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Non solo VR46, Marquez e la crescita dei giovani talenti: una Academy all'orizzonte

La Vertical, società di managment dei fratelli Marquez, gestisce per ora un solo pilota: Maximo Quiles. Ma quest'anno Alex e Marc si sono più volte allenati con altri giovani talenti. Che si stia preparando una svolta all'interno del progetto? 

MotoGP: Non solo VR46, Marquez e la crescita dei giovani talenti: una Academy all'orizzonte

Un box spoglio, i muri in bianco intonaco e vernice blu liberi di mostrarsi scrostati qua e là, le stradali in scarpe slick sui cavalletti, tute da allenamento, anche sbucciate, qualche sedia pieghevole da campeggio messa in fila o a semicerchio e un gruppetto di piloti a poggiarcisi su. Il capo tribù è uno dei piloti più vincenti della storia del motociclismo, gli altri 3 o 4 sono tutti più in erba, ma in mezzo a quel grappolo di volti stirati, privi di grinze, la sua presenza sembra non avere la pretesa di emanare alcun senso d’autorità. Davanti a questa immagine c’è chi ha immediatamente pensato a Valentino Rossi in un pomeriggio al Mugello, a Misano, a Misanino, al Jeepers, a Pomposa, al Ranch, impegnato con la cricca dell’Academy, e chi invece mente.

Ad ogni modo, ne resterà deluso quel tale che d’intuito ha puntato secco sul 46 giallo, perché nella realtà troverà un 93, da quest’anno “todo rojo. Sì, perché è oramai dalla pretemporada del 2024-2025 che trovare Marc Marquez a girare sulle piste spagnole in compagnia dei giovani talenti spagnoli, chi emergente e chi meno, è diventato un evento alquanto consueto. Molto consueta s’è fatta anche la location. L’Aspar Circuit, struttura legata alla figura dell’ex pilota e attuale team manager Jorge “Aspar” Martinez, ci ha messo ben poco a farsi centro nevralgico del movimento motociclistico iberico. Tanto che spulciando sui canali social durante la stagione appena conclusa è stato più volte possibile vedere contemporaneamente in azione sul circuito valenciano i fratelli Marquez, Jorge Martin, Fermin Aldeguer, Pedro Acosta, Alex Rins, Joan Mir e andando oltre i confini spagnoli, anche Fabio Quartararo e Jack Miller, solo per elencare la rosa della classe regina.

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Tra gli sbarbati, ce n’è uno che è stato ufficialmente preso sotto l’ala dei Marquez. Parliamo, come risaputo, di Maximo Quiles, che quest’anno ha concluso come rookie of the year la sua stagione d’esordio nel mondiale, piazzandosi terzo in Campionato con la KTM del team Aspar. “Lo aiutiamo e gli diamo consigli da tre anni – ha dichiarato Marc Marquez in una recente intervista concessa a Speedweek – il talento c’è e anche l’etica del lavoro. È cresciuto tanto sotto questo aspetto. Noi abbiamo cercato di insegnargli la disciplina necessaria per essere un atleta. Ora deve solo rimanere con i piedi per terra e continuare il suo lavoro fino a far esplodere il vero potenziale”. Secondo Marquez, solo i 16 anni di Maximo, troppi pochi a febbraio per schierarsi dalla prima gara del Mondiale, hanno impedito al suo pupillo di conquistare l’iride al debutto: “Credo abbia disputato una stagione incredibile. Ha perso le prime gare per il limite d’età, poi si è infortunato, e nonostante tutto ha lottato per il titolo di vicecampione e ha chiuso con il maggior numero di podi fra i debuttanti. Se avesse corso dalla prima gara si sarebbe giocato il Mondiale”. Da sottolineare che nessun rookie aveva mai raccolto in Moto3 tanti podi (9) e punti (274) quanti ne ha raccolti Quiles in questa stagione. Numeri persino superiori a quelli di due crack come Pedro Acosta (245 punti, 8 podi) e David Alonso (259, 8 podi).

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Maximo Quiles è stato il primo talento voluto e gestito dalla Vertical, vale a dire la società di management fondata nel 2022 dai fratelli Marquez e dal manager Jaime Martinez allo scopo di supportare giovani sportivi, creator e artisti spagnoli e non solo, offrendo servizi che spaziano dalla gestione dell’immagine alla comunicazione, dalla recluta di sponsor alla consulenza legale e finanziaria.

Gli ottimi risultati del cavallino murciano, che oltre ai 9 podi nel 2025 ha vinto al Mugello, al Balaton Park e a Portimao, potrebbero portare Marc, Alex e Martinez ad incrementare l’impegno della società proprio nel settore delle due ruote. Già quest’anno, come detto in apertura, i fratelli Marquez si sono allenati sempre più frequentemente anche con altri giovani piloti come Diogo Moreira (che a Valencia ha vinto il titolo della Moto2) e David Alonso (Campione della Moto3 nel 2023, anche lui, come Quiles, sotto i colori di Aspar nella classe di mezzo). Non è allora del tutto scellerato pensare che nella mente dei due Marquez stia iniziando a frullare l’idea di attrezzarsi per tirare in piedi qualcosa di più strutturato, come potrebbe ad esempio essere una sorta di “accademia” (dubitiamo che il nome potrà essere questo…) magari supportata dalla federazione spagnola.  

Senza doverci per forza impelagare nei soliti paragoni fra Marquez e Rossi, più che il tema dell’eredità da lasciare ai posteri, è semplicemente evidente come il #93, assieme al fratello, abbia compreso per esperienza diretta che allenarsi in comunità, con altri piloti giovani e affamati aiuti a vincere, che è l’unica cosa che conta per un atleta in attività. Che per non smettere mai di dare la caccia all’ultimo centesimo da limare, bisogna rubare dappertutto, anche da quelli che sono lì per rubare i segreti a te. Che se ti esponi al rischio di insegnare, finisce che molto spesso ne trai il vantaggio di imparare. Che per tenere alto il livello di competitività bisogna passare da un confronto serrato e stimolante con le energie dei più giovani, con il talento di quelli che emergono e che magari sono più bravi a fare qualcosa in cui ci si è convinti di essere i migliori. L’isolamento può comportare stasi, ristagno, la sfida, invece, se perpetua, accende i sensi, eccita la vita, tiene svegli, vigili, aperti nel comprendere dove c’è margine per apprendere e crescere ancora. Anche se hai vinto 9 mondiali e ti chiami Marc Marquez.

 

 

 

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Gianluigi Mazza