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Capirossi: "Io pilota ignorante su una Ducati ignorante"

Loris si gode il bagno di folla al WDW e ricorda: "Quella vittoria a Barcellona nel cuore. Le moto di oggi? Se prendessi la mia ultima MotoGP e ci mettessi le ali, non sarebbe poi così diversa"

Tra i piloti che hanno scritto la storia di Ducati c’è sicuramente Loris Capirossi. Quel trionfo di Barcellona nel 2003 rimane ancora oggi impresso nella mente dei tanti appassionati e ovviamente Capirex non poteva mancare a questo WDW.

Lo abbiamo intercettato nel paddock di Misano, parlando di quello che è stato il passato e la stretta attualità con lo sguardo rivolto al 2027, anno del debutto delle 850. Come sempre Capirossi non ha utilizzato troppi giri di parole per ricordare il passato e ovviamente quello che sarà l’anno della rivoluzione in MotoGP.

“Effettivamente quello fu un giorno che non si può dimenticare - ha esordito – a me personalmente è rimasto nel cuore perché Ducati rientrava in MotoGP e trovarsi, alla prima stagione, con una moto ancora in una fase di sviluppo importante non era semplice. Siamo stati bravi perché tutta la squadra ha lavorato moltissimo. Eravamo già velocissimi nei test invernali di Barcellona e riuscimmo a portarci a casa la prima vittoria proprio in quel Gran Premio”.

Possiamo dire che quella Ducati era perfetta perché ignorante per un pilota ignorante.
“Diciamo che l’abbinata era perfetta. Io ho sempre avuto il nickname di “pilota ignorante”, perché non mi sono mai tirato indietro in nessuna situazione. Quindi era giusto così”.

Quanto è emozionante essere a questo WDW?
“Ducati ha lasciato e sta lasciando un segno molto importante come brand. Lo si vede dalla passione delle persone che la seguono. Oggi sono rimasto impressionato nel vedere così tanta gente. È bello poter avere un dialogo e uno scambio di opinioni con il pubblico e con gli appassionati. Il WDW è un evento talmente importante che sono davvero felice di essere qui”.

Che effetto fa vedere quelle moto con cui hai scritto la storia? 
“Io sono pro-aerodinamica al cento per cento. Dico sempre una cosa: se prendi la mia moto del 2011, l’ultima con cui ho corso, e le aggiungi tutta l’aerodinamica di una MotoGP attuale, non è poi così diversa. Al contrario, se prendi una Desmosedici moderna e le togli tutta l’aerodinamica, non ti rendi conto dell’evoluzione che c’è stata in questo mondo. A me piace molto l’aerodinamica e devo dire che negli ultimi anni sono stati fatti passi enormi. Io guido ancora le MotoGP attuali e posso dire che sono molto fisiche, ma anche bellissime da guidare”.

Parlando invece del futuro, come vedi questa MotoGP versione 850? 
“Devo dire che era giusto arrivare a un cambiamento. Le moto attuali sono diventate veramente molto veloci. Abbiamo visto le velocità raggiunte al Mugello: quasi 370 km/h. Ridurre la cilindrata porterà sicuramente dei benefici. Abbiamo ridotto in modo significativo anche l’aerodinamica e gli abbassatori non ci saranno più. Avremo quindi moto più “comuni” e forse anche un po’ più difficili da guidare, perché con meno aerodinamica e senza abbassatori il ruolo del pilota tornerà a essere ancora più importante. Saranno moto più sicure perché andranno un po’ più piano. Però, se guardiamo al passato, sappiamo già cosa succederà: nel giro di due o tre anni anche queste 850 raggiungeranno prestazioni molto vicine a quelle delle attuali 1000.”

C’è poi il discorso delle partenze…
“Per quanto riguarda le partenze, direi che l’esperimento è riuscito. Sono state soprattutto le statistiche a portarci a fare un piccolo passo indietro per il prossimo anno. Non ci saranno più abbassatori né anteriori né posteriori. In realtà, già dalla gara di Assen abbiamo eliminato l’abbassatore anteriore, perché i dati ci dicevano che da quando questi dispositivi erano stati introdotti la prima curva era diventata molto più pericolosa. Gli incidenti sono aumentati di tre volte: numeri molto importanti. È chiaro che un incidente alla prima curva può sempre capitare, come è successo anche a me a Barcellona. Però senza gli abbassatori, secondo me, le partenze saranno più sicure. Inoltre, dalla prossima gara al Sachsenring verrà introdotta anche una nuova disposizione della griglia: ci sarà un metro in più di distanza tra un pilota e l’altro. Anche questo aiuterà”.

L’impressione è che l’eliminazione dell’abbassatore anteriore non sia dovuta soltanto alla velocità inferiore alla prima staccata, ma anche al fatto che, senza il dispositivo inserito, i piloti arrivano con la forcella completamente libera… 
“Assolutamente sì. Senza fare nomi, abbiamo analizzato diversi incidenti e abbiamo visto che alcuni piloti arrivavano alla prima curva dovendo ancora disinserire l’abbassatore anteriore. Per farlo era necessaria una frenata molto forte. Il problema è che tutti i team cercavano di abbassare sempre di più la moto per ottenere partenze migliori. Quando arrivi a quel limite, per sganciare il sistema devi frenare in maniera molto decisa. Magari il dispositivo non si sbloccava al primo tentativo, poi ne serviva un secondo e a quel punto rischiava di essere troppo tardi. Per questo motivo credo che la soluzione adottata sia la migliore”.

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Riccardo Guglielmetti