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Razgatlioglu: la Yamaha, la MotoGP e quel 'vizio' chiamato SBK

Gli Shakedown e i test a Sepang non sono stati indolori per Toprak, che ha ancora una lunga strada davanti per trovare competitività. "Guido una moto da turismo" scherza

MotoGP: Razgatlioglu: la Yamaha, la MotoGP e quel 'vizio' chiamato SBK

Non si può dire che a Toprak Razgatlioglu non manchi il coraggio. A 29 anni ha deciso di fare il salto in MotoGP, nell’ultimo anno delle 1.000 con gomme Michelin e su una moto completamente nuova, la Yamaha M1 V4. Il turco sapeva che non sarebbe stata un’impresa facile e se ne sta accorgendo sulla propria pelle. Toprak ha conquistato immediatamente il paddock della MotoGP con il suo sorriso e la sua gentilezza, negli incontri con la stampa a Sepang non si è nascosto dietro a un dito e ha ammesso quali sono i suoi problemi. “Cambiare il mio stile di guida è difficile, ma ho bisogno di farlo” il riassunto dopo i test malesi.

Ammettere le proprie debolezze è il primo passo per migliorare e Razgatlioglu, guardando i suoi tempi, non ha nascosto la sua delusione: “sono un po’ demotivato, speravo di scendere a un minuto e 57” ha dichiarato. Gli sono mancati 3 decimi abbondanti per riuscirci. Nell’ultimo giorno di test a Sepang ha fatto segnare il suo miglior tempo in 1’58”326, distante quasi due secondi da miglior tempo di Alex Marquez.

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Per un tre volte campione del mondo, vedere il proprio nome nei bassifondi della classifica è un boccone molto amaro da digerire, ma sarebbe stato difficile pensare che non sarebbe successo. Il talento non manca a Toprak, ma ha bisogno di tempo per togliersi tutti quei ‘vizi’ che si porta dietro dopo anni e anni passati fra le derivate di serie. Se, inoltre, si considera che i distacchi in MotoGP nelle ultime stagioni sono sempre più risicati, tutti i nodi vengono al pettine. 

Al termine dell’ultima giornata di test a Sepang - in cui non tutti i piloti si sono impegnati al 100% nel time attack - i primi 11 erano in poco più di 9 decimi e nei Gran Premi la situazione è destinata a peggiorare. Per stare lì davanti servono una moto competitiva ed esperienza, due cose che per il momento Razgatlioglu non ha.

La M1 V4 è un cantiere aperto, una moto ancora in stadio prototipale. In Malesia i piloti di Iwata hanno dovuto trovare la base da cui partire, districandosi fra molte parti da provare e approvare, se non bocciare. Anche il nuovo motore non è ancora all’altezza della migliore concorrenza. Tutto questo non rende facile la vita a un debuttante.

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Inoltre, Toprak sta usando un assetto troppo simile a quello a cui era abituato in SBK. “La mia M1 sembra una moto da turismo” scherzava. Non serviva un occhio troppo esperto per accorgersene: tutti i piloti usano manubri molto bassi, quello del turco era altissimo. “Mi aiuta in frenata” spiegava, ma si era anche accorto che lo limitava in altre aree. In rettilineo la sua posizione non era aerodinamicamente la migliore e i semimanubri in quella posizione non sono un vantaggio nemmeno in curva, impedendo di sporgersi con il corpo dalla moto durante la piega, come richiede lo stile di guida delle MotoGP. Nei primi giorni, inoltre, la sella era in una posizione talmente anomala che gli ingegneri avevano dovuto togliere tutte le appendici aerodinamiche, altrimenti la moto sarebbe stato fuori dai limiti di altezza previsti dal regolamento.

Il risultato è che Razgatlioglu frena forte (sua qualità anche in SBK), ma non riesce a portare velocità in curva, cosa che le MotoGP esigono. Quando poi cerca il giro secco, le cose peggiorano, perché tornano quegli automatismi che si porta dietro dalle derivate di serie. Così si irrigidisce in sella e il cronometro piange. Come se non bastasse, non conosce le Michelin che hanno caratteristiche antitetiche rispetto alle Pirelli, soprattutto per quanto riguarda la gomma posteriore. 

Non c’è nulla di strano, si tratta di un normale processo di adattamento, che richiede tempo. Il problema è che Toprak è abituato a vincere e non è facile per lui ritrovarsi in quella posizione. Ne abbiamo parlato con Gino Borsoi, team manager di Pramac: “al di là dei distacchi, che non ci interessano in questo momento, ogni volta che entra in pista capisce qualcosa di nuovo. Ci vuole tempo, stiamo andando nella direzione giusta. Ha talento, bisogna solo pulirlo”.

La squadra è uno dei vantaggi per Toprak. Pramac ha grandissima esperienza, è fra i migliori - se non il migliore - team satellite e Alberto ‘Pigiamino’ Giribuola, il capotecnico del turno, è uno dei tecnici più apprezzati del paddock. L’unica cosa che non serve a Razgatlioglu in questo momento è la fretta. Se sono rose fioriranno, ma difficile che succederà prima dell’estate. 

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Matteo Aglio