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Manzi: “Yamaha vede un futuro nel V4, magari arriverà anche in Superbike”

VIDEO - “Che portino una nuova R1 o no, però, non è nelle mie mani e che sia V4, V6, o V8, quello che conta è che sia vincente. L’esordio in SBK? Non è stata una grande emozione, non ero più abituato a partire così indietro”

Prima di volare a Portimao per il secondo Round del Mondiale Superbike, Stefano Manzi ha fatto tappa allo Yamaha Lab a Gerno di Lesmo (MB) per presenziare al Racing Day 2026, l’evento organizzato dalla Casa dei Tre Diapason per presentare i suoi programmi per la stagione nei campionati nazionali. L’occasione perfetta per farci raccontare dal pilota romagnolo come sta vivendo questi suoi primi passi nella classe regina delle derivate di serie e come sta procedendo il recupero dall’infortunio riportato in una caduta nei test a Phillip Island.

“Sto bene, ma purtroppo non sono ancora al 100% fisicamente, perché ho avuto un infortunio alla caviglia - ha risposto pronto al nostro augurio - Sto recuperando e vorrei accelerare i tempi ma non si può, perché i tempi per saldare l’osso sono quelli che sono. Quindi, bisogna aspettare e sopportare un po’ di dolore. Per fortuna però posso fare tutto, a parte le cose estreme: posso andare in moto, con la moto da pista, e mi posso allenare in bici. Non fermarsi del tutto è stato importante in questa parte della stagione, Però un po’ mi limita, perché ci manca anche essere al 100%”.

Quanto ti ha condizionato questo infortunio?
“Non troppo, però quando fai una gara in cui dev’essere tutto al millesimo di secondo bisogna anche essere anche al 100%. Quindi, questo può sicuramente aver inconsciamente influenzato un po’ la performance. Però, purtroppo, è stato un weekend un po’ difficile per me. Non sono stato molto competitivo e sono alla ricerca di un po’ di chilometraggio con la moto che non riusciamo a fare: nei test di due settimane fa non siamo riusciti a girare, quest’inverno abbiamo girato poco, e al momento penso sia la cosa che mi sta mancando di più”. 

La pioggia non ha sicuramente aiutato chi come te si trovava a scoprire una nuova realtà.
“Sì, avevo cominciato molto bene l’anno scorso nei primi test a fine anno, dove ero stato veloce ed ero riuscito a fare tanti giri e non ritrovare questa continuità sia a livello di chilometraggio che di velocità nei test invernali, dove purtroppo in sei giorni abbiamo fatto 20 giri in totale su asciutto, è stato difficile e rende tuttora le cose difficili, perché recuperare questo gap rispetto a gente che ha più esperienza è ancora più difficile. Ce la stiamo mettendo tutta però e speriamo in un paio di weekend di poter tornare un po' più competitivi”.

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Come sta andando quindi questo apprendistato in sella alla R1? Cosa ti manca ancora e quanto margine di miglioramento pensi di avere? 
“Faccio fatica in questo momento a fare una stima o a dire un risultato. L’unica cosa che mi piacerebbe è tornare il prima possibile al 100% della forma fisica, star bene con questo piede, e poi tornare a fare dei chilometri. Faccio un po’ fatica a rispondere, ma credo sia un insieme di cose, sia a livello di chilometraggio che di benessere fisico. Poi si deve un po’ creare quel legame che ancora non è partito”. 

Come ti stai trovando con la moto, la categoria e anche la squadra visto che è il tuo primo anno con il team GRT?
“Con la squadra mi sono trovato bene sin dal test dell’anno scorso. Quanto alla moto e alla categoria, ho girato talmente poco che mi sembra di non aver neanche cominciato. Quindi, faccio un po’ fatica a dire se mi trovo bene o male, ma stiamo sicuramente lavorando per creare un bel rapporto di fiducia con la moto”. 

È l’ambiente che ti aspettavi?
“Sì, sicuramente. Le gare sono negli stessi circuiti dove correvo in Supersport. Il weekend è un po’ diverso, perché avendo tre gare e più turni è più bello e più difficile. La difficoltà aumenta, ma mi piace. Quindi, al momento, sono contento di tutto quanto”. 

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Che emozione hai provato schierandoti in griglia per la prima gara? 
“Purtroppo non bellissima, perché partivo indietro e non ero più abituato. Non sono mai stato uno da grandi pole, ma con la Supersport ero sempre nelle prime due o tre file bene o male e partire là dietro non è stata una grande emozione. Poi, con il dolore al piede, e un po’ di cose che non andavano, non è stato facile. Non dico in questo weekend a Portimao, ma se nei prossimi riuscissi a migliorare anche questo ne sarei contento”.

È stato un esordio complicato per tutta la Yamaha, che ha faticato un po’ più del previsto in Australia. Pensi che i valori in campo cambieranno da questo Round? 
“Non saprei: ho troppa poca esperienza in tutto e ho fatto troppi pochi chilometri quest’inverno per poter dire qualcosa di più concreto”.

Immagino che per te sia stato comunque motivo di orgoglio essere lì in griglia con la Casa con cui hai firmato la tua rinascita sportiva tra le derivate di serie
“Sì, sono contento di questo passaggio, ma per me motivo d’orgoglio è fare delle belle gare, che al momento non ho fatto in Australia. Quando arriverò anche a fare delle belle gare, sarà motivo d’orgoglio indossare questi colori”.

Sei arrivato qui dopo tutto il percorso che hai fatto con il team Ten Kate, ma la Yamaha non era la tua unica opzione; sappiamo che anche il team Go Eleven era interessato a portarti in Superbike. C’è stato un momento in cui vedendo Baldassarri sul podio hai magari pensato che potevi esserci tu al suo posto?
“No, perché con Yamaha abbiamo intrapreso un percorso da più anni: vado per i cinque anni con loro con il rinnovo che dell’anno scorso. Sono entrato in Yamaha in un momento molto difficile della mia carriera, abbiamo fatto tante cose insieme e penso ne faremo tante altre in futuro. È un momento difficile, ma non può essere una gara a scoraggiare il tutto o a farmi dire: ‘Magari era meglio se andavo da un’altra parte’”.

Alla fine, è solo questione di tempo.
“Spero di sì, ma non posso saperlo. Sicuramente so che Yamaha sta lavorando duramente e io sto cercando in primis di rimettermi a posto fisicamente e poi di avere di nuovo velocità sulla moto, che è quello che mi sta un po’ mancando. Poi, vedremo”.

Anche se dicevi che hai ancora poca esperienza con la R1, pensi che ci sia bisogno di un nuovo modello, o ritieni che questa moto abbia ancora qualcosa da dare?
“Io posso pensare tante cose, che forse non posso neanche esporre. Questo non sta nelle mie mani. Io al momento cerco di fare il meglio con quello che ho, pensando in un futuro migliore sempre con Yamaha. Però non posso dire se porteranno una moto nuova oppure no, perché proprio non lo so. Non mi riguarda e non fa parte del mio lavoro. Io posso solo cercare di essere il più competitivo possibile”.

Ma ti piacerebbe magari un domani correre con una Yamaha V4? 
“Perché no?! Basta correre con una moto che vinca e io sono contento: che sia V4, V6 o V8, va bene lo stesso. Alla fine quello che conta per noi è vincere e portare a casa il risultato”.

Parlando di V4, come hai visto Razgatlioglu in queste sue prime gare in MotoGP? 
“Ovviamente anche per loro è una situazione un po’ difficile da commentare, perché stanno facendo un po’ di fatica, come noi. Dal lato loro, però, c’è un progetto nuovo ed è difficile ripartire con il V4 dopo tanti anni col motore quattro in linea. Però, se Yamaha si è buttata in questa direzione è perché ci vede un futuro e vorrà portare avanti lo sviluppo delle moto col V4. Quindi chissà, magari, come dicevi prima, arriverà anche per la moto derivata di serie”.

Ti ha sorpreso quello che ha fatto Toprak fin qui? Te lo aspettavi? Ti aspettavi di meglio?
“Non commento il risultato perché è ultra difficile commentare da fuori. Per tutti è facile, ma so quello che si prova da dentro, quindi mi astengo dal commentare il risultato sportivo. Però penso che abbia intrapreso un percorso che quest’anno sia più difficile per lui rispetto al prossimo, quando ci sarà il cambio dei regolamenti, con le Pirelli e con moto con meno aerodinamica e più simili alla Superbike. Quindi, se riesce a stringere i denti e tenere duro quest’anno, secondo me il prossimo anno potrà fare qualcosa di meglio”.

Questo suo passaggio dalla SBK alla MotoGP potrebbe magari anche aprire le porte ad altri piloti in futuro.
“Certo. Mi piacerebbe che Toprak diventi veloce, o comunque che i piloti passino dalla Superbike alla MotoGP perché può veramente aprire le porte ad altri e magari anche a me, perché è sempre stato il mio sogno correre in MotoGP. Ero arrivato in Moto2 e poi sono passato in Supersport, quindi non ho mai neanche provato una MotoGP. Sto correndo in Superbike e chissà: magari un giorno avrò anche la possibilità di un solo test. Mi piacerebbe provare una MotoGP”.

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Daniela Piazza