Nel Gran Premio d’Austria debutterà un nuovo sistema elettronico in MotoGP: il controllo di stabilità. Tutti i costruttori saranno libero di usarlo nel fine settimana di gara e si tratta di una novità non da poco. Abbiamo chiesto a Corrado Cecchinelli, direttore della tecnologia della MotoGP, di spiegarci perché è stato deciso di introdurre questo dispositivo e come funziona.
“È semplicemente un dispositivo di sicurezza che aveva senso introdurre - la risposta dell’ingegnere - C’è stato però un evento che ci ha ispirato, parlo dell’highside di Bagnaia nel 2023 nel GP di Catalogna (quando cadde alla seconda curva e fu investito da Binder ndr), quello ha dato un accelerazione al progetto e ci ha convinto sulla sua introduzione. È un sistema complicato, quindi i tempi tecnici sono stati questi: abbiamo dovuto mettere insieme le esigenze di tutti i costruttori, poi il software è stato scritto da Marelli e provato per mesi. Inoltre non volevamo dare vantaggi a chi lo avesse provato prima”.
Quindi le Case sono state coinvolte nello sviluppo?
“È stato dato da provare ai costruttori mesi fa e poi è stato fissato il GP d’Austria come gara in cui introdurlo in assenza di controindicazioni. Ogni costruttore ha fatto le prove che credeva, con i piloti che credeva, solo nei test, non nei fine settimana di gara”.
C’è già il controllo trazione, perché aggiungere quello di stabilità?
“Sono due sistemi concettualmente diversi, anche se entrambi agiscono sullo stesso modo. Sono tutte strategie di controllo veicolo attuate tramite il motore, non non abbiamo attuatori di veicolo, come l’ABS, ad esempio. In particolare, quando le strategie decidono che sia necessaria una riduzione di coppia, il software determina la riduzione da attuare. In questo senso, il controllo di stabilità e il controllo di trazione possono richiedere nello stesso momento una riduzione di coppia, quindi si otterrebbe lo stesso effetto anche avendone solo uno. Però, sono concettualmente diversi”.
In che modo?
“La differenza fondamentale è che il traction control reagisce a quello che si chiama spin, cioè al fatto che la ruota posteriore ruoti troppo velocemente confrontata con l’anteriore. Si può vedere come un sistema che reagisce a questione attinenti al moto longitudinale. Il controllo di stabilità, invece, reagisce quando la moto si imbarda, detto tecnicamente, si intraversa, detto volgarmente. Parliamo quindi di moto trasversale. Molto spesso queste due cose avvengono insieme, ma ci sono casi in cui c’è una perdita di stabilità trasversale con valori di spin molto bassi”.
È un dispositivo esclusivamente di sicurezza o inciderà anche sulle performance?
“È un tema difficile. Secondo me, non esistono sistemi di sicurezza e sistemi di prestazione perché nelle corse prestazioni e sicurezza sono in relazione le une con l’altra. Ogni modifica consente di andare alla stessa velocità con maggiore sicurezza, ma la conseguenza è che si va più veloci. Su una moto stradale un dispositivo di sicurezza si può supporre che aumenti solo la sicurezza, ma nelle corse si va anche più veloci. Tendenzialmente sono tutti dispositivi di sicurezza, ma se agiscono meglio di un pilota esperto, allora aumentano anche le prestazioni. Arrivare in fondo a una gara invece di cadere è già un aumento di prestazione. Il controllo di stabilità è un dispositivo di sicurezza perché non aumenta la prestazione della moto ma la rallenta, però lo può fare con un tempo di reazione migliore di quella di un essere umano”.
C’è chi sostiene che c’è troppa elettronica in MotoGP, che i piloti fanno sempre meno la differenza.
“È sicuramente un tema ed è anche bello che ognuno abbia la sua opinione. Si può rispondere come in una chiacchierata al bar: chiedete ai piloti se è veramente facile guidare le MotoGP di oggi e se chiunque è in grado di farle andare forte. L’altra risposta, invece, è più tecnica: quando si dice che c’è troppa o troppo poca elettronica bisognerebbe stabilire rispetto a cosa. Per esempio, rispetto a una moto stradale noi abbiamo molta meno elettronica, l’abbiamo raffinatissima ma su funzioni meno evolute. La Formula 1 non ha il traction control, cosa che trovi su qualunque utilitaria. Io penso che abbiamo un giusto equilibrio di elettronica che mantiene il livello tecnico interessante per i costruttori e non mortifica il talento del pilota”.
Sarà obbligatorio usare il controllo di stabilità?
“No, come tutti i sistemi è disponibile nel software e può essere escluso”.
Come pensi che verrà accolto da costruttori e piloti?
“Ho avuto feedback informali positivi che mi fanno pensare che tutti proveranno a usarlo già in questo GP e non è una cosa molto comune per una novità. Non ho parlato con i piloti, ma penso che sarà accolto favorevolmente perché aumenta la sicurezza e, nel caso di problemi, si può disattivare”.