Ci sono Gran Premi belli, altri emozionanti, alcuni brutti, qualcuno noioso se non soporifero, ma anche imprevedibili. Poi ci sono quelli che nessuno vorrebbe mai vedere e il GP di Barcellona è uno di quelli. Due incidenti che hanno fatto tremare piloti e appassionati. Con una consolazione: il lieto fine.
IL BELLO – Abbiamo scoperto che parlare di fratture, lesioni, operazioni a volte può essere un sollievo. Vedere alla sera le foto di Alex Marquez e Johann Zarco ammaccati ma sorridenti in un letto di ospedale è stata l’immagine più bella. Troppe volte ci dimentichiamo quanto e cosa rischino questi ragazzi. A volte li critichiamo, li sottovalutiamo, ma dovremo solamente applaudirli.
IL BRUTTO – Lo spettacolo deve continuare, una, due, anche tre volte se necessario. Tre partenze non sono il numero perfetto, sembrano un accanimento verso i piloti. Da Circus a circo il passo è breve, nell’accezione peggiore del termine s’intende.
IL CATTIVO – I piloti devono essere i protagonisti in ogni senso della MotoGP, ma devono anche essere capaci a prendersi le proprie responsabilità. Negli ultimi tempi se le stanno prendendo solo Bagnaia, Marini e Miller, gli unici che vanno in Safety Commission. I loro predecessori hanno costruito uno strumento prezioso, è rimasto una scatola vuota. Devono decidersi a riempirla.
LA DELUSIONE – A metà pomeriggio era sul podio, in serata 13°: è la parabola discendente di Mir. Il suo risultato si è sgonfiato come la sua gomma, centesimi di bar che gli hanno tolto la gloria. Per una volta che in mezzo al caos era rimasto in piedi, Joan è stato atterrato dal regolamento. Mai una gioia.
LA CONFERMA – Che per Di Giannantonio sarebbe stata una giornata fortunata lo si era capito quando si era rialzato (quasi) indenne dall’impatto con la parte anteriore della moto di Marquez. Ha vinto, cosa che non gli succedeva da tempo, lo ha fatto davanti a Valentino, suo grande capo in vista, e se lo è meritato. Fabio aveva tutto il diritto di sorridere.
L’ERRORE – Cinque cadute in tre giorni sono un ottimo ruolino di marcia, ma non sono quelli gli sbagli per cui Jorge Martin merita una ramanzina. Lo spintone ai danni dell’incolpevole Paolo Bonora al ritorno nel box è da cartellino rosso. Passi la frustrazione, passi l’adrenalina, ma bisogna dimostrarsi campioni anche fuori dalla pista.