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Franco Uncini: "correre ad Abu Dhabi? Oggi con Liberty Media è possibile"

"In occasione del GP di Montecarlo ho spesso fantasticato sulla possibilità di vederci una gara motociclistica, ma è francamente impossibile. Su alcuni tracciati, ora che Liberty Media ha F1 e MotoGP, sempre pensando alla sicurezza, perché no?

MotoGP: Franco Uncini: "correre ad Abu Dhabi? Oggi con Liberty Media è possibile"

L’ingresso di Madrid nel calendario della Formula 1 dal 2026 conferma una tendenza ormai consolidata: il Mondiale di F1 si sta spostando sempre più verso i circuiti cittadini, a discapito dei tracciati permanenti. Una scelta che affonda le radici nella storia della categoria, ma che nell’ultimo decennio ha conosciuto una forte accelerazione.

Negli ultimi anni sono entrate in calendario piste urbane come Baku, Jeddah e Las Vegas, affiancate da modelli ormai collaudati come Singapore introdotto già nell’era Ecclestone. In molti casi, le gare in città si sono rivelate strumenti efficaci per espandere il mercato globale della massima formula, grazie a contesti urbani già sviluppati e a investimenti significativi da parte di governi e promotori locali.

Non sono mancati però i progetti falliti o ridimensionati, come Hanoi o l’idea originale di un vero circuito cittadino a Miami, poi trasformato in una pista semi-permanente. Accanto a questi esempi, resistono alcune eccezioni, come il ritorno di Imola e Zandvoort o la scelta del Qatar di puntare su un tracciato permanente.

Con Liberty Media la strategia delle “destination cities” è diventata centrale, puntando a portare la Formula 1 nelle grandi metropoli per aumentare visibilità, ricavi e coinvolgimento del pubblico. Un modello che offre vantaggi evidenti, ma che pone anche interrogativi sul futuro dei circuiti storici. Nel caso del motociclismo, anch’esso oggi nelle mani di Liberty Media, ma attualmente ancora gestito dalla Dorna, ai dubbi relativi allo spettacolo si aggiungono quelli sulla sicurezza.


Il motociclismo, infatti, ha fatto un percorso completamente inverso rispetto  a quello della F1 abbandonando progressivamente i tracciati cittadini: il Tourist Trophy, la corsa su strada per eccellenza è stato abbandonato nel 1977, sostituito da Silverstone. L’ultimo GP a Imatra è stato corso nel 1981 e vinto da Marco Lucchinelli. Ve lo ricordate? Si passava sui binari di un passaggio a livello! Sullo stradale di Brno. A Spa-Francorchamps, dove ancora gareggia la F1, le moto hanno corso sino al 1990, Wayne Rainey vi ha vinto l’ultima gara, poi è stato abbandonato. Ma altri tracciati permanenti come il Nurburgring, la stessa Monza, sono caduti sotto la scure della sicurezza.

Da ormai un anno, però, si è tornati a parlare - proprio in concomitanza dell’arrivo di Liberty Media - di un ritorno ai cittadini anche per le moto, per il medesimo motivo: lo spettacolo.

In realtà lo spettacolo non dipende dal circuito, ma dal fatto che lo stesso è inserito in un contesto urbano. E come ha dimostrato la Formula E (ma ora sta tornando sui suoi passi) portare lo show dove c’è già la gente invece di costringerla a spostamenti verso zone poco urbanizzate è una strategia vincente.

Per capire se sia possibile questo ‘ritorno alle origini’ abbiamo parlato con Franco Uncini, che non solo è stato campione del mondo della classe 500 nel 1982 e a fine carriera responsabile della sicurezza della FIM, ma su quei tracciati pericolosissimi ha corso.


“Ho lasciato il ruolo di FIM Safety Officer nel 2022 - ricorda Uncini - Abbiamo fatto un grande lavoro ma ho lasciato un’eredità che sta progredendo e stanno continuando a farne uno altrettanto importante. Ho lasciato questo compito a persone capaci di portare avanti qualcosa che era già iniziato e che funziona”.

Eppure tu, correggici se sbagliamo, non sei totalmente sfavorevole ai circuiti cittadini.
E’ possibile tornare ai cittadini, ovviamente con le dovute precauzioni - l’osservazione del recanatese - in occasione del GP di Montecarlo ho spesso fantasticato sulla possibilità di vederci una gara motociclistica, ma è francamente impossibile. Anni fa invece andammo a visitare il circuito di Abu Dhabi, perché già allora la Dorna volevamo organizzare un Gran Premio lì. Durante l’ispezione, alla quale partecipavano Carmelo Espeleta, io e quattro piloti della Commissione Sicurezza, trovammo una soluzione che era possibile”.

Quali erano le difficoltà insormontabili?
“In quel periodo la FIA era da una parte e la FIM dall’altra. Anche se io ho lavorato molto per avvicinare le due federazioni, semplicemente il mondo delle auto non era disposto a fare determinate concessioni alle morto. Oggi è diventato più semplice organizzare certe cose, perché il proprietario della Formula 1 e della MotoGP è lo stesso”.

Parliamo di muretti?
“Ma sai, i muri sono un problema, come i guardrail, quando non ci sono gli spazi di fuga, che però possono essere creati se il layout lo consente. I muretti nei tratti rettilinei invece non sono un problema. Se ci pensi nessuno ha mai parlato di spostare di 30 metri il muretto dei box! E l’esperienza ci ha insegnato che in caso di incidente l’energia cinetica spinge il mezzo in direzione rettilinea e l’eventuale angolo di impatto è molto basso. Ci sono stati incidenti nel passato al Mugello, con Nakano, quando scoppiò la gomma, con Pirro e Marquez a dimostrarlo. Per non parlare di un incidente simile a Loris Baz a Sepang nel 2016”.

Quindi dobbiamo aspettarci la MotoGP in città, prima o poi?
“Si. Come ho detto all’epoca c’erano problemi legati ai permessi FIA e agli investimenti. Per Abu Dhabi gli investimenti non sono mai stati un grande problema, ma il rapporto con la FIA oggi rende tutto più fattibile. La possibilità dunque esiste, non per tutti i circuiti, ma per alcuni sì: organizzare un Gran Premio su un circuito cittadino potrebbe essere possibile.  Il tema della sicurezza rimane fondamentale e Carmelo Ezpeleta ne ha parlato anche recentemente: sono convinto che questo resterà sempre il primo punto fermo”.

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Magari il primo sarà proprio Abu Dhabi.
"Sarebbe scenografico vedere la MotoGP in un contesto del genere,  ma Abu Dhabi avrebbe bisogno di vie di fuga adeguate. All’epoca la FIA non accettò di modificare le vie di fuga, nemmeno in modo parziale: non chiedevamo tutto in ghiaia, ma un terzo di asfalto e due terzi di ghiaia. Allora non fu possibile, oggi perché no?”.

 

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Paolo Scalera