Risale all’altro ieri l’annuncio dell’unveiling del Pertamina Enduro VR46 Racing Team programmato a Roma per il 14 gennaio. L’evento si terrà nella città natale di Franco Morbidelli e Fabio Di Giannantonio.
La cornice che ospiterà il lancio della nuova stagione sarà Villa Miani, una residenza d’epoca in stile neoclassico costruita nel 1837 per i conti omonimi. Una specie di piccola Versailles della Roma alto-borghese. Un fasto, un glam, che di primo impatto potrebbe cozzare con i go-kart e le piade, con la polvere delle ruote tassellate e la brace grassa del Team Gradella, con quella provincia alla mano che scarta la formalità con cui “il Dottore” non ha mai smesso di identificarsi.
Le righe che hanno accompagnato la notizia della presentazione in terra Capitolina descrivevano la stagione da poco terminata come un’annata carica di “crescita e affermazioni”, rivestendo i risultati raccolti con l’abito della soddisfazione e valutando in termini positivi il bilancio finale.
Ma il 2025 della squadra in giallo può veramente considerarsi una stagione di “crescita e affermazioni”?
Procediamo per ordine.
A Valencia il VR46 Racing Team ha mandato in archivio il Campionato con il terzo posto nella classifica dei team, replicando il così il proprio miglior risultato del 2023. Quell’anno il primato se lo aggiudicò il team Prima Pramac composto da Jorge Martin e Johann Zarco, davanti alla coppia in rosso formata da Bagnaia (che si laureò Campione del Mondo per la seconda volta) e Enea Bastianini. Il 2023, con le carene ancora timbrate da Mooney, fu anche l’anno delle tre vittorie di Marco Bezzecchi e dei 19 podi complessivi, cifra cui contribuirono le 6 top3 di Luca Marini.
Nonostante la medesima posizione in classifica, le grandi differenze tra la stagione di 2 anni fa e il 2025 sono due. La prima: sebbene l’esperienza in top class di piloti e organico fosse minore, i 530 punti ottenuti furono più dei 493 del 2025. La seconda: quest’anno, dato il trasloco di Pramac in Yamaha, i team clienti di Ducati sono passati da 4 a 3 e con il titolo di vicecampioni nelle tasche di Gresini, il team VR46 è sì arrivato sul podio del Mondiale, ma come ultima delle forze Ducati, nonostante ora sia il Factory Supported Team della Casa di Borgo Panigale. La stessa cosa avvenne alla stagione d’esordio nel 2022 (8° posto) e si ripeté lo scorso anno (5° posto), quando Bezzecchi e la GP23 non si compresero nella fase di ingresso curva e di Giannantonio non fu mai abbastanza veloce da mettere gli stivali sul podio.
Posizioni punti e podi del team VR46 dal 2022 al 2025:
2022 - 8° posto, 231 punti, 1 podio
2023 - 3° posto, 530 punti, 19 podi (3 vittorie)
2024 - 5° posto, 318 punti, 1 podio
2025 - 3° posto, 493 punti, 13 podi
Se crescita c’è stata dal 2024 al 2025, questa riguarda sicuramente la raccolta punti: 318 vs 493. E anche quella dei podi: 1 vs 13. 175 punti e 12 podi d’incremento che tuttavia non hanno permesso a VR46 di scalare le gerarchie del cosmo Ducati, confermandosi per il terzo anno su quattro il fanalino di coda dei team legati a Borgo Panigale. Lo stesso team manager Pablo Nieto ha ammesso: “Dobbiamo migliorare, dobbiamo battere Gresini, e di tanto in tanto provare a battere il team ufficiale. Con un materiale molto simile al nostro in Gresini sono riusciti ad essere più bravi”.
Una sentenza che fa ancora più male considerando il fatto che nel 2025 la squadra guidata da Alessio “Uccio” Salucci – a differenza del team Gresini, un team clienti a tutti gli effetti - è diventata factory supported, potendo dunque contare sulla fornitura di una Desmosedici gemella a quella di Marc Marquez e Francesco Bagnaia da affidare al polso di Fabio Di Giannantonio e agli ingegneri di Ducati inviati per dare man forte nel box. Considerando inutile il confronto con le prestazioni dell’alieno #93, il metro di confronto per il pilota romano non possono che essere i numeri della GP25 di Bagnaia. Entrambi impegnati durante tutta la stagione a dannarsi per interpretare e trovare feeling con l’anteriore criptico e umorale dell’ultima Desmosedici, alla fine i due italiani hanno chiuso con il 5° e 6° posto in Campionato. Bagnaia ha prevalso su Di Giannantonio per 26 punti, e sebbene durante larga parte della stagione sia apparso lui come il più disperso tra i piloti Ducati, a parità di moto Pecco ha messo in cassaforte 15 podi complessivi (incluse le 4 vittorie, due nei GP e due nelle Sprint) contro i 9 di Diggia.
Discorso diverso va fatto per Franco Morbidelli, intorno al quale c’erano aspettative piuttosto alte, dato che sarebbe stato l’unico dei piloti di Borgo Panigale a correre nel 2025 vantando già un anno di esperienza sulla GP24, alla quale Alex Marquez e Fermin Aldeguer si sono potuti presentare solamente al test di Barcellona di novembre 2024.
L’italo-brasiliano, al 7° posto in classifica, ha cominciato la stagione con 2 terzi posti nelle prime quattro gare lunghe, per poi sparire completamente dai radar della top3, eccezion fatta per la Sprint al Balaton Park. La stagione di Morbidelli è stata costante, ma nella perdita di smalto, mostrandoci il galleggiamento un pilota nervoso, fuori fuoco, quasi deconcentrato, troppo incline a errori banali, evitabili. L’ultimo dei quali in occasione del Gran Premio di fine stagione, quando dopo il giro di schieramento Morbidelli ha tamponato in griglia Aleix Espargaro, fermo sulla sua casella. Nell’occasione Morbidelli si è anche rotto la mano, per un incidente a 20km/h.
Sulla stessa moto di Franco, Alex Marquez ha chiuso la stagione con il titolo di vicecampione, ha vinto 3 gare e fatto altri 9 podi complessivi tra GP e Sprint. Morbidelli è riuscito a tenersi dietro solamente il rookie Fermin Aldeguer, che tuttavia oltre ai podi nei GP di Le Mans e Austria, si è anche tolto la soddisfazione di vincere una gara da esordiente, quella di Mandalika, lasciando che quelle di VR46 restassero le sole due Desmosedici a secco di vittorie. Un altro dato interessante è il seguente: a partire dal GP del Sachsenring, l’undicesimo appuntamento dell’anno sui 22 totali, Aldeguer ha ottenuto 41 punti in più di Morbidelli, il quale è riuscito a non essere scavalcato dal rookie solo grazie alla differenza di 58 punti accatastata durante la prima metà del 2025.
Alla fine, tra qualche lieve scaramuccia interna, il Campionato di Di Giannantonio e quello di Morbidelli ha viaggiato a due quote molto simili, avendo terminato l’uno davanti all’altro in settima e ottava posizione per uno scarto totale di 31 punti. Vanno però fatti dei distinguo. Detto dell’eclissi che da metà stagione ha inombrato la sagoma di Morbidelli, va dato atto a Di Giannantonio che le sue prestazioni da podio, seppur intermittenti, si sono spalmate lungo l’intera stagione, da marzo a novembre, dal primo podio di Austin all’ultimo di Valencia, passando per i tre consecutivi nelle Sprint di Ungheria, Montmelò e Misano.
Secondo il team manager Pablo Nieto la vera piaga della stagione appena conclusa è stata l’incostanza, la poca capacità di replicare nel tempo quelle buone prestazioni che a sprazzi si sono viste. Probabilmente dire che sia mancata in assoluto la velocità non è del tutto corretto, è mancata la formula per tenersela stretta durante l’arco dell’intero Campionato, o anche solamente di un intero week-end. “Dobbiamo capire perché – ha detto Nieto pochi giorni fa ai colleghi di Sky Italia – in questa stagione abbiamo lottato per il podio in una gara e in quella dopo era difficile arrivare in top 10”. Anche Davide Tardozzi, dopo non aver mancato di appuntare l’importanza e la contentezza per il lavoro svolto come squadra dai VR, si è soffermato sull’andamento altalenante dei due piloti: “Franky e Diggia non hanno avuto buone prestazioni durante la stagione – ha detto ai microfoni del sito MotoGP – hanno avuto alti e bassi”.
Insomma, volando alle conclusioni, dopo un 2025 non proprio scintillante, nel 2026 la squadra di Rossi dovrà trovare lo slancio per balzare fuori dalla stagnazione che l’ha coinvolta quest’anno. Arrivati al quinto anno del progetto, oltre a trovare location più glam per i lanci stagione, il Pertamina Enduro VR46 Racing Team, è chiamato a determinare il proprio status nella griglia della MotoGP. La fiducia da parte di Ducati è ancora forte, ma l’anno prossimo anche Gresini disporrà di una GP26 con supporto factory da affidare ad Alex Marquez e un Aldeguer con il doppio dell’esperienza in classe regina. A quel punto saranno i numeri a dettare le linee per il futuro.