Quartararo andrà in Honda? Quando è vicino Bagnaia a Yamaha? Alex Marquez ha deciso di passare a KTM? Acosta sarà il compagno di squadra di Marc? Nei giorni scorsi il mercato della MotoGP è entrato nel vivo e le indiscrezioni sui movimenti di mercato non sono mancate. Al centro ci sono i cosiddetti top rider, sono loro che si muoveranno per primi sulla scacchiera, poi gli altri pezzi troveranno il loro posto.
I manager delle Case, però, non si stanno muovendo solo in MotoGP ma anche in Moto2, la classe dove crescono e si fanno vedere le giovani promesse. Del resto il motomondiale negli ultimi anni ha strutturato quelle categorie come palestra e trampolino di lancio. Sono passati ormai da un pezzo i tempi in cui esistevano i campioni delle classi minori, quelli che si costruivano una carriera nelle fu 125 e 250. Ormai quelle classi servono solo ad arrivare (nel minore tempo possibile) in MotoGP.
L’ultima infornata di giovani leve, inoltre, è stata quanto mai interessante ed è logico che le Case vogliano accaparrarsi i migliori talenti. Anche perché le moto 2027 (con il cambio regolamentare) saranno meno sofisticate (con la riduzione dell’elettronica e l’abolizione degli abbassatori) e l’arrivo delle gomme Pirelli sarà un vantaggio per chi ha corso negli ultimi anni con gli pneumatici italiani.
Su tutti, spunta il nome di David Alonso. Campione del mondo in Moto3 nel 2023 (dominando la stagione), lo scorso anno ha iniziato il suo percorso in Moto2 non senza qualche difficoltà, ma nella seconda parte della stagione ha fatto vedere il suo talento. Una vittoria e 5 podi nella stagione di debutto sono stati il suo biglietto da visita. Inoltre, cosa non scontata, David ha il passaporto colombiano (pur essendo nato e cresciuto in Spagna), un un plus non da poco per una MotoGP che sta cercando di smarcarsi dalla dominazione iberica. Non è un segreto che Ducati abbia gli occhi puntati su Alonso fin da tempi non sospetti, ma sembra che il manager del colombiano abbia fatto delle richieste economiche importanti. A Borgo Panigale hanno una politica rigida sui debuttanti e gli ingaggi sono fissi e non molto altri, chi arriva deve investire sulla sua crescita, sapendo che con la Rossa le occasioni non mancano. Se David volesse veramente più soldi, l’alternativa sarebbe Honda.
C’è anche un altro nome interessante, quello di Dani Holgado. Il valenciano nel 2025 ha subito trovato il ritmo giusto in Moto2, vincendo 2 gare, salendo sul podio 5 volte e ottenendo il titolo di migliore debuttante. Dani è legato a KTM fin dall’inizio e potrebbe fare il salto nella classe regina con la Casa austriaca, completando quella strada in arancione che dalla Moto3 porta alla MotoGP come fatto, tra gli altri, da Acosta.
Questi sembrano essere i due pezzi più pregiati, ma non sono i soli. Vale la pena citare Collin Veijer. L’olandese ha anche lui debuttato in Moto2 lo scorso anno ed è salito sul podio nel penultimo GP, in Portogallo. La sua è stata una stagione in crescendo, ma soprattuto è il suo passaporto a essere interessante. Un pilota non spagnolo è sempre il benvenuto nella classe regina, sopratutto se veloce come Collin. Per lo stesso motivo, si parla anche di Senna Agius, australiano che lo scorso anno ha vinto due GP in Moto2.
Questi, al momento, sono i nomi che circolano nel paddock. Anche se altri candidati non mancherebbero. Di Manu Gonzalez si era parlato lo scorso anno, aveva anche provato l’Aprilia del team Trackhouse ad Aragon. Era rimasto però un regalo fine a se stesso, anche perché - lo sappiamo, ci ripetiamo - la MotoGP non ha bisogno di un altro spagnolo. Lo stesso sembra valere per Izan Guevara, anche lui ha già provato la MotoGP (la Yamaha del team Pramac).
E gli italiani? Anche Celestino Vietti ha avuto un assaggio di MotoGP negli scorsi mesi, salendo sulla Ducati dell’infortunato Morbidelli nei test di Valencia. Il problema è che il piemontese è al suo sesto anno in Moto2 e non è mai riuscito a fare quel cambio di passo che ci si aspettava da lui, perdendo così in passato molte occasioni per passare nella classe regina. Lo stesso si può dire per Tony Arbolino. I due azzurri potrebbero avere l’ultima occasione per fare il grande salto, ma servono risultati.
