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MotoGP, GP Austria: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Dovizioso e Marquez cancellano ogni altra cosa nello spazio di due curve, una magia divisa equamenta a metà

MotoGP: GP Austria: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Il ragazzo è bravo, si impegna ma gli manca qualcosa. Come quegli studenti che passano la notte sui libri, ma poi arriva quello furbo e simpatico che incanta classe e professori e nessuno se li fila. Invece Dovizioso è esploso, ha fatto innamorare di sé anche le malelingue, alla faccia di chi gli rimproverava di essere noioso.

Andrea dei miracoli, con due curve per cancellare anni di rospi ingoiati e sorrisi di circostanza. Andrea che manda a quel paese Marquez per poi abbracciarlo dopo l’arrivo. Andrea che guardava con gli occhi spalancati chi gli raccontava quel doppio sorpasso, ancora in trance. Andrea che ora tutti guardano come un vero pretendente al titolo.

È lui l’eroe d’Austria, insieme a Marquez, perché le belle battaglie si fanno in due, come i figli, e domenica entrambi sono stati fenomenali. Al Red Bull Ring sono successe anche tante altre cose, ma quei due le hanno cancellate con un colpo di gas e un altro sui freni.

IL BELLO – Dovizioso è l’affare dell’anno in MotoGP, con un decimo dell’ingaggio di Lorenzo ha già fatto il doppio dei suoi punti. Lo stato di forma di Andrea non si può valutare in dollari, yen o euro, in questo momento vale tanto oro quanto pesa. Neanche dopo due vittorie era riuscito a convincere tutti, con la terza ha zittito gli ultimi detrattori. Contro Marquez ha mostrato che non ha solo il cervello sviluppato, ma anche due organi sferici posizionati un po’ più in basso.

IL BRUTTO –  Fino a qualche mese fa era il sogno proibito di tanti piloti, ora è l’incubo dichiarato di due. La M1 era la moto dai tanti pregi e dei pochi difetti, ma ultimamente la proporzione si è ribaltata. In Giappone lavorano sodo tra telai e carene ma i risultati tardano ad arrivare e la moto vecchia va meglio della nuova. Rossi ha detto che l’obiettivo non è battere Zarco, ma quando non accade significa che non va tutto bene.

IL CATTIVO – Quando un collaudatore promosso a wild card fa la migliore gara dell’anno (parliamo di distacco dai primi) la festa ha sempre un retrogusto amaro. Bravo Kallio sulla KTM in Austria, ma i piloti ufficiali? Concediamo il beneficio del dubbio a Pol Espargarò che è stato costretto subito al ritiro, ma Bradley Smith ormai sembra un fantasma. La sveglia è suonata per entrambi e l’ha programmata Mika.

LA DELUSIONE – Dopo quattro podi consecutivi, una fine settimana storto per Romano Fenati. Cose che capitano, ma si pagano care quando si lotta contro Terminator Mir. Joan non fa prigionieri e ora ha un bel tesoretto da cui osservare gli avversari con comodità.

LA CONFERMA  – Il Mir della Moto2 è italiano (e un po’ brasiliano) e si chiama Franco Morbidelli. A differenza del suo sosia spagnolo, non ha lo stesso vantaggio in classifica ma l’identico numero di vittorie, 7. Poco male, altro che omen nomen, il Morbido è un duro difficile da piegare.

L’ERRORE – Un altro italiano, questa volta è Andrea Migno. Il romagnolo stava battagliando nel gruppetto giusto quando una scivolata lo ha messo fuori dai giochi. Andrà meglio la prossima volta.

LA SORPRESA  – Jaume Masia, chi è costui? Un sedicenne spagnolo che corre nel CEV e che alla sua prima occasione Mondiale (ha sostituito Darryn Binder) si è permesso di lottare in gara con i migliori della categoria e di fare il giro più veloce della gara. Facile che qualcuno gli abbia già messo gli occhi addosso per il prossimo anno.

IL SORPASSO – L’abbiamo rivisto, analizzato, gustato, esaminato e poi abbiamo ricominciato da capo. Perché l’uno-due tra Dovizioso e Marquez è una di quelle cose di cui non si è mai sazi, squisito e dolcissimo ma senza nauseare. Il migliore spot per il motociclismo, una gioia per gli occhi e lo spirito. Grazie a entrambi.

LA CURIOSITA’ – Il Dovi è entrato in un gruppo ristretto, quello dei piloti capaci di vincere 3 gare in una stagione sulla Ducati, impresa riuscita prima solo a Stoner e Capirossi. Andrea non saliva per 3 volte sul gradino del podio nello stesso anno dal 2004, quando vinse il titolo in 125.

IO L’AVEVO DETTO – Tutti convinti al sabato: “Marquez ha qualcosa in più”. Bravo Dovizioso per averci smentito.

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