Phillip Island sarà tutta in salita per Miguel Oliveira e la BMW. Undicesimo al termine di questo lunedì di test sul tracciato australiano, in cui ha pagato 1”2 di ritardo dal riferimento di Nicolò Bulega, il nuovo portacolori della Casa di Monaco di Baviera si trova infatti a dover fare i conti con una conoscenza minima della M 1000 RR. Dovuta una preparazione invernale rovinata dalla pioggia, che ha condizionato i test in Europa.
“Diciamo che oggi abbiamo svolto il primo vero giorno di test invernali ed è stato bello poter finalmente fare qualche giro sull’asciutto, senza preoccuparci delle chiazze di bagnate o di questo genere di cose. È andata come ci aspettavamo. È stata una giornata di adattamento per tornare nella giusta finestra di lavoro con la moto” ha raccontato Miguel, illustrando il lavoro svolto in giornata: “Non abbiamo apportato grandi modifiche all’assetto, ma la squadra mi ha fatto sentire più a mio agio in alcuni punti. Questo è quanto. Non c’è molto di più”.
Aver affrontato diversi cambi di moto negli ultimi anni può tornare utile ad Oliveira, pur trovandosi alle prese con un ambiente e con una moto totalmente diversi da quelli sperimentati in MotoGP?
“Sì, puoi attingere dall’esperienza e da tutti gli strumenti che hai a disposizione in termini di guida, ma li puoi usare veramente soltanto quando trovi il giusto equilibrio con la moto che hai e con le gomme. Venire in Superbike è stato probabilmente il cambiamento più grande nella mia carriera. Sapevo che sarebbe stata una sfida, ed è stato proprio così - ha osservato - Più grande del passaggio dalla Moto2 alla MotoGP? È difficile da dire, perché era un periodo diverso, però penso che sia un passo simile”.
Nonostante la sua grande esperienza, il portoghese è un debuttante in questo campionato e deve gestire delle grandi aspettative nei suoi confronti, trovandosi nella squadra Campione del Mondo.
“A me sta bene. Voglio dire, pensate che sarebbe meglio per me andare in una squadra che sta in fondo alla griglia? Sono nel posto migliore in cui potrei essere e ciò mi aiuta a crescere e ad essere veloce il prima possibile - ha commentato - Ci sono delle aspettative da parte del team e del costruttore ed è normale, ma ci sono anche da parte mia: mi aspetto il meglio da me stesso. Devo mettere insieme tutti i pezzi e richiede tempo. Sto cercando di accorciarli, ma è come se mi fossi buttato da un aereo, avessi aperto il paracadute e fossi atterrato proprio qui: nel primo Round, senza precampionato. Quindi, cosa ci si può aspettare? Sicuramente alcune difficoltà, ma sono pronto per la sfida e per affrontare queste difficoltà. Sono sicuro che, con l'esperienza della squadra, le supereremo”.
Questo è il modo migliore per spiegare a chi è a casa il secondo di ritardo che lo separa dalla vetta?
“Il modo migliore per spiegarlo a qualcuno è portarlo in Inghilterra e farlo guidare dall’altro lato della strada. È ciò che ho detto a novembre, quando ho provato la moto per la prima volta, perché è questa la sensazione che hai quando guidi un altro mezzo - ha risposto il portacolori BMW - Tutto deve venire in modo naturale, senza pensarci, e al momento sono ancora in quella fase in cui osservo e penso a cosa dovrei fare in sella. Non mi riesce tutto d’un colpo, ma mi verrà”.
Miguel è stato poi interrogato su come abbia gestito a livello mentale il fatto di arrivare al primo Round della stagione, di un campionato in cui inizialmente non voleva correre, senza aver avuto la possibilità di prendere la giusta confidenza con la moto.
“Devi prenderla come viene: non puoi guidare e cerchi soltanto di stare calmo, sapendo che arriverà il momento in cui avrai imparato la moto e sarai competitivo. È solo questione di tempo: non è questione di ‘se’, ma di ‘quando’. Come dicevo prima, sto cercando di accorciare questi tempi - ha ribadito - Credo che il cambiamento più grande (a livello di mentalità ndr.) sia avvenuto quando ho preso la decisione di venire qui e quando l’ho fatto è stato perché volevo correre e non fare test. Anche se il paddock e la moto sono diversi, volevo davvero gareggiare per una squadra e un marchio di alto livello”.
In questo difficile adattamento, partire da una pista nota come quella di Phillip Island potrebbe comunque essere un piccolo aiuto per Oliveira.
“Conoscere la pista è di grande aiuto, anche perché bisogna sommare al resto anche il fatto che devo ancora imparare tre circuiti per questa stagione. Però sì, è sicuramente meglio essere qui, riconoscere il tracciato e sapere più o meno le traiettorie - ha affermato - Non ci vorrà molto a imparare i circuiti piccoli? Però sono complicati. Balaton ad esempio è breve, ma molto complesso”.