Un incubo a occhi aperti. Si può riassumere così il primo Round della stagione di Maverick Vinales, mai competitivo in Thailandia. Mentre Pedro Acosta ha regalato spettacolo con la RC16, battagliando al vertice con continuità, l’alfiere del team Tech3 si è ritrovato a lottare con la sua moto per tutto il fine settimana, non riuscendo a raggranellare nemmeno un punto sulla pista di Buriram. Diciannovesimo nella Sprint, Maverick ha chiuso il Gran Premio ai piedi della Top 15, fermandosi in 16ª posizione a 36 secondi di distanza dal vincitore e a 31 dalla piazza d’onore occupata da Acosta. Una fotografia delle difficoltà incontrate dallo spagnolo, che se non altro ha ben chiaro dove sia il problema da risolvere.
“Ho perso un secondo di ritmo rispetto ai test. Abbiamo provato cinque moto diverse al giorno cercando di capire, ma alla fine avevo pochissimo grip all’anteriore e perdo molto - ha raccontato - Abbiamo provato diverse cose, ma continuando a mancarci aderenza all’anteriore non riesco ad affrontare le curve: vado largo e sono molto lento a centro curva. Non c’è molto altro da aggiungere. Dobbiamo dimenticare questo weekend e provare a lavorare per il prossimo, cercando di voltare pagina il prima possibile”.
Nonostante la delusione e la frustrazione, Maverick non vuole usare la sua rabbia per provare a spronare la squadra: “Non bisogna mettere pressione a nessuno, alla fine ognuno dà il meglio di sé, quindi bisogna solo cercare di dare i commenti giusti e corretti e cercare di migliorare in Brasile”.
Quello che resta di queste due gare è l’evidente passo indietro compiuto rispetto ai test.
“Mi sembrava di guidare con gomme usate già a inizio gara, la sensazione che avevo era questa e non c’è molto altro da aggiungere. Durante i test le sensazioni erano migliori. Mi sentivo un pochino meglio rispetto al fine settimana, in cui, di giorno in giorno, è andata sempre peggio e c’era sempre meno grip davanti. Non so se sia dovuto al fatto che aumentava l’aderenza della pista e il posteriore spingeva l’anteriore sempre di più, ma mi sentivo sempre peggio e la gara è stata difficile”, ha affermato.
In merito alle tribolazioni incontrate nel GP ha aggiunto: “Ho mancato tre volte Curva 2 e due volte l’ultima curva, facendo esattamente le stesse cose e frenando nello stesso punto. Non so cosa dire, perché è davvero bizzarro. In due giri, frenando esattamente allo stesso metro, una volta sono quasi finito nella ghiaia e l’altra ho fermato la moto perfettamente. È davvero dura, perché non ho fatto nemmeno un giro restando tra le linee bianche. Andavo sempre dappertutto. Sono uscito sette volte in gara e ho perso otto secondi”.
Vinales ha attraversato tanti alti e bassi nel corso della sua carriera e questo sembra essere proprio uno dei più complicati.
“Non credo che il problema sia mio. Alla fine io sono lo stesso, cerco di lavorare e di dare il massimo. Chiaramente non ho grip davanti, si vede dai dati e dobbiamo lavorare per vedere come possiamo recuperare quell’aderenza. Forse nella prossima gara, con gomme diverse, avremo del grip. Non lo so - ha commentato - Sono cinque giorni che mi scivola l’anteriore. Non posso farle altro. Continua a scivolare”.
Potrebbe esserci una correlazione tra le difficoltà incontrate questo fine settimana e la gomma posteriore più dura portata dalla Michelin?
“Non ne sono sicuro. Credo che lo scopriremo sulla prossima pista, però abbiamo una risposta chiara, ossia che non abbiamo aderenza all’anteriore. Soprattutto in piega, perché ho grip sul rettilineo ma lo perdo appena piego. Vedremo nel prossimo circuito. A Sepang andava un pochino meglio in quest’area”, ha risposto.
Guardando i dati di Acosta, il portacolori del team Tech3 sa perfettamente perché il due volte iridato è in grado di essere molto più performante di lui.
“Si vede chiaramente che lui produce molto più grip all’anteriore e sembra che in questo momento sia questa la sua forza. Può dipendere dallo stile di guida o dalla posizione in sella. Non lo sappiamo e dobbiamo scoprirlo” ha spiegato, incalzato sulla differenza tra le varie KTM: “Non so quanta differenza ci sia. Ma ripeto che Pedro riesce ad avere aderenza all’anteriore, mentre io non ci riesco e, al contrario di lui, faccio scivolare ancora di più l’anteriore. La differenza è questa. Non so se sia per via della pista. A Sepang eravamo molto più vicini”.
Nemmeno parlare con il suo coach Jorge Lorenzo sembra poter aiutare Maverick a uscire da questo buco nero.
“Mi trasmette calma e la necessità di lavorare sodo - ha riconosciuto - Credo però che sia molto difficile fare qualcosa se il livello è questo. È molto complicato perché, per quanto io faccia, alla fine la moto apre la traiettoria e non riesco a tenere una buona linea”.