Domenica, sul circuito di Mandalika, il bilancio della Ducati è stato salvato dal team Gresini. Mentre la squadra ufficiale incappava in un naufragio – con Bagnaia disperso negli indecifrabili labirinti dell’ennesima giornata no e Marc Marquez abbattuto alla curva 7 dalla foga di Bezzecchi – è toccato alla squadra guidata da Nadia Padovani issare le Desmosedici nella parte alta della classifica.
Fermín Aldeguer, 20 anni, debuttante, ha vinto la sua prima gara in MotoGP la domenica dopo aver chiuso secondo nella Sprint del sabato. Il murciano, eletto in classe regina ancor prima di disputare l’ultima stagione in Moto2, ha ripagato tutto: la fiducia del team faentino, l’azzardo di Borgo Panigale, e pure l’estetica di quell’azzurro che ormai fra i piloti della MotoGP si è guadagnato la fama d’essere una certezza più che una scommessa. Per lui, nell’anno d’esordio, è già la terza apparizione sul podio della master class, la sesta considerando anche le Sprint Race.
Alle spalle sue e di un irriducibile Pedro Acosta, il compagno di squadra Alex Marquez ha chiuso terzo. L’ottavo podio stagionale, accompagnato dalle vittorie di Jerez e Montmelò, vale al più giovane dei fratelli Marquez il titolo di miglior pilota indipendente dell’anno, conquistato con una GP24. Una moto “sulla carta” inferiore alla sorella del team ufficiale e con la quale Alex ha battuto tutti gli altri piloti satellite, e per per ora anche le due GP25 affidate al polso di Bagnaia e Di Giannantonio. Con un vantaggio in classifica di 88 punti quando mancano 4 appuntamenti al termine della stagione e un Bagnaia sprofondato nella crisi che conosciamo, è molto probabile che Alex Marquez riesca a laurearsi anche vicecampione del mondo.

La storia di Gresini con la casa di Borgo Panigale è piuttosto giovane. Comincia nel 2022, quando la struttura cessa di fare da piattaforma al team factory di Aprilia e torna a vestire i panni da team indipendente, scegliendo stavolta le Desmosedici di Ducati. La transizione viene annunciata a giugno 2021, il periodo più duro della Gresini Racing. Erano infatti trascorsi appena quattro mesi dalla scomparsa per Covid del Pater familias, della colonna portante del team, l’indimenticato Fausto Gresini.
Nessuno, dato il momento così delicato e precario, si sarebbe aspettato un impatto del genere: Enea Bastianini, scelto proprio da Fausto, vince in Qatar la prima gara dell’anno e da allora, fino a domenica, ogni pilota salito sulla Desmosedici di Gresini, ha vinto almeno una gara in MotoGP. È un dato che normalmente si legge solo nelle stagioni delle squadre ufficiali.
Nel 2022 Bastianini vincerà quattro Gran Premi (Qatar, USA, Francia, Aragona) ritrovandosi a essere il principale rivale interno di Pecco Bagnaia, con una moto dell’anno precedente, la GP21. La velocità di Enea, probabilmente, non si rivelò così comoda neanche per i vertici Ducati. Ricordiamo un episodio: gara di Misano. Bagnaia e Bastianini arrivano attaccati all’ultimo giro. Bagnaia è lanciato nella rincorsa su Fabio Quartararo, leader della classifica. Il pilota seguito da Carlo Pernat, però, sembra averne di più e tenta un sorpasso su Bagnaia. Alla fine, la manovra non andrà in porto e Bagnaia vincerà la quarta gara consecutiva, recuperando altri punti decisivi pere la vittoria del titolo. Al parco chiuso le dichiarazioni dell’Ad Ducati Stefano Domenicali sul tentativo del pilota Gresini saranno le seguenti: “Enea si è comportato bene, ma all’ultimo giro si poteva risparmiare quella staccata: ha rischiato troppo, non ci piace”.

Quell’anno, al fianco di Bastianini, c’era anche Fabio Di Giannantonio in Gresini. All’inizio più silenzioso, più in costruzione. Ma già nel 2022, in mezzo a tante difficoltà, il romano mostrava qualcosa, come la pole al Mugello in condizioni di asfalto umido. La vittoria, la sua prima, arriva nel 2023 a Lusail, con un podio e un metodo di lavoro che non lasciavano dubbi: il talento c’era, bisognava trovare la strada per lasciarlo emergere.

L’anno successivo Bastianini viene promosso in rosso e Di Giannantonio cambia compagno di squadra: arriva Alex Marquez. È il 2023, e la MotoGP introduce la Sprint Race, una novità inizialmente molto criticata e poi digerita. Alex comincia forte: terzo in Argentina, poi vincitore delle gare brevi a Silverstone e Sepang, dove si porta a casa anche il secondo posto nel GP. Dopo le 3 stagioni amare sull’indomabile RC213V, orfana di Marc, Alex si ritrova.
Poi, nel 2024, succede quello che sembrava impossibile fino a pochi mesi prima: oltre ad Alex, sbarca in Gresini anche il più blasonato dei fratelli Marquez, Marc. Lascia la Honda – anzi, si stacca da un pezzo di carriera, di vita e di identità – e sale sulla Ducati celeste. La transizione era un salto nel buio: cambiare RC213V per Desmosedici significa cambiare mondo. Ma Marc non ha alternative per cacciarsi tutti i dubbi dalla testa e dimostrare a sé stesso di essere ancora competitivo dopo la via crucis dell'infortunio al braccio destro. Risponde a modo suo: tre vittorie (Aragon, Misano, Phillip Island) e 7 podi con la GP23. Un ritorno al vertice che – da pilota indipendente – lo porta a guadagnarsi per il 2025 l’accesso al team Lenovo, quello ufficiale, al fianco del Campione del Mondo uscente, Francesco Bagnaia.
Rookie da accogliere e svezzare, piloti intristiti da stagioni dure, a cui rimettere in mano il proprio talento e la gioia di usarlo, e vecchi campioni feriti ma pronti a rinascere. Piloti che sussurrano alle gomme, dallo stile morbido e rotondo, e forsennati spigolatori, quelli tutti traiettorie a V e pick-up. In questi quattro anni la squadra di Nadia Padovani è stata la dimora giusta per ogni tipo di pilota, in ogni fase di carriera, per ogni tipo di uomo, in ogni fase di vita. Una piccola fortezza dove la professionalità non si fa asettica e che, anzi, preserva una dimensione calda, familiare, fondamentale sempre, negli sport esposti al pericolo, di più. Chiunque sia passato da lì è stato messo nelle condizioni tecniche, psicologiche e interiori adatte a esaltare le proprie caratteristiche. E’ questo il grande merito del team Gresini: plasmare attorno all’identità dei piloti il contesto nel quale diventa possibile estrarre il meglio dal talento di ciascuno.
In conclusione
In quattro stagioni, Gresini è passata da team outsider a centro di gravità parallelo dell’universo Ducati. Ha rimesso a posto carriere stropicciate, costruito sorprese e ha dimostrato che un team privato, supportato da visione, competenza e sensibilità per i differenti caratteri dei piloti, può dettare il ritmo anche senza la moto più aggiornata.
Un team che nella sua storia si è dovuto confrontare con le frontiere più estreme della vita, un team a cui come nessuno nell’età moderna è toccato in sorte di dover sbattere sul lato più nero e disgraziato del motociclimo. Daijiro Kato e Marco Simoncelli. Due nomi che soli bastano a spiegare tanti perché.


