Un podio in MotoE e una doppia vittoria nel CIV Production Bike: questo è il bottino conquistato da Lorenzo Baldassarri nei primi tre appuntamenti del suo 2025. Un nuovo capitolo della carriera del pilota marchigiano, che si è attestato subito tra i grandi protagonisti del campionato elettrico e della neonata classe “low cost” del Campionato Italiano Velocità. Prima di rivederlo in azione in Austria con la Ducati V21L del team Intact GP il prossimo fine settimana, lo abbiamo intercettato per parlare di questa stagione, del suo futuro, e del suo entusiasmante esordio in una Racing Night eccezionalmente tutta in diurna.
“È stato un ottimo allenamento, ma anche una bellissima esperienza. Sono stato competitivo e avendo una moto di serie ho voluto alzare un po’ l’asticella, per provare a giocarmi la gara con i piloti della Superbike. Sapevo di potermi giocare il successo nella Production Bike perché avevo girato su dei buoni tempi già in occasione dell’allenamento con i piloti dell’Academy prima del primo Round a Misano, ma non sapevo come sarei andato rispetto a Delbianco, che quest’anno sta dominando. Invece sono stato della partita e, anche se i due jolly che ho preso in Gara 1 e in Gara 2 hanno un po’ compromesso la lotta per la vittoria, da metà gara in poi ero tra i più veloci - ci ha raccontato Lorenzo - È stato un evento figo e con una bella risonanza. Anche più di quella che ottiene la MotoE. È stato solo un peccato che non si sia potuta disputare la gara in notturna: sabato c’erano ancora più spettatori che domenica e mi ero adattato bene alla notte, benché non sia facile. Nei primi giri andavo sempre lungo, ma dopo quattro o cinque passaggi avevo preso i riferimenti, iniziavo a girare davvero forte e avevo anche messo a segno il terzo tempo assoluto”.
Come ti sei trovato a gareggiare con la Ducati V4?
“La cosa che mi preoccupava di più era la partenza, perché l’avevo provata soltanto durante un track day ad Almeria e mi avevano superato anche gli amatori. Non sapevo cosa avrei combinato a Misano, invece sono partito molto bene in entrambe le gare. La V4 si guida in maniera simile alla V2 e adesso che ho trovato il giusto binomio con la moto, devo dire che faccio anche fisicamente meno fatica a guidarla rispetto all’altra”.
Cosa ne pensi della Production Bike? In tanti la vedono come la Superbike del futuro.
“Sì, anche secondo me. Si va molto forte con queste moto e sono molto performanti. La mia era una V4 proprio standard, con i cerchi e il radiatore di serie, ma con due o tre accortezze in più si può ottenere una categoria economica e con una moto migliore di tante Superbike. Io, ad esempio, facevo il Curvone a Misano a 250 km/h in pieno senza che la moto facesse alcun movimento. Quando correvo nel Mondiale Superbike non ci arrivavo tanto più forte, ma non riuscivo a farlo in pieno dovevo alleggerire un pelo il gas. Prendendo una moto come quella con cui ho girato io e montando una gomma da tempo, o una Pirelli da gara, secondo me si raggiungerebbero dei tempi di tutto rispetto. Considerando anche che i miei li ho ottenuti con una gomma diversa dalle solite Dunlop e forse un po’ peggiore”.
Anche Pirro ha fatto molta fatica con la gomma posteriore portata a Misano.
“Sinceramente ho avuto un po’ paura quando in gara mi sono preso quei jolly, che avevo preso anche in prova, perché la moto me la gestisce il team Cecchini ma è comunque la mia moto da allenamento e se mi fossi steso avrei fatto un bel po’ di danni e avrei anche rischiato di farmi male. Non volevo fare cavolate, considerando anche che il mio focus quest’anno è sulla MotoE. Quando abbassi la visiera è sempre difficile pensare a quello che potrebbe accadere, però avevo il pallino del non dover far danni. Tanto più che Pirro è caduto proprio davanti a me in Gara 2: si è girato in Curva 6 come se fosse sull’olio. Non me l’aspettavo e anche ho rischiato di colpirlo”.
Sembra che ti rivedremo nel CIV al Mugello. Potresti riprovare lì a puntare alla vittoria assoluta.
“Sì, ho un conto in sospeso! (ride ndr.) Dovremmo essere in bolla per disputare l’ultima gara stagionale e mi piacerebbe molto, perché si tratta di un mese senza gare per la MotoE e sono tre anni che non corro al Mugello, che è una pista dove sono sempre andato forte e ho ottenuto dei podi anche in Moto2”.
A proposito di podio, cosa hai provato tornando a salirci ad Assen in MotoE?
“Tornare sul podio in un Mondiale è sempre bello ed emozionante e quando è un po’ che non lo assapori è come una prima volta. Ti godi il momento, quel respiro e quel sollievo che ti permettono di ritornare a lavorare il giorno dopo con motivazione. Perché è difficile ritrovare ogni volta la motivazione per dare il massimo sia dentro che fuori dalla pista, quando per due anni lavori, ti alleni, fai dei sacrifici e non vedi dei risultati”.
Quest’anno hai deciso di concentrarti solo sulla MotoE per non perderti come nel 2024. Sei riuscito a ritrovare un equilibrio?
“Sì. Era proprio quello che ci voleva, perché l’anno scorso era stato un po’ un casino: volevo smettere, poi sono andato nel Mondiale Supersport, ho cambiato squadra in corso d’opera perché non mi ero trovato bene e dopo di che mi sono anche fatto male. Avevo bisogno di ricaricarmi e l’ho fatto con l’elettrico, che avendo tanti momenti di stacco tra una gara e l’altra mi ha dato tempo per riflettere sul presente e sul futuro”.
Questa la vedi come una stagione di transizione o di rinascita?
“Entrambe: è stata prima una transizione e poi una rinascita, perché mi sento come nuovo sia a livello fisico che mentale e sono più pronto che mai per ogni sfida. Vedremo come sarà il futuro, ma non voglio nemmeno pensarci troppo, perché quando ottieni dei risultati alle volte ti crei delle aspettative sul futuro e ti fai dei viaggi mentali che poi ti tolgono delle energie e ti distolgono dal presente. Un po’ come mi è successo quando ero in Moto2 e quando mi stavo giocando il titolo con Evan Bros nel Mondiale Supersport”.
In cosa senti di essere cambiato e cresciuto in questi ultimi anni?
“Lo step più importante credo sia stato proprio quello di aver capito e metabolizzato il motivo per cui mi sono lasciato sfuggire i Mondiali. Adesso sarei più pronto a reagire alle difficoltà interne ma anche a quelle che magari non dipendono da me, e affronterei diversamente le cose che posso controllare, perché adesso sono più maturo sotto questo aspetto. Cercherei magari di tenere più unita la squadra, o di non chiudermi più come facevo un tempo, quando non condividevo con il team quello che stava succedendo. Ora saprei reagire molto meglio in quelle situazioni in cui magari ho commesso degli errori e ho reagito in modo sbagliato, oppure ho reagito d’istinto invece che con freddezza”.
Secondo Cecchini se la tua carriera fosse andata in maniera diversa, adesso saresti in MotoGP. Senti che ormai è un capitolo chiuso, o pensi di poter ancora avere la possibilità di arrivarci un giorno?
“Siamo in vista di tanti cambiamenti e io vorrei farmi trovare pronto, perché non vorrei essere uno di quelli che in un futuro andrà a raccontare al bar che avrebbe potuto correre in MotoGP con Francesco Bagnaia, ad esempio, perché l’ha battuto diverse volte prima che diventasse Campione del Mondo. Chissà, magari un giorno ci sarà l’opportunità, se prima riuscirò a dimostrare che sono un pilota a 360° e sono forte sia a livello tecnico che mentale. Staremo a vedere, ma se si dovesse presentare un’occasione non mi tirerò di certo indietro. Anche perché quello in MotoGP è un salto che ho sfiorato più volte. In una di queste anche la nazionalità non mi aiutato: nel team c’era già un pilota italiano, poi è venuto fuori un francese ed è stato lui a fare il salto. Ma non perché avesse vinto più di me. Alla fine, un pilota deve farsi trovare pronto, essere veloce e vincere, ma poi ci sono altre cose che devono funzionare per poter fare il salto”.
Guardando al prossimo futuro, hai già un’idea di cosa potresti fare nel 2026?
“Mi piacerebbe restare in quel paddock, ma sinceramente non lo so ancora. Se ne sta occupando il mio manager e gli ho detto che non voglio sapere nulla fino a che non c’è qualcosa di concreto che possiamo firmare. Quello di cui sono sicuro è che non voglio portare soldi per correre, perché questo è un lavoro, io sono un pilota professionista e ho un valore. Non voglio pagare per correre, ma è ovvio che se dovessi avere la possibilità di andare in Moto2 con una squadra che ha vinto il Mondiale, o in MotoGP, o in Superbike con un team ufficiale, e bisognasse trovare una soluzione economica, come ha fatto addirittura Marquez con Gresini, mi andrebbe anche bene. Però dovrebbe trattarsi di una soluzione top, non per fare numero”.


