Ricominciare tutto da capo. Sarà questo questo ciò che farà Riccardo Rossi nel 2026, quando ripartirà dal Mondiale Supersport dopo sette stagioni in Moto3. Un settennio di alti e bassi in cui il 23enne ligure non è riuscito a concretizzare quella velocità che gli ha permesso di bruciare le tappe da ragazzino e che è certo di poter esprimere in sella alla Ducati V2 del team Renzi Corse, con cui affronterà la nuova avventura che lo attende tra le derivate di serie. Un capitolo tutto da scrivere, con tanta voglia di dimostrare il suo valore e di lasciarsi alle spalle, senza rimpianti, tutto ciò che sarebbe potuto essere in Moto3 e che non è stato. Anche a causa dell’abbandono del team PrüstelGP a fine 2023 e dell’infortunio che lo ha condizionato in questa sua ultima stagione e mezza nella categoria.
“Ho ripreso ad allenarmi in motocross e trial. Sono ancora molto concentrato sul ginocchio, però va già meglio - ci ha raccontato Riccardo alla vigilia delle festività natalizie - È stato un infortunio ‘menoso’, perché dopo essermi fatto male, nel 2024, ho continuato a correre. La mia idea era quella di non operare il legamento crociato. Ma il ginocchio soffriva e faceva male quando lo sforzavo in allenamento o in gara, così ho deciso di operarmi a fine anno, in vista del 2025. Per un recupero fatto bene servono 6 o 7 mesi, ma ho dovuto accelerare i tempi per essere pronto per i primi test a fine gennaio e verso fine anno sentivo la mancanza di quella parte di fisioterapia e di recupero che non avevo fatto. Perciò ho deciso di fermarmi un po’ prima, per preparare meglio la prossima stagione. Finire così non è mai bello, specialmente se l’anno seguente cambi tutto, ma non aveva molto senso continuare a gareggiare sentendo dolore. Ne ho parlato anche con Mirko Cecchini, il team manager di Snipers, ed eravamo tutti d’accordo. Era la cosa migliore per tutti”.
Con che spirito guardi verso questo nuovo capitolo che ti attende in Supersport?
“Parto con tanta voglia di rilanciarmi. In Moto3 il potenziale c’era, ma ho sempre avuto molti alti e molti bassi. È un po’ questo il dispiacere, perché avevo sicuramente la velocità, ma mi è mancato saperla gestire tutto l’anno. La Supersport sarà una bella opportunità di rilancio. Anche perché la moto sarà più grande e il mio peso conterà meno. Negli ultimi anni in Moto3 stavo iniziando a faticare con la mia statura. Adesso stanno arrivando tutti questi bambini, piccolini e che pesano poco, che sul dritto ti danno tre o quattro decimi di distacco, che poi fai fatica a colmare”.
Cosa ti ha impedito di essere più costante?
“È molto complicato. La mia esperienza in Moto3 è stata in crescita fino a quando mi sono trovato a scegliere se restare per il terzo anno con il team di Simoncelli, oppure firmare, come avevo fatto, con CFMoto e PrüstelGP. Quando sono arrivato all’ultima gara del 2023 a Valencia, ho saputo da Artigas che la squadra avrebbe chiuso e mi sono ritrovato dall’avere un contratto ufficiale a restare senza squadra. Quando entri nel Mondiale, migliori di anno in anno, e arrivi a firmare un contratto ufficiale, sei carichissimo. E quando quella porta si è chiusa di colpo ho fatto fatica, perché quello per me sarebbe stato l’anno decisivo: quello in cui mettere tutto insieme, raccogliere il seminato, e vedere cosa avevamo veramente in mano. È stato un peccato e mi sono un po’ demoralizzato quando è finita come è finita. È difficile ripartire quando perdi ciò per cui avevi lavorato e, anche se poi ho avuto la fortuna di riuscire a correre con CIP, ci sono rimasto male. Questo è un po’ quello che è successo nel 2024. Quest’anno, invece, ero partito bello carico, ma il problema è stato quello di aver affrettato i tempi con il ginocchio. Quando carichi troppo il fisico, la fattura, alla fine, arriva sempre”.
Cosa ti resta di questi sette anni in Moto3?
“Ho imparato sicuramente tanto. Avrei potuto senza ombra di dubbio raccogliere di più, ma se c’è una cosa che ho imparato è che non bisogna mai stare a pensare a quello che sarebbe potuto essere. Quel che è fatto è fatto e quello che mi porto dietro sono tanta esperienza e le tante lezioni che ho imparato. Quello che mi ha insegnato questa esperienza è che la vita non è facile e che tutti facciamo degli errori. Ma la differenza, secondo me, sta in chi si riprende meglio e più velocemente. Non è che per essere al top non puoi sbagliare o non puoi divertirti, ma devi sapere dove sei e che devi fare dei compromessi. Il prossimo anno cercherò di non ripetere tutto quello che ho sbagliato”.
Tra le persone da cui penso tu abbia imparato molto c’è Paolo Simoncelli. Ha sempre creduto tanto in te ed è proprio con lui che hai disputato le tue migliori stagioni nel Mondiale.
“Ho iniziato con lui quando ero piccolo. Abbiamo corso insieme nel CIV PreMoto3 125 2T nel 2015 e da bambino ero uguale a suo figlio: riccio e con tanti capelli. Ho sempre avuto un legame molto forte e molto bello con Paolo, ci vogliamo molto bene, e in quei due anni con lui in Moto3 mi sono davvero divertito e sono cresciuto molto. Sento di aver fatto un bel passo avanti insieme a lui, a Marco Grana e a tutta la squadra e di essere migliorato tanto. Paolo credeva moltissimo in me. Infatti, era incazzato nero quando gli avevo detto che non sarei rimasto per il terzo anno: mi aveva mandato affanculo dieci volte! (Ride ndr.). A volte la vita ti porta a fare delle scelte che ti segnano, sia nel bene che nel male. Quando gli avevo detto che mi si era presentata l’opportunità di andare in un team ufficiale, che mi pagava già qualcosina, lui mi aveva detto: ‘Vedrai che non è la scelta giusta’. Poi il team aveva chiuso e aveva aggiunto: ‘Vedi? Te l’avevo detto!’ (Ride). Ovviamente, non avrei mai firmato con loro se avessi saputo che la squadra avrebbe chiuso. È stata tutta sfortuna”.
Anche Fausto Gresini ha avuto un ruolo molto importante nel tuo percorso.
“Assolutamente, ma quello che avevo con Fausto era un rapporto diverso da quello con Paolo. Lui e mio padre erano migliori amici e io e la mia famiglia andavamo sempre a casa sua. È stato lui a insegnarmi a pescare e nei weekend ero sempre a casa sua, perché passavo da Imola per andare da Genova a Riccione ad allenarmi. Mi fermavo da lui a mangiare e a dormire tutti i venerdì sera e a volte tornavo lì anche la domenica a pranzo”.
È stato proprio Fausto a portarti nel Mondiale nel 2019. Eri pronto per quello che ti aspettava?
“Fausto ha spinto per farmi salire, ma io non volevo andare così veloce. Il problema è stato che avevo fatto un test privato con lui nel 2016 ed ero andato fortissimo. Ma ero piccolino e a quell’età guidi per istinto, non pensi alle cose. In quell’anno ero arrivato 2° nel Campionato Italiano PreMoto3 e, dopo quel test, mi aveva detto: ‘Vai al CEV, fai due anni, e poi andiamo al Mondiale’. Nel primo anno nel CEV avevo fatto davvero fatica con la KTM del team Laglisse, perché era molto distante dalla Honda del test con Fausto. L’anno successivo era andato molto meglio e ce ne sarebbe voluto un terzo per raggruppare tutto prima di andare al Mondiale. Fausto però mi aveva presentato quell’opportunità e non potevo non provare. Forse è stato un po’ prematuro e sarebbe stato meglio fare un anno in più nel CEV. Ma i se e i ma non servono a nulla ed è stata comunque un’esperienza bellissima”.
È stato difficile gestire tutta la pressione che c’era su di te?
“Diciamo che la pressione sei tu a mettertela o a non mettertela, ma non è una domanda da fare a me, perché io la pressione non so gestirla molto bene. Parto senza pressione, ma la metto appena arriva il risultato e poi faccio fatica a gestirla. Nel 2023 c’era più pressione su di me dopo il primo posto con record che avevo ottenuto nei test. Arrivati alla prima gara mi aspettavo di essere primo e ricordo che ero incazzato nero dopo i primi turni di prove, perché ero sesto o settimo ed ero anche caduto nelle FP2. È lì devi saper gestire la pressione. Devi saper fare bene, perché la gente se lo aspetta, mentre io avevo fatto davvero fatica. Quest’anno nessuno si aspettava che andassi forte in Qatar, viste le condizioni della mia gamba, e sono andato bene. Ma dopo il Qatar ci aspettavamo tutti un bel risultato e ho fatto fatica. La pressione arriva quando vai forte e ti aspetti di fare il risultato ed è lì che poi commetti un errore”.
In Supersport potrai partire in maniera un po’ più rilassata, visto che sarà tutto nuovo per te.
“La Moto3 è una moto completamente diversa da tutte le altre moto al mondo: Moto2 e Supersport sono abbastanza simili e anche tra la Moto2 e la MotoGP c’è più similitudine che tra la Moto2 e la Moto3. Quindi, arrivando da sette anni in Moto3, non arrivo in Supersport per vincere. Ma l’obiettivo, ovviamente, è quello di fare bene. Il team e la moto vanno forte e anch’io mi reputo un pilota che va forte. Quindi dovrò imparare, ma dando anche del gas”.
Come mai hai deciso di cambiare completamente strada, anziché puntare sull’Europeo Moto2 che avevi saggiato ad Aragon?
“Ad Aragon ho disputato solo le prove perché mi avevano offerto una Moto2 ed ero interessato a provarla, visto che avevo sempre corso in Moto3. Da lì ci siamo mossi guardando verso la Moto2 e la Supersport e questa era sicuramente l’opzione migliore per me: si tratta di un buon team e ho un ottimo rapporto con Stefano Renzi, che è una bravissima persona. Mi è piaciuto appena l’ho conosciuto, così come il progetto. Poi la moto è molto competitiva. È molto bella, molto grande e molto veloce. È anche molto diversa e pesante, visto che passerò da una moto che pesava 80kg a una che ne pesa 180. La strada migliore era cominciare da qui, vedere com’è la categoria e cosa si può fare. Sono convinto che potremo fare molto bene insieme”.


