C’è una macchia verde nel dominio rosso Ducati di questo inizio stagione. È stato infatti Garrett Gerloff a chiudere in vetta il venerdì del Mondiale Superbike a Most, precedendo, nell’ordine, le Panigale V4 R di Nicolò Bulega, Sam Lowes ed Iker Lecuona con la sua Kawasaki nelle FP2. Un risultato inaspettato per lo stesso alfiere della squadra di Manuel Puccetti, che aveva inaugurato il Round con una caduta in mattinata.
“Mi sembrava di aver fatto un buon giro e, quando ho tagliato il traguardo e ho visto un 1’30”, ho pensato: ‘spero di essere tra i primi cinque’, perché non ricordavo quale fosse esattamente il miglior tempo. Nel giro successivo, ho superato il rettilineo e ho visto sul tabellone che ero in prima posizione. Una volta rientrato nel box mi sono accertato che stessi montando una gomma da gara e non la SC0 e mi hanno confermato che lo pneumatico era quello da gara” ha raccontato a fine giornata l’americano commentando la sua prestazione nel turno pomeridiano: “Ho trovato il limite con la caduta di questa mattina? Forse sì, quantomeno in Curva 1. Non mi sentivo particolarmente comodo stamattina, ma la mia squadra ha fatto delle modifiche che mi hanno permesso di sentirmi molto più a mio agio nelle FP2 e anche la pista è migliorata: avevo più fiducia e più aderenza e questa combinazione di fattori mi ha aiutato molto”.
Calmo e felice al termine del venerdì, il 30enne non ha iniziato il weekend in modo altrettanto disteso.
“Stamattina non ero così rilassato, questo è certo. Voi giornalisti mi vedete soltanto quando le cose vanno bene - ha puntualizzato Gerloff sorridendo - Comunque, mi sento bene e, dopo Balaton, mi sembra che siamo riusciti a trovare qualcosa a livello di assetto che mi sta aiutando a sentirmi a mio agio. Stamattina non ho fatto nulla di speciale: ero nono e 8 decimi più lento. Quindi, non mi sono trovato subito davanti. Però sono contento di chiudere la giornata al primo posto. Non me lo aspettavo per niente”.
Parlando dei punti di forza e dei punti deboli della sua Ninja, Garrett ha affermato: “La frenata, per me, è senza dubbio il punto di forza della Kawasaki. Sento di poter applicare una pressione molto elevata ai freni e riesco a fermare bene la moto nella maggior parte dei casi. A volte non funziona, a volte vado largo e a volte cado, ma in generale ritengo sia migliore di tutte le altre moto quando riesco a frenare bene. A volte sento di essere un po’ limitato nel tempo sul giro dal fatto che non tutti i tracciati hanno parecchie staccate. In circuiti come questo, dove ci sono giusto un paio di frenate importanti, non mi aspettavo di essere competitivo come a Balaton. Sembra potrei essere un pochino più competitivo, ma non voglio pensarci troppo. Dobbiamo prendere le misure e capire a che punto ci troviamo”.
In crescita negli ultimi appuntamenti, il portacolori del Kawasaki Racing Team ha spiegato cosa gli ha permesso di ottenere la prima posizione nelle Libere 2 a Most, dopo aver centrato a Balaton quello che finora è il suo miglior risultato in stagione.
“Penso dipenda una combinazione di fattori: credo che la Kawasaki si trovi bene qui in alcuni punti. Faccio molta fatica nel terzo settore, che potrebbe essere un’area in cui potrei avere difficoltà in gara, ma ritengo che questa in generale sia una pista adatta alla moto e io mi trovo bene con le modifiche che abbiamo apportato all’assetto. Se guardo a Balaton, però, ho chiuso a oltre 20 secondi da Nicolò, quindi dobbiamo fare un passo alla volta”, ha osservato.
Interrogato sugli alti e bassi della sua carriera, il texano ha aggiunto: “Credo che avere le persone giuste nella squadra sia davvero importante e io ho ricevuto un grande aiuto da Les Pearson, il mio capotecnico. Lui mi conosce e mi capisce e, a quanto pare, insieme riusciamo a trovare un buon assetto con qualsiasi moto. Credo che ora l’atmosfera nella squadra sia migliorata molto rispetto all’anno scorso. Quindi, è bello vedere come cambiare una persona abbia cambiato l’atmosfera nel team: tutto sembra andare meglio ed essere più rilassato. In più, lui fa un lavoro fantastico per quanto riguarda il set-up e la gestione di tutto quanto. Anche la moto è sicuramente importante, ma le persone posso essere molto più d’aiuto in una situazione limitata”.
Cosa vorrebbe Gerloff per il futuro? “Mi piacerebbe restare nel Mondiale Superbike - ha risposto - Sto spingendo tanto per riuscirci e spero di avere l’opportunità di restare. Però, voglio ottenere dei buoni risultati. Non voglio star qui soltanto per correre, ma vorrei almeno lottare per il podio”.