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MotoGP, Marquez: “La storia di Doohan mi ha aiutato e tranquillizzato”

“Quando rimedi un incidente del genere devi confrontarti con tre fattori, il primo è il tempo, poi ci sono gli errori senza soluzione, infine l’aspettativa”

MotoGP: Marquez: “La storia di Doohan mi ha aiutato e tranquillizzato”

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La parola d’ordine non può che essere riscatto. Dopo il crash di Silverstone che ha coinvolto Jorge Martin, Marc Marquez arriva ad Aragon con l’intento di voltare pagina. Lo spagnolo punta a invertire la rotta dopo due cadute consecutive, di conseguenza non mancano le aspettative.

Sulla carta però il Motorland sembra essere la pista giusta da cui ripartire dopo le delusioni di Red Bull Ring e Silverstone

“Aragon è una pista che mi piace, con tante curve a sinistra, di conseguenza non dovrei andare a sollecitare troppo il gomito – ha esordito - le aspettative non possono però essere quelle dello scorso anno. Vedrò cosa succede durante il weekend, anche se dentro di me sono tranquillo e sereno. Purtroppo arrivo a questa gara dopo due gare non positive, ma comunque importanti al di là del risultato. Sia in Austria che in Gran Bretagna mi sentivo bene con la moto e riuscivo a essere veloce”

Peccato che a Silverstone la sua corsa sia terminata dopo una manciata di chilometri.
“Nei primi giri l’obiettivo è quello di ottenere la posizione migliore, anche se non è sempre così, soprattutto quando parti in seconda o terza fila o addirittura in quarta. Durante quest’anno ho guadagnato sempre diverse posizioni al via, ma perse anche tante. Di sicuro, più parti davanti, meglio è. Il problema è che stiamo faticando in qualifica e questo incide non poco in ottica gara. Quando si spengono i semafori il mio obiettivo è quello di rimanere aggrappato al gruppo di testa, perché se perdi contatto diventa poi dura”.

Tutto ciò richiede uno sforzo.
“Al via bisogna essere aggressivi e per esserlo devi lavorare molto sulle gomme, che richiedono particolare fisicità in questo caso. Ovvio che io non sono ancora al 100%, di conseguenza devo sforzare maggiormente con il corpo per essere competitivo”.   

Al tempo c’è poi il lavoro legato all’evoluzione della moto.
“Se apportiamo modifiche alla Honda è perché non siamo del tutto competitivi. Ovviamente noi stiamo lavorando per crescere, anche se alcune sono aree nuove e non ancora esplorate. Nella mia mente so come muovermi, ma non è facile poi mettere in pratica il lavoro seguendo determinate specifiche, perché magari non hai certi riscontri”.

Marquez ha in mente Mick Doohan. Come ben sappiamo, durante l’inverno Marc ha avuto modo di parlare con l’australiano, anche lui chiamato a fare i conti con un brutto incidente in passato.

“La storia di Mick mi ha aiutato e tranquillizzato, perché ci siamo confrontati a lungo su questo tema. Quando ti capita un incidente come il mio, devi fare i conti con ben tre fattori. Il primo è il fattore tempo, ovvero il tempo necessario per adattare la moto a quello che è il mio stile. In seguito c’è il fattore legato a tutti quegli errori che non sembrano avere soluzione. Magari tu pensi di avere confidenza con la moto in un determinato punto e poi finisci a terra, come già successo. Infine c’è il fattore legato alle aspettative, ovvero avere pazienza. Dentro di me vorrei essere al 100% e guidare come voglio, ma sono consapevole che le mie aspettative sono distanti dalla realtà attuale”.

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