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L' 'incompiuta' di Rea in MotoGP e l'esempio di Fogarty, Bayliss, Edwards, Spies e Crutchlow

Il passaggio dalla Superbike alla MotoGP non è mai stato del tutto fortunato, come dimostrano molti esempi, ma forse il nordirlandese avrebbe potuto essere l'eccezione che conferma la regola

SBK: L' 'incompiuta' di Rea in MotoGP e l'esempio di Fogarty, Bayliss, Edwards, Spies e Crutchlow

Il ritiro del sei volte campione del mondo Superbike Jonathan Rea alla fine della stagione 2025 chiude definitivamente uno dei capitoli più gloriosi nella storia delle corse delle derivate di serie. Questa sera ne parleremo nella nostra LIVE.

Considerato da molti il "GOAT" della categoria,  l'irlandese del Nord si congeda dal campionato che ha dominato incontrastato nell'era moderna, grazie a un'impresa titanica: sei titoli mondiali consecutivi, dal 2015 al 2020. Successi che gli hanno meritato il soprannome di 'Cannibale', anche se il passaggio alla Yamaha non gli ha portato fortuna.

La sua carriera, però, è segnata da un grande punto interrogativo, destinato a infiammare i dibattiti degli appassionati ora che all'orizzonte c'è il debutto de Il Turco: cosa sarebbe riuscito a conquistare Rea se avesse deciso di varcare la soglia della MotoGP, invece di rimanere nel regno delle Superbike? Un dilemma reso ancora più affascinante dal successo (relativo) di altri campioni che quel salto lo fecero, scrivendo pagine, se non indimenticabili, comunque degne di nota in entrambe le discipline.

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Pensiamo a Carl Fogarty, quattro mondiali in SBK, ma non esaltante quando corse, a corrente alternata, nella classe 500 dove non riuscì mai a salire sul podio, miglior risultato un 4° posto in sella alla Cagiva a Donington nel GP vinto da Cadalora davanti a Rainey e Mackenzie. Una impresa che invece riuscì a Troy Bayliss, capace di conquistare il titolo Mondiale Superbike nel 2001, 2006 e 2008, e di strappare una clamorosa vittoria in MotoGP nel 2006 come wildcard a Valencia con la Ducati, e di tornare poi trionfalmente in SBK per vincere l' ultimo mondiale. O a Colin Edwards, due volte Campione del mondo Superbike, che in MotoGP da ufficiale Yamaha sfiorò una vittoria ad Assen, salì diverse volte sul podio ma nonostante alti e bassi si guadagnò il rispetto di tutti come "Texas Tornado". E come non citare poi Ben Spies, il cui passaggio fu acclamato: Campione del mondo Superbike nel 2009, esordì in MotoGP nel 2008 come wild card per Suzuki, per poi tornare a fine 2009 a Valencia da pilota Yamaha conquistando due podi, un secondo ed un terzo posto, ma una sola vittoria, nel 2011, in Olanda.

Alla fine forse la migliore delle transizioni la fece Cal Crutchlow: dopo aver vinto il mondiale Supersport nel 2009 passò l'anno successivo in Superbike centrando tre vittorie, sei pole position e 10 podi totali, posizionandosi quinto in campionato, per poi passare in MotoGP dove ottenne tre vittorie, due nel 2017 e una nel 2018. Miglior risultato in campionato il 5° assoluto nel 2013. Impresa anticipata da Elbowz nel 2011.

Nonostante nel corso degli anni a Rea siano arrivate offerte da team satelliti come Pramac e Forward, il salto nella classe regina non si è mai materializzato. Una scelta dettata in parte da un senso di lealtà verso Honda (l'unica casa costruttrice che gli offrì una reale opportunità in MotoGP) nella prima fase della sua carriera, e in parte dalla difficoltà di abbandonare un progetto vincente che lo ha portato a collezionare titoli mondiali. Il risultato è che abbiamo visto Rea competere su una moto prototipo solo in due occasioni in tutta la sua carriera.

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L'occasione arrivò nel 2012, ancor prima che il suo dominio in Superbike avesse inizio, ma quando il suo talento superbo era già evidente: riusciva infatti a portare regolarmente a podio la difficile Honda Fireblade. Quel successo lo mise in prima fila quando Honda ebbe bisogno di un sostituto per nientemeno che il campione del mondo in carica, Casey Stoner, nel team ufficiale.

Stoner, infortunatosi in Germania, aveva tentato di resistere per alcuni Gran Premi prima di cedere alla necessità di un intervento chirurgico in vista del GP di San Marino. Così, a Misano e Aragon, il suo posto fu preso da Rea.

Dopo un test a Brno per prendere confidenza con la RC213V, Rea non deluse affatto nelle sue due apparizioni: due piazzamenti un 7° ed un 8° posto che dimostrarono le sue potenzialità, se solo gli fosse stata offerta un'opportunità a tempo pieno.

Il passaggio da Honda a Kawasaki nel 2015 lo portò a imbarcarsi in una striscia incredibile di vittorie, cementando per sempre il suo status di leggenda delle Superbike. Una scelta di successo, ma che è avvenuta al prezzo di quello che è forse il più grande "e se" della storia recente del motociclismo, un enigma che nemmeno le gloriose gesta di Fogarty, Bayliss, Edwards, Spies e Crutchlow potranno mai risolvere.

In attesa, ovviamente, del debutto di Toprak Razagatlioglu con il team Pramac-Yamaha.
 

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Paolo Scalera