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Lorenzo: "Prima tutti volevano Bagnaia. Ora? Il motociclismo è così"

VIDEO - "Purtroppo in questo sport vali quanto la tua ultima gara o la tua ultima stagione. Nessuno voleva Alex Marquez, ora lo vogliono tutti. Vinales mi ha convinto dicendomi che sarebbe stato un soldato ed è così"

MotoGP: Lorenzo: "Prima tutti volevano Bagnaia. Ora? Il motociclismo è così"

Jorge Lorenzo è ormai completamente calato nel suo nuovo ruolo di coach di Maverick Vinales. Un'avventura che in realtà è nata da oltre un anno, ma che ha trovato una vera forma di collaborazione professionale solo al termine del 2025. A Sepang il nostro Matteo Aglio ha intercettato Jorge per fare una chiacchierata su questa nuova fase della sua carriera ed anche su tanti altri argomenti che riguardano la MotoGP, in un momento in cui ogni giorni si inseguono nuove notizie riguardo il mercato piloti. 

Quante interviste stai facendo, Jorge?
"Più di quando ero pilota. Questa è la dodicesima".

Negli ultimi tre mesi, a che ora ti svegliavi per stare dietro a Maverick?
"Negli ultimi venti giorni tardi, perché sono tornato a Dubai e lì mi alzo alle 9 o alle 10. Però con Maverick, in quei due mesi e mezzo/tre mesi, alle sei e mezza o alle sette. È dura, adesso è dura la vita, davvero. Mi alzavo, mi mettevo subito in moto e andavo a colazione in due minuti, perché se no ci ripensavo e tornavo a letto. E mi chiedevo: 'Ma chi me l’ha fatto fare?'. Dopo Valencia l’ho detto a mia madre: 'Ci rivediamo tra cinque mesi, non chiamarmi, non dirmi niente'. Invece alla fine, con Maverick… dopo tre settimane ho preso anche un altro pilota, un ragazzino di 15 anni. Quindi mi sono incasinato, questa è la verità".

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Come è nata la collaborazione fra te e Maverick? È stato lui a cercarti?
"L’ultima volta che sono stato qui, sei anni fa, ero test rider Yamaha. Già allora ho potuto parlare con lui, dargli qualche consiglio, seguirlo in pista e vedere certe cose: per esempio che la Yamaha nuova non “frenava” molto, lo capivi osservandola quando lo seguivi. Abbiamo iniziato a chiacchierare, ma niente di che. Poi dopo Austin, quando ha vinto nella Sprint, gli ho fatto gli auguri nelle Stories e lui mi ha risposto. Abbiamo ricominciato lì: gli ho dato qualche consiglio per la gara e, guarda caso, ha vinto; il giorno dopo ha vinto anche la gara lunga. Da lì gli ho detto che secondo me potevo aiutarlo a capire certe cose. Abbiamo iniziato, ma non pensavo si concretizzasse davvero. Poi, dopo un anno/un anno e mezzo, le circostanze si sono allineate e abbiamo firmato l’accordo".

Hai in mente di fare una scuola, un’academy, un management?
"Sarebbe troppo impegnativo. Il ragazzino di 15 anni l’ho preso perché si allena con mio padre da dieci anni. Mio padre lo vedeva spesso a Valencia, lo considerava molto talentuoso e veloce, e ho detto: 'Perché no?'. Non mi porta via troppo tempo. Però devo capire...Io mi godo molto la vita e sono fortunato: apprezzo quello che ho. Però, come ho detto a Maverick, la verità è che questo stile di vita non mi pesa. Sono felice allo stesso modo a Dubai, in spiaggia, giocando a padel con gli amici, oppure svegliandomi alle sei per lavorare con lui. Sono ugualmente felice, solo in modo diverso".

Maverick è un pilota esperto: non è facile cambiare mentalità e metodo a uno già formato. Su cosa lavorate insieme?
"Quella è una convinzione che magari hanno gli altri. Io non la penso così perché l’ho vissuto sulla mia pelle. Nel 2013 ho ricominciato a riallenarmi con mio padre e ho imparato cose che mi hanno aiutato anche a lottare per quel campionato con Márquez. E poi io stesso, analizzando, leggendo libri, osservando le persone, ho imparato tanto e sono migliorato molto nella mia carriera. Sono diventato un pilota più completo negli anni. Si può sempre imparare. Non finiamo di imparare neanche quando abbiamo tanti anni. Devi avere la mente aperta: non solo per imparare da me, nel caso di Maverick, ma da tutte le persone".

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Tu sei un bravo maestro. Maverick com’è come allievo?
"Lui è il miglior allievo che potrei avere. Quando stavamo finalizzando il contratto, mi ricordo a Mandalika — quando lui non poteva correre per l’infortunio — mi ha detto: 'Io sarò un soldato. Farò tutto quello che mi dici'. Ed è stato così. Quando abbiamo iniziato, nessuna discussione: mi ascolta e fa quello che gli dico. È il migliore allievo che potrei avere".

Quindi tu sei il generale e lui il soldato?
"No, ho una fama troppo benevola. Sono ancora peggio di quello che pensano… No, scherzo! Però sì: io ho avuto un’infanzia dura, perché mio padre era molto severo, soprattutto quando aveva tra i 30 e i 40 anni. Ora si è calmato. Quella parte “severa” ce l’ho, ma con Maverick non mi è servita, anche perché lui mi ascolta e mi dà retta. Se mi mandasse a quel paese, magari sarebbe diverso. Finora però è andata così".

Non ti ha mai mandato a quel paese?
"Per fortuna no. E sinceramente penso che con un altro pilota MotoGP sarebbe più dura: ci sarebbero molti più scontri".

Siamo a Sepang: ci sono stati gli shakedown. Il mercato piloti ormai non è più come ai tuoi tempi. È uscita ora la notizia che Aprilia ha firmato Bezzecchi per due anni.
"Quella era una notizia abbastanza prevedibile. Però l’altro giorno sembrava il giorno degli innocenti (la festa degli scherzi in Spagna, ndr): ogni ora usciva una notizia più inaspettata dell’altra, incredibile. Soprattutto quella di Quartararo ad Honda… nessuno se l’aspettava. Martin in Yamaha…non è ufficiale. Magari non è vero, magari non c’è niente. In Spagna si dice: 'Quando il fiume suona, l’acqua porta',  Se se ne parla così tanto, all’80-90% è vero".

Da pilota che l’ha vissuta: è difficile gestire queste voci, perché non hai fatto neanche la prima gara e già pensi al 2026.
"Sì, come quando Hamilton ha firmato con la Ferrari: ha passato un anno intero guidando ancora per Mercedes. Non è l’ambiente migliore né per la squadra né per il pilota, però penso che siano tutti professionisti. Non credo ci saranno problemi, qualunque sia l’esito".

Se fossi un manager per il 2027, qual è la coppia perfetta? Togliamo Maverick.
"Acosta sta migliorando molto: mi piace, è completo. Però il grandissimo potenziale è quello di Márquez… è Márquez. Sarebbe una squadra fortissima".

E a Bagnaia cosa consiglieresti?
"Purtroppo in questo sport vali quanto la tua ultima gara o, in questo caso, la tua ultima stagione. E paradossalmente Alex Márquez quasi nessuno lo voleva un anno e mezzo fa. Adesso lo vogliono in tanti. Invece Bagnaia: prima lo volevano tutti, Ducati l’ha rinnovato con un contratto grande. Lui è italiano, due volte campione del mondo. Nessuno aveva mai vinto due titoli con Ducati, neanche Stoner. Il suo valore era altissimo. Ora… il motociclismo è così. Purtroppo".
 

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Marco Caregnato