Il titolo non sarà arrivato, ma di certo questa è stata la stagione della consacrazione di Nicolò Bulega. Ducati lo ha messo al centro del progetto in Superbike e per poco non ha portato a casa il Mondiale. Come se non bastasse, nel 2027 i suoi impegni raddoppieranno, perché lo vedremo anche nelle vesti di collaudatore sul fronte della MotoGP.
Quella MotoGP che Nicolò potrebbe guidare in occasione degli ultimi due round, ovvero Portimao e Valencia, dove sarà chiamato a raccogliere il testimone di Marc Marquez. Di questo e molto altro ne abbiamo parlato con Alberto Martinelli, che insieme all’agenzia Neox Management cura gli interessi del pilota Aruba.
Una lunga chiacchierata quella condivisa con il manager lombardo, toccando diversi temi tra passato, presente e futuro del suo assistito.
“Personalmente sono molto orgoglioso di questo Campionato disputato da Nicolò – ci ha detto - lui ha dimostrato il valore e il talento che possiede. Al tempo stesso brucia aver perso il Campionato perché tra Assen, Misano e Balaton abbiamo lasciato dei punti pesanti per strada. Bulega però è stato l’unico a tenere testa a Toprak e a mio avviso Nicolò è un fenomeno tanto quanto Razgatlioglu”.
Possiamo dire che in questo 2025, anche senza titolo, Nicolò ha chiuso il suo cerchio?
“Direi di sì! Reggere in questo modo la pressione di un Mondiale, sfidando un campione come Toprak, senza mai andare oltre il limite, non è cosa da poco. Il peggior risultato di Bulega è stato un secondo posto e questo conferma il suo potenziale. Per me lui ha dimostrato di avere la capacità e la lucidità di gestire la stagione e queste sono le caratteristiche che hanno solo i grandi campioni”.
Alla fine Valentino Rossi non si sbagliò quando decise di puntare su di lui…
“Assolutamente no! Valentino è un fuoriclasse e il suo occhio è sempre stato ineccepibile, infatti fu tra i primi a credere nel talento di Nicolò. Secondo me abbiamo recuperato un campione, che oggi ha la luce negli occhi. Mi ricordo infatti il periodo in cui era triste, demotivato mentre ora è luminoso. In questi anni lui è cresciuto anche da lato umano, diventando un uomo senza avere troppe distrazioni nella testa”.
Cosa gli hai detto dopo la vittoria del titolo di Toprak?
“Io gli ho detto una sola cosa: capisco l’amarezza, ma vedrai che passerà. Lui deve essere orgoglioso di ciò che ha fatto, soprattutto per la sua capacità di arrivare al limite senza mai andare oltre. Alla fine la linea di confine tra essere fenomeno e andare in terra è molto sottile, ma lui non l’ha mai oltrepassata”.
Alberto, in tutto ciò si parla anche della sostituzione di Marquez a Portimao e Valencia. Cosa ne pensi?
“Non nego che vivo questo momento con grande tensione. Alla fine correre in MotoGP su quella Ducati è il traguardo di una vita, dato che in questo momento non puoi ambire a più di quello. Il fatto è che lui non conosce la GP25 e farebbe il proprio esordio in condizioni non del tutto ottimali. Tutto ciò mi crea angoscia, perché non c’è stato un percorso di avvicinamento come inizialmente avevamo pensato. Da una parte mi domando: ci stupirà? Dall’altra invece non nego di avere un po’ di timore perché innanzitutto guida una moto con le Michelin, gomme mai utilizzate. Inoltre ci sono gli abbassatori, i freni in carbonio. Di certo tutti sono curiosi di vedere quello che accadrà. Diciamo che c’è un mix tra l’attesa e il fatto che Nicolò non possa realmente mostrare il suo vero potenziale”.
Oltre a Nicolò, sappiamo che la vostra agenzia Neox cura gli interessi di altri grandi campioni, come ad esempio Cairoli. Cosa c’è in comune tra Nicolò e Tony?
“Secondo me tra loro ci sono diversi aspetti in comune. Il primo è la capacità di gestire la pressione in gara, ovvero entrare nella dimensione in cui devi gestire una volta che indossi il casco. La seconda e la visione di gara, che consiste nel capire quando è il momento di accontentarsi e al tempo stesso attaccare. Il terzo aspetto è il fatto di capire quale sia il limite senza andare oltre col rischio di infortunarsi. Guardate ad esempio Herlings, che si è fatto male diverse volte, buttando via 3-4 mondiali”.
Prima hai sottolineato la luce ritrovata negli occhi di Nicolò…
“Esatto! Vorrei che Bulega possa trasmettere quella luce anche ad altri piloti che stanno vivendo un momento difficile della loro vita. Nicolò ha affrontato tanti momenti complicati, sembrava perso, però oggi ha dimostrato il suo valore e vorrei che fosse uno stimolo anche per tutti gli altri”.
Ripercorrendo la stagione di Bulega, balza alla mente Assen e l’incidente di Misano, così come l’errore della gomma a Balaton…
“Per me, quello con Bassani, rimarrà un incidente di gara e di certo non è per quanto accaduto a Misano che Bulega ha perso il Mondiale. Anche Nicolò ha sbagliato a Jerez facendo un ingresso aggressivo su Toprak nella Superpole Race, infatti io non voglio mai difendere nessuno per partito preso. Bulega ha fatto quella manovra nella Sprint e la direzione gara lo ha punito per la manovra. Quanto accaduto può succedere a tutti, dato che stiamo facendo le corse e ci si gioca la vita. Vorrei però aggiungere una cosa”.
Certo!
“Io sono una persona aggregativa, a cui piace includere le persone. Detto ciò mi piacerebbe che Bassani e Bulega si ritrovassero insieme al bar davanti a una birra. E mi piacerebbe che ci fosse anche Alberto Vergani, che è un amico verso cui c’è ammirazione reciproca. E se vogliono, anche le rispettive fidanzate di Axel e Nicolò sono ben invitate. Dico così perché nutro stima e rispetto verso Bassani nonostante le corse siano competizione”.
Alberto, conoscendo Axel e Nicolò, mi sa che al bar vi ritroverete solo te e Vergani…
“Ahahahahahahahhhah, bella questa (sorride). Di certo non mi vedo Toprak e Bulega che vanno in barca assieme, perché alla fine è difficile essere amico con un rivale con cui lotti in pista tutti i weekend. È giusto però che ci sia la competitività e al tempo stesso del rispetto reciproco”