penso che loro sappiano che non possiamo accontentare tutti, però noi cerchiamo comunque di prenderci del tempo per farlo”.
E qui Zarco tocca un tema che spesso si vede poco: il pilota, nel weekend di casa, deve essere atleta ma anche personaggio. Tutto insieme. E qualcosa, inevitabilmente, lo paghi.
“È molto impegnativo, serve organizzazione. Ed è anche stancante, perché secondo me mettiamo un po’ da parte l’aspetto sportivo: abbiamo più cose da fare e quasi ci dimentichiamo che dobbiamo essere in forma per salire in moto. Quindi, in un certo senso, per cinque giorni sacrifichiamo un po’ la parte da atleta, e poi proviamo a recuperare energie per gli altri Gran Premi”.
Quartararo la vede in modo simile, anche se prova a godersela con un po’ più di leggerezza.
“Vedere i tifosi, vedere che si divertono, secondo me è davvero speciale. Poi dipende: quando stai facendo grandi risultati, è chiaro che senti anche una pressione in più. Nel mio caso, adesso, non credo che questa pressione ci sia davvero. Sto solo cercando di godermela e di renderli felici”.
E poi arriva la classica domanda su fattore campo, quella che in un GP di casa torna sempre: ma il pubblico fa andare più forte?
“A essere sincero, quando siamo in pista non sentiamo il pubblico urlare. Magari con la visione periferica vedi che la gente si muove, e intorno al circuito sembra quasi un’onda nera. È bello”, dice il #5
Con gli anni, però, Zarco ha imparato a non farsi fregare da quell’energia. Da giovane provava a trasformarla in qualcosa in più, e spesso il rischio era strafare. Adesso la usa in un altro modo: non la forza, la lascia arrivare.
“Diciassette anni fa, per me, era più una cosa del tipo: provo a fare qualcosa in più. Però poi magari fai troppo, e infatti ho commesso degli errori. Adesso invece lascio che questa energia in più mi porti su, me la godo. Non sono io a cercare di fare l’extra: lascio che sia l’energia del pubblico a spingermi. C’è una grande passione per la moto a Le Mans, che è un po’ come una cattedrale delle corse”.
Quartararo, da parte sua, dice più o meno la stessa cosa con parole diverse.
“In generale quando vuoi fare troppo è proprio lì che fai l’errore. Io di solito cerco sempre di dare il massimo. Certo, a volte senti che sei nel tuo GP di casa e vorresti trovare una spinta in più, però non penso che questo mi faccia ottenere automaticamente un risultato migliore”.
Alla fine, il punto su Zarco è tutto qui: la gente lo guarda e pensa alla vittoria dell’anno scorso, al meteo, alla pioggia, alla magia che potrebbe ripetersi.
“Non penso di arrivare qui da favorito. Arrivo qui pensando: wow, l’anno scorso è successo qualcosa che quasi non potevamo credere possibile. Adesso la gente vuole crederci, forse ci crede ancora di più, pensa che magari possa succedere di nuovo qualcosa del genere. Quindi è più una questione di fiducia, di speranza, che di essere davvero il favorito o uno dei pretendenti alla vittoria”.
E se dovesse piovere, beh, allora la musica potrebbe cambiare. Perché a Jerez, quando l’acqua è arrivata, il francese ha ricordato a tutti di essere uno di quelli da tenere d’occhio.
“A Jerez, quando ha piovuto, mi sono qualificato secondo, giocandomi la pole position. Quindi ho confermato che sul bagnato ho più possibilità, e cerco di sfruttarle quando arrivano. Basta guardare le previsioni meteo: forse è per quello che la gente pensa che arrivo da favorito. Però, come ho detto, no: più che altro magari ho una chance. E sarebbe semplicemente incredibile vivere di nuovo una cosa così”.
Infine, spazio in conferenza anche al vincitore di Jerez, Alex Marquez, che arriva in Francia con un obiettivo: capire se i passi avanti con la GP26 e la prestazione ottenuta il Andalucia siano ripetibili o meno.
“Prima di Jerez faticavo parecchio a fermare la moto nel modo giusto e nel punto giusto. È vero che anche il mio stile di guida non aiuta molto in quella fase, e già con la 2024 perdevo un po’ di tempo lì. Quest’anno, però, in quel punto mi sentivo ancora peggio: la differenza era più grande. A Jerez sembra che siamo riusciti a ritrovare un feeling simile a quello dell’anno scorso, e io sono tornato a fare la differenza negli altri punti in cui sono forte, come la trazione, l’ingresso o la percorrenza del centro curva. Dobbiamo però capire se è un passo avanti concreto o solo il risultato di una giornata positiva. Comunque a Jerez mi ho avvero avuto sensazioni simili a quelle che avevo con la moto 2024”, ha concluso il pilota Gresini.
