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MotoGP, Oliveira, Fernandez, Acosta: ecco come KTM domina il mercato piloti

Gli austriaci sono riusciti a creare un percorso virtuoso che parte dalla Rookies Cup per arrivare in MotoGP e hanno il monopolio sui talenti del futuro

MotoGP: Oliveira, Fernandez, Acosta: ecco come KTM domina il mercato piloti

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Filiera, cantera, chiamatela come volete, è quel percorso che porta dai piani bassi del motociclismo all’Olimpo della MotoGP. Una strada difficile, di cui solo in pochi arrivano alla fine, ma determinante, soprattutto per i costruttori, che possono allevare in casa i propri campioni e averne così l’esclusiva (o quasi). Dirlo è semplice, ma farlo è un’altra cosa, perché richiede tempo e risorse, sia economiche che umane. Infatti l’unica a esserci riuscita è stata KTM e i risultati si vedono.

Gli austriaci sono gli unici a essere impegnati direttamente dai campionati promozionali (leggi la Rookies Cup) alla classe regina, potendo così individuare i giovani talenti e farli crescere nelle proprie squadre, passo dopo passo. Come detto, si inizia con la ‘coppa dei debuttanti’, poi ci si affida al team Ajo (con cui la collaborazione è stata recentemente rinnovata) per Moto3 e Moto2 e infine si arriva alla MotoGP, o nella squadra ufficiale o in quella junior Tech3. Il gioco è fatto.

La conseguenza è che KTM ora domina il mercato piloti presente e futuro. Non è un caso che Yamaha abbia cercato di battere la strada di Oliveira per sostituire Vinales, o che in tanti abbiano bussato alla porta di Raul Fernandez (la sorpresa dell’anno in Moto2), o che qualcuno farebbe carte false per il baby fenomeno Pedro Acosta. Sono tutti uomini in arancione e sono la punta dell’iceberg di un lavoro fatto negli ultimi anni.

La Casa austriaca ha un sistema con cui nessun altro può rivaleggiare e che potrebbe pagare ancora di più in futuro. Valentino, con la sua Academy, fa qualcosa di simile anche se in scala minore e non per niente Ducati guarda con interesse all’accordo con la VR46 anche in questo senso. Ci sono anche altre squadre, come Gresini o Aspar, che partono dai campionati nazionali per arrivare al Mondiale, ma tutti sanno che prima o poi tutti dovranno dire addio ai propri tesori, che giustamente cederanno ai richiami delle squadre ufficiali.

KTM no, lei può garantire l’intero percorso di studio (dalle elementari all’università) nello stesso box. Un po’ come era avvenuto con Honda con Dani Pedrosa, o ancora (grazie a Repsol) con Marc Marquez, ma questi erano casi isolati, mentre gli austriaci lo hanno trasformato in un metodo.

A volte, però, tutto non va nel verso giusto e Jorge Martin ha pagato una penale per tradire KTM per Ducati, probabilmente accadrà anche in futuro, ma intanto gli uomini arancio hanno una panchina lunghissima. Binder e Oliveira sono due prodotti del vivaio, Fernandez e Acosta anche, ma ci sono anche altri piloti che vogliono avere un posto in quel circolo virtuoso. Come ha fatto Remy Gardner, tanta gavetta e poi l’occasione (non sprecata) di entrare nel club.

Stando così le cose, per gli altri costruttori sono dolori. Honda è impegnata anche lei in Moto3 e nei campionati promozionali (come l’Asian Talent Cup) ma (a parte Ogura) non si sta raccogliendo molto. Yamaha avrebbe in Petronas il partner ideale, con la sua presenza in Moto2 e Moto3, ma per il momento non ci sono stati piloti da promuovere. Suzuki si è sempre mossa da battitore libero, con successo, ma chi ha preso il posto di Brivio dovrà avere lo stesso fiuto. Ducati ha VR46 e Gresini come interessanti serbatoi, ma anche una moto appetibile.

Resta il fatto che KTM gioca in un altro campo e non è sbagliato che possa dominare il mercato piloti dei prossimi anni. L’unico difetto potrebbe essere non avere abbastanza moto per tanti talenti, ma è meglio potere scegliere che non avere scelta.

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