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Honda e Yamaha si sono stufate di perdere: il piano d'attacco per il 2027

Le due sorelle giapponesi si sono rivoluzionate e voglio essere pronte per la nuova era della MotoGP. HRC aggressiva sul mercato, a Iwata puntano tutto sul V4

MotoGP: Honda e Yamaha si sono stufate di perdere: il piano d'attacco per il 2027

C’è chi dice che in MotoGP il vento sta cambiando, che i giapponesi si sono stufati di perdere e vogliono dimostrare tutta la loro forza nel 2027, complice il cambio regolamentare. Sono pochi anni fa, nessuno si sarebbe aspettato di vedere interpretare a Honda e Yamaha il ruolo delle Cenerentole in MotoGP, eppure è quello che è successo. Nel 2025 le due sorelle sono state il fanalino di coda nella classifica costruttori: Honda ha racimolato 285 punti, Yamaha 247. Ducati ha chiuso il campionato con 768, Aprilia con 418, KTM (nell’uragano della crisi finanziaria) con 372.

Oltre al danno la beffa, perché le concessioni, nate per aiutare i piccoli costruttori europei in passato, sono state la stampella di appoggio dei giganti del Sol Levante. Honda, solo all’ultima gara, è riuscita a togliersi da quella situazione.

I risultati degli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti. Il team ufficiale HRC non vince una gara da quando è andato via Marc Marquez e a Tokyo hanno dovuto affidarsi a LCR per vedere la propria moto sul gradino più alto del podio. L’ultima vittoria di Yamaha risale al 2022, grazie a Quartararo al Sachsenring. Bisogna andare a guardare sulle statistiche per ricordarselo.

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È innegabile che i giapponesi non siano stati al passo con gli europei, che hanno reparti corse più piccoli, ma anche più reattivi, con meno soldi e più fantasia. Non è un caso se sono stati loro (Ducati e Aprilia) a innovare negli ultimi anni: con gli abbassatori e l’aerodinamica a ‘effetto suolo’, solo per citare due esempi.

Honda e Yamaha si sono accorte tardi di stare perdendo terreno, ma poi sono corse ai ripari. Hanno capito se che se non puoi sconfiggere il tuo nemico… devi fartelo amico. Romano Albesiano e Max Bartolini come direttori tecnici di Honda e Yamaha sono sola la punta dell’iceberg. I giapponesi sono stati abbastanza umili e intelligenti da accorgersi che avevano bisogno di un altro modo di pensare, di lavorare.

I risultati si stanno vedendo. Honda ha perso le concessioni, Yamaha è nel bel mezzo di una rivoluzione tecnica che l’ha portata ad abbandonare lo storico 4 cilindri in linea. Paolo Pavesio - con comprensibile orgoglio - sottolineava come a fine novembre nei test di Valencia avessero solo due M1 V4, mentre in Malesia, appena due mesi più tardi, fossero ben 10. Aleix Espargarò ha fatto segnare il miglior tempo negli Shakedown con la RC213V, ma soprattutto HRC ha provato a lungo a Sepang nelle scorse settimane, come rivelano i ben informati.

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Questo non significa che le due Case giapponesi siano pronte a giocarsi il titolo nel 2026. A Honda manca un vero top rider, a Yamaha una moto. Nel 2027, però, entrambe potrebbero avere superato i loro limiti.

Anche nelle corse i soldi contano e alle due sorelle. Infatti, Honda sta usando questa sua arma sul mercato. Avrebbe voluto riportare in squadra Marquez e affiancargli Acosta, Ducati le ha rotto le uova nel paniere, ma non si è arresa. Anzi, ha rilanciato. Quartararo dovrebbe essere con loro e hanno fatto offerte a praticamente tutti i top rider, Bezzecchi compreso. Anche Yamaha non è stata a guardare, Martin dovrebbe andare da loro. E non è finita, perché manca Bagnaia, che fa gola a entrambe. 

È chiaro che per Honda e Yamaha il tempo di giocare in difesa è finito e stanno andando all’attacco. Sulla nuova MotoGP dovrà sventolare la bandiera giapponese. Perdere non piace a nessuno.

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Matteo Aglio