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Alex Rins si dà al rally, ad Andorra il pilota Yamaha fa show sul ghiaccio

Reduce da un 2025 complicato, lo spagnolo si prepara al nuovo campionato senza risparmiarsi e nella prova in controsterzo ottiene un ottimo 3° posto in gara

MotoGP: Alex Rins si dà al rally, ad Andorra il pilota Yamaha fa show sul ghiaccio

Dopo Toprak Razgatlioglu,  calatosi nei giorni sorsi nell’abitacolo di una Skoda Fabia R5, nelle ultime ore un altro pilota Yamaha si  misurato su una vettura da rally.

Sulla pista, rigorosamente ghiacciata, di Andorra, Alex Rins ha dato prova di saperci fare pure su quattro ruote quando il grip è a livello zero, tanto da terminare la gara della GSeries, che ha avuto come protagonista anche un big del rallismo emergente come Nil Solans, al 3° posto.

Diviso tra palestra e sport sulla neve, lo spagnolo sta facendo di tutto per prepararsi al meglio, in modo da avere maggiori possibilità di riscatto dopo un 2025 piuttosto arduo concluso al 19° posto assoluto con appena 68 punti. Nulla se paragonato al ruolino di marcia del  compagno di squadra Fabio Quartararo giunto 9° con ben 201 punti.

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In grado di entrare in top 10 soltanto nella Sprint di Le Mans e in seguito nei GP di Germania, Indonesia e Australia, proprio al Sachsenring ha vissuto il suo momento più buio.

“Credo che sia stato il weekend più duro della mia carriera. Nemmeno nel mio primo anno da rookie o di ritorno da un infortunio ho sofferto così”, le sue parole allarmate ad evidenziare i due principali problemi della M1: la mancanza di velocità in entro curva e l’assenza di aderenza al posteriore.

Ad influire sullo scarso feeling  con la moto e su prestazioni ben al di sotto delle attese, specialmente, come detto, se paragonate a quelle di El Diablo, le fratture a tibia e perone rimediate al Mugello nella Sprint del 2023 che lo obbligarono a saltare buona parte degli appuntamenti rimanenti e la rottura del polso e del piede destri patiti dopo un violento highside alla prima curva del GP d’Olanda del 2024. Va detto che il pilota di Barcellona è abituato ai recuperi dopo dei ko. Si pensi al 2020 quando fu costretto al forfait in Spagna dopo essersi lussato la spalla e rotto l'omero destro nel corso delle qualifiche; o ancora l'anno successivo quando in un allenamento in bici si trovò a terra e con il radio destro a pezzi per cui non fu in grado di prendere il via al round della Catalogna.

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A dispetto delle ossa frantumate e delle ripartenze da zero, guardando al 2026 e all'attesa novità tecnica rappresentata dal motore V4, introdotto da Yamaha con l'ambizione di diminuire il divario da Ducati, Aprilia e KTM,  il suo morale resta comunque alto. "In frenata mi sento molto meglio rispetto alla quattro cilindri in linea. In termini di velocità, manca ancora qualcosa, ma è normale.  Il mio obiettivo è cercare di trovare trazione”, il commento a caldo dopo aver provato la nuova moto nei test di Valencia dello scorso novembre, antipasto dello shakedown di fine gennaio a Sepang.

Mai campione del mondo nelle categorie minori, ma con due secondi (Moto3 nel 2013 con KTM e in Moto2 nel 2015 con la Kalex) e altrettanti terzi posti (in Moto3 nel 2014 con Honda e  in Moto2 nel 2016 con la Kalex) assoluti alle spalle, dal suo passaggio in MotoGP avvenuto nel 2017 con la Suzuki, si è inserito in top 3 soltanto nel 2020 sempre con il marchio della "S", in un'annata resa particolare quanto atipica dalla pandemia. Da allora di sovente in difficoltà, non si è mai messo in luce. Neppure con Honda nel tribolato 2023 o con la stessa Casa del Diapason dal 2024 la quale, malgrado tutto, ha deciso di rinnovargli la fiducia per il 2026, ma rischia di non riconfermarlo  per il 2027, nonostante la sua esperienza, quando la top class vivrà una rivoluzione con la conversione delle moto da 1000 cc a 850. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Chiara Rainis