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Lecuona: “Un anno fa ero distrutto: io e Petrucci non siamo stupidi, già sapevamo”

L’INTERVISTA – “Ducati non c’entra nulla con Honda, più ti sforzi ad andare forte e più vai piano: sulla Panigale sono caduto una sola volta. Il Mondiale? Mai dire mai, la pressione è tutta su Bulega. KTM mi ha scaricato nel momento peggiore"
iker lecuona

Passato, presente e futuro. Alla vigilia del round di Balaton, Iker Lecuona si racconta in questa lunga intervista toccando vari temi. Nel weekend in cui la Superbike fa tappa a in Ungheria, il tracciato del Balaton Park evoca brutti ricordi al pilota spagnolo, considerando quanto accaduto lo scorso luglio.

Adesso però la storia è ben diversa, Iker ha infatti lasciato la Honda e ora sta vivendo una sorta di seconda vita con la Ducati, che gli ha restituito il sorriso. I numeri non mentono e a quanto pare sembra proprio lui il diretto rivale di Nicolò Bulega nella corsa al titolo. 

“L’incidente di Balaton di un anno fa è stato uno dei momenti peggiori della mia carriera sportiva – ha esordito – ricordo infatti che in quel periodo avevo in programma tante cose: la 8 Ore con Honda, alcune sostituzioni in MotoGP… ero molto impegnato e anche competitivo. Poi è arrivato l’incidente, e mi sono ritrovato in ospedale, prima e dopo l’operazione. Ero distrutto, soprattutto mentalmente: è stata davvero dura. Però dopo, quando tutto si è sistemato con Ducati, è stato incredibile per me. Anche l’ultimo weekend è stato molto positivo, così come in Australia. Arrivo qui con buone sensazioni: l’anno scorso ero veloce con Honda, e so che posso esserlo anche con Ducati. Perché non provare a puntare alla vittoria? Ne ho parlato anche con il mio capotecnico, infatti vogliamo lavorare passo dopo passo, come nell’ultimo weekend, ma credo che qui possiamo essere ancora più competitivi”.

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Cosa pensi di questa pista?
“Detto sinceramente non mi piace, infatti la considero pericolosa. Abbiamo visto anche quello che è successo in MotoGP lo scorso anno, dove Enea ha rischiato tantissimo e per poco non veniva travolto dagli altri piloti. Però alla fine siamo qua e dobbiamo correre”.

Quest’anno sei passato da Honda a Ducati. Se devi spiegarlo a un appassionato: quali sono le differenze principali?
“Le moto sono completamente diverse. La Honda sulla carta funzionava bene ma aveva molti problemi. La Ducati è più stabile in alcune situazioni, in altre è più difficile ma anche più performante. Direi che la differenza più grande tra le due moto sta nell’elettronica".

Quanto hai dovuto cambiare il tuo stile di guida?
“Non molto, ma devo essere più pulito e più gentile sulla moto. Con la Honda era più facile andare forte, con la Ducati è il contrario, infatti se attacco vado più piano, di conseguenza bisogna essere dolci e gentili. La cosa interessante è che con la Ducati sono caduto una sola volta, provando una gomma nuova, per il resto è tutto sotto controllo. Non ho ancora raggiunto il limite della moto".

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Cosa ti manca rispetto a Bulega?
“La fiducia, in particolare nelle curve veloci. Io sono ancora un po’ più prudente. Per il resto siamo simili e a volte sono anche più veloce di lui. Puntare al Mondiale? Non dico mai no. Bulega ha un buon vantaggio, ma può succedere di tutto: cadute, weekend perfetti… Non siamo ancora fuori matematicamente. Sarà difficile, ma per le vittorie possiamo esserci”.

Se ti dico MotoGP, cosa rispondi?
“In realtà è stata quasi una stagione sola a causa del Covid. Ringrazio KTM per l’opportunità, dato che ho potuto correre contro piloti come Marquez, Rossi, Pedrosa, Lorenzo e tanti altri. È stato molto importante per me, sia come pilota che come persona”

Ricordi quando sei stato scaricato da KTM?
“All’inizio dell’anno sia io che Danilo lo sapevamo già, infatti non eravamo stupidi. La conferma è arrivata tra la FP4 e la Q1 in Austria, ovvero nel momento peggiore possibile. Non è stato facile, ma li ringrazio comunque. Al tempo stesso ho capito che non volevo continuare in quell’ambiante e come lavoravano”.

Hai già parlato con Dall’Igna?
“No, non ancora. Ma è normale: la MotoGP ha molte più gare e più pressioni. Noi abbiamo tre gare, loro molte di più e anche problemi più grandi da gestire. Questo weekend è andato meglio per Ducati, anche grazie al grande lavoro di Marc, ma ci sono ancora situazioni complicate. Penso che Gigi abbia altre priorità in questo momento, ed è normale che non abbia ancora parlato con me”.

Viste tutte le difficoltà incontrate con Honda, perché non hai deciso di uscire dal contratto come fece Marquez?
“Ho deciso di restare in Honda perché per me era la scelta migliore. C’era anche la possibilità di tornare in MotoGP con Honda, e comunque il team ufficiale è sempre qualcosa di importante. Abbiamo deciso di restare altri due anni e vedere se Honda riusciva a fare un vero passo avanti. Internamente stavano cambiando molte cose, quindi abbiamo pensato: perché non provarci? Il problema è che ad inizio dello scorso anno avevamo capito di non avere chance. Quei quattro anni con Honda, anche se duri, mi hanno fatto crescere tantissimo, sia come pilota che come persona”. 

Iker, per battere Bulega bisogna fare come fece Rea nel 2019 con Bautista, ovvero essere sempre lì vicino, cercando la massima costanza?
Se io riesco a stare lì davanti e lui commette qualche errore, può succedere di tutto. Il campionato è lungo: facciamo tre gare a weekend, i punti in gioco sono tanti. Se alla fine riesco a lottare per il secondo posto, per me sarebbe incredibile. Anche per la squadra. E sono contento anche per Niccolò, perché lavora fortissimo da anni. Io sono arrivato da poco in Ducati, ho fatto solo poche gare, mentre lui è qui da cinque anni. Eppure sono già vicino: questo mi dà fiducia. Non ho pressione, la pressione è più su di lui. Io mi sto divertendo tantissimo con la moto e con la squadra”.

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Riccardo Guglielmetti